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Il 12 aprile del 1959 muore dopo una breve malattia a Bozzolo (Mantova) PRIMO MAZZOLARI (69 anni) presbitero, scrittore e Partigiano.

 

Vedi:  La tromba dello Spirito Santo: don PRIMO MAZZOLARI


Il 12 aprile del 1959 muore dopo una breve malattia a Bozzolo (Mantova) PRIMO MAZZOLARI (69 anni) presbitero, scrittore e Partigiano.

Nato a Cremona da una famiglia contadina fin da giovane matura alcune idee sulla Chiesa e sulla società che avrebbe mantenuto negli anni della maturità: la fiducia accordata alla modernità (in antitesi alla visione che di essa aveva dato il mondo cattolico intransigente), il suo patriottismo di ispirazione risorgimentale e democratica, l’affermazione della propria libertà di coscienza.

Mazzolari divenne presbitero nel 1912 e dopo una breve esperienza pastorale in piccole parrocchie del cremonese, allo scoppio della Prima guerra mondiale, si arruola volontario come soldato della Sanità. Leggi il resto di questo articolo »

Corsi e ricorsi dell’onomastica: si chiamava Gasparri, ma non sedeva in Senato e vestiva la porpora del Segretario di Stato vaticano, l’uomo che nel 1923 aiutò Mussolini a far fuori uno dei suoi avversari più temibili, l’odiato don Sturzo. Il leader dei Popolari era passato all’opposizione e avrebbe votato contro la famigerata legge Acerbo che aboliva la proporzionale istituendo un premio di maggioranza su misura per le ambizioni totalitarie del fascismo. Ma il 10 luglio, senza preavviso, lasciò la guida del suo partito. Secondo il cardinale questo abbandono era un espresso desiderio del Santo Padre, il quale riteneva che “nelle attuali circostanze in Italia, un sacerdote non può, senza grave danno per la Chiesa, restare alla direzione di un partito, anzi dell’opposizione di tutti i partiti avversi al governo, auspice la massoneria come ormai è risaputo”. POCHI GIORNI prima, dai muri di Roma, il manifesto di una nuova organizzazione cattolica aveva invitato i fedeli a dare pieno sostegno alle camicie nere, in nome di “quei valori religiosi e sociali che costituiscono la base d’ogni sano reggimento politico” e a combattere le forze antinazionali contrarie a “un durevole ordine sociale cristiano e italiano”. Leggi il resto di questo articolo »

“Una volta il traditore era abominevole come Giuda; adesso da singolo è diventato legione e se ne vanta apertamente e attende fanaticamente il momento in cui la vittoria gli concederà la gioia e le attribuzioni dell’eroe”

“La fede, l’amicizia, la patria possono essere tradite da questa gente “esperta”, che mercanteggia su tutto e di tutto fa denaro, e che crede di potersi salvare dalla disperazione costruendosi intorno una cintura blindata di biglietti di banca”

don Primo Mazzolari       da   Adesso del 15 luglio 1950

“Tutto ciò che vi è di più caro e di più santo, di più adorabile e di più amabile, viene spento da questa fangosità, che bacia senza amore e applaude senza convinzione.  La fede, l’amicizia possono essere tradite da questa gente “esperta”, che mercanteggia su tutto e di tutto fa denaro, e che crede di potersi salvare dalla disperazione costruendosi intorno una cintura blindata di biglietti di banca”.

Don Primo Mazzolari, 1950

“Ma cos’è la Carità? La prego a non voler rimpicciolire fino alla pusillanimità più meschina questo termine sacro. La Carità è anche violenza (violenza d’amore), la Carità è anche rampogna. Legga S.Paolo, legga S.Girolamo, legga santa Caterina da Siena o rilegga semplicemente – ma più attentamente – il Vangelo. Quando Cristo dice “guai a voi”, “ipocriti”, “sepolcri imbiancati” era mosso da carità come quando guariva i lebbrosi o sbendava Lazzaro richiamato dal sepolcro. La carità esige anche le parole dure, quando sono necessarie. Altrimenti, col bruciarci l’incenso l’un l’altro, finiremo con l’accecarci di più. Non si scandalizzi dunque, brava signora, delle parole forti, della carità che grida. Si scandalizzi piuttosto del quieto e sonnolente conformismo che ci sta prendendo…”.

Don Primo Mazzolari
Febbraio del 1950,: rispondendo ad una “pia donna” scandalizzata per la durezza del suo linguaggio contro le facili e inutili elemosine

“Signore,

come abbiamo potuto

confondere

la nostra Fede

col marmo degli altari

e delle statue,

che Ti abbiamo costruito? Leggi il resto di questo articolo »

«Se io credessi che Cristo, il suo Vangelo, la sua Chiesa fossero un ostacolo alla marcia del proletariato verso i suoi destini di giustizia e di felicità, leverei il crocifisso dal mio altare e lo spezzerei davanti a tutti gridando: abbasso Cristo»

don Primo Mazzolari

“Un giorno una grossa signora di campagna mi diceva con tono più tranquillo di questo mondo: -Credetemi, non c’è più gusto a vestir bene. Le mie contadine fanno più lusso di me-.

Allora è proprio vero che il possedere è poco gustoso; che occorre il sapore diabolico del confronto! L’Epulone, per poter godere il proprio banchetto ha bisogno che alla porta ci sia un lazzaro: le mie scarpe mi danno un crescendo di benessere se c’è qualcuno lungo la via che cammina a piedi nudi. Ed io che pensavo vero il contrario! Che il pane diventasse più gustoso quel giorno in cui, sedendomi a colazione potessi pensare che nessuna creatura è senza pane. Ma io vi assicuro che il mio letto sarebbe più riposante se avessi la certezza che tutti hanno un letto; più accogliente la mia casa quando tutti ne avranno una. Eppure, c’è ancora qualcuno che gode della disuguaglianza! C’è ancora qualcuno che ha bisogno di misurare il gusto del possedere sul niente degli altri! Quanta strada prima di capire che anche gli altri hanno diritto di vivere come noi!”

don Primo Mazzolari, 1949,  sul numero 6 di ADESSO,  rivista da lui fondata.

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