AIla fine di gennaio Roma è senza Papa. Il gennaio del 1849, ovviamente. Eppure qualche mese prima c’era stato persino chi pensava che sarebbe diventato re d’Italia o qualcosa del genere. In fondo era l’unico monarca eletto. Magari non proprio dal popolo, ma almeno era uno che non saliva sul trono solo perché l’aveva liberato il padre. Perché il tro­no è un po’ come il gabinetto nelle no­stre case private: appena si alza papà, può sedercisi il figlio. E perché qualcuno aveva pensato a Pio IX per unificare l’Italia? Perché ave­va dato uno straccio di costituzione ai romani e perché l’Italia è cattolica e lui era il naturale amministratore delegato.In tutta Europa c’era stato lo stes­so rivolgimento. Quello del 1848 che ancora oggi si cita per dire che è suc­cesso un macello, un quarantotto. Ma nel mezzo di quella rivoluzione Pio IX non se l’è sentita di fare il ca­popopolo e se n’è scappato a Gaeta. È scappato a novembre e due mesi dopo a Roma s’è votato col suffragio uni­versale (maschile) e si è proclamata la repubblica. Si è aperto il cancello del ghetto e abolita la pena di morte, si è tolto il monopolio del pane e del sale, si è vaccinato contro il vaiolo, votato per la laicità dello Stato, la scuola pubblica e il matrimonio civile, si sono nazionalizzati i beni del clero e distri­buite le terre ai braccianti.

Oggi l’Italia è un Paese governato da vecchi. I giovani sono precari o ballano in tanga a bordo piscina, ma in quel gennaio i padri della patria che oggi vediamo scolpiti sui mezzi busti di marmo avevano l’età dei ni­poti dei padroni di oggi. Carlo Pisacane e Felice Orsini tren­t’anni, Anita 27, Luciano Manara 24, Goffredo Mameli e Colomba Antoniet­ti 22, i fratelli Dandolo ce n’avevano 22 e 19, mentre Emilio Morosini appena diciotto. Sulle barricate c’è pure Lo­renzo Brunetti figlio di Ciceruacchio, di tredici anni. Garibaldi e Mazzini erano tra i più vecchi e avevano solo quarant’anni. Poi s’è fatto un passo indietro. I Savoia ha perso la guerra, il Borbone ha sparato sul popolo (tanto che fu chiamato «re bomba»), i francesi hanno riconsegnato Roma al Papa, gli austriaci hanno riportato Leopol­do a Firenze e i rivoluzionari sono morti o invecchiati. Peccato. Se avessimo avuto quel Ri­sorgimento avremmo risparmiato cen­t’anni. Perché c’è voluto un altro secolo per tornare alla repubblica.

Allora io festeggio oggi il complean­no di quell’Italia: i 162 anni della Re­pubblica Romana. 


Ascanio Celestini     Venerdì di Repubblica   28 gennaio 2011

 

 vedi: 12 gennaio 2011. La Repubblica in un teatro

6 marzo 2011. Una Repubblica e l’Italia in un albergo.

 

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