Come farla finita con il fascismo. Abbiamo ripreso il titolo di un volume a cui siamo molto affezionati, che raccoglie scritti dell’azionista e partigiano Ferruccio Parri perché continua a sembrarci fondamentale e più necessaria che mai la sua lezione di antifascista concreto e appassionato, non incline a ideologismi e a liturgie di partito.

Il suo slancio nella lotta per libertà e giustizia contro l’oppressione, il suo richiamo alla responsabilità e al diritto-dovere di disobbedire ai regimi tornano in mente in queste giornate in cui la democrazia e la pace sono messe a dura prova da nazionalisti autoritari e irresponsabili come Trump a cui ora plaude Salvini. Uccidendo il generale iraniano Soleimani in Iraq il presidente Usa ha innescato una serie di pericolose conseguenze che rischiano di far esplodere la polveriera Medio Oriente e che ci riguardano da vicino.

Farla finita con il fascismo oggi significa condannare recisamente questo atto di guerra nordamericano che fa naufragare l’accordo del 2015 con l’Iran sul nucleare; significa esigere che il governo Conte II chiarisca quale sia il ruolo dell’Italia e informi i cittadini su come vengono utilizzate le basi Nato nella penisola in questo pericoloso scenario.

Farla finita con il fascismo significa dire no alla guerra come stabilisce l’articolo 11 della Costituzione antifascista e pretendere che i soldati italiani tornino a casa. Ma non solo. La lotta contro le nuove forme di fascismo (aperte o striscianti) si gioca tanto sugli scenari internazionali quanto a livello locale e quotidiano, qui e ora.

Farla finita con il fascismo significa non rimanere inerti e indifferenti rispetto alle aggressioni squadriste che impunemente proseguono nei più diversi angoli della penisola, messe in atto da chi si dichiara fascista del terzo millennio. L’ultima in ordine di tempo proprio ad inizio anno, quando il coordinatore di Mdp-Articolo 1 Arturo Scorto, a Venezia, è stato preso a pugni, per aver osato esprimere il proprio pensiero rivolto a una cricca di giovani che stava inneggiando al duce e oltraggiando la memoria di Anne Frank. Dopo il primo piano dedicato alla crisi internazionale, non a caso, abbiamo voluto aprire la storia di copertina con la sua testimonianza.

Il fascismo non è una opinione ma un crimine. Lo dice la nostra Costituzione e lo dicono le leggi che condannano l’apologia di fascismo. Vanno applicate. La scuola deve diventare davvero organo costituzionale insegnando la storia.

Negli anni Venti del Duemila non possiamo accettare che la senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta al lager e testimone della Shoah, venga fatta oggetto di insulti e che sia colpita con parole d’odio. La commissione contro il razzismo e contro l’antisemitismo da lei promossa al Senato deve poter cominciare a lavorare. Per questo come settimanale Left lanciamo un appello che vede come primi firmatari lo scrittore e giornalista Furio Colombo e il sindaco di Milano Giuseppe Sala, che lo scorso dicembre a Milano ha organizzato una grande manifestazione di sindaci a sostegno di questa straordinaria donna, scrittrice e figura di primo piano della Repubblica.

Farla finita con il fascismo significa rifiutarsi di accettare che rappresentanti delle istituzioni attuino politiche xenofobe e usino parole razziste che alimentano discriminazioni. Non possiamo accettare l’autoritarismo di chi dice «me ne frego», di chi bacia il rosario e lascia i migranti alla deriva, come ha fatto l’ex ministro dell’Interno ora accusato di «sequestro di persona aggravato dalla qualifica di pubblico ufficiale», per il trattenimento a bordo della nave militare Gregoretti di 131 migranti, fra i quali molti minori.

Farla finita con il fascismo significa abrogare i due decreti Salvini che questo governo aveva promesso, quanto meno, di modificare recependo Ì rilievi del presidente della Repubblica.

E ancora: non possiamo accettare il fascismo dì provvedimenti repressivi e liberticidi come quelli che hanno portato all’arresto di Nicoletta Dosio, professoressa di greco e latino, pacifista, ora in carcere per un reato di opinione, per aver protestato contro la Tav in nome della tutela dell’ambiente e della qualità della vita degli abitanti della Val di Susa e di tutti.

«Davanti all’ingiustizia la resistenza è un dovere» scrive dal carcere ai lettori di Left.

Simona Maggiorelli      Left  10/1/2020


 

 

Il libro:   Ferruccio Parri,  Come farla finita con il fascismo,   ed. Laterza  2019, € 14


«Contro il fascismo non ho che una ragione di avversione: ma quest’una perentoria e irriducibile, perché è avversione morale» – Lettera al Giudice istruttore di Savona, 1927

Ferruccio Parri, uno dei maggiori esponenti dell’antifascismo italiano e della Resistenza e uno dei padri fondatori della Repubblica, è una vera e propria guida. I suoi scritti e i suoi discorsi ci conducono, ancora oggi, tra una ragnatela di parole chiave necessarie per contrastare il ritorno di retoriche e pratiche violente e identitarie. Che se fasciste non sono, al fascismo assomigliano molto.

Per Parri ci sono due modi per togliere di mezzo il fascismo. Il primo è di non «contentarsi dei convegni, delle imprecazioni, delle minacce discorsive, dei rimbrotti al governo, ed alle sue incapaci forze dell’ordine». Il secondo «è di riuscire ad inventariare quali sono le origini e le fonti della ripresa neofascista, quali possono essere i gruppi e le forze già attualmente interessate a possibili rovesciamenti. Senza nessuna illusione naturalmente che basti la vigilanza a sgominare le cattive intenzioni».

Ma inventariare significa anche costruire una filiera di concetti e di immagini con cui il presente cessa di essere quello che è per iniziare a essere visto come effetto di ciò che si sceglie. La convinzione è che ‘farla finita con il fascismo’ diventa possibile non se si aspetta ma se, sulla scia delle idee di Parri, nel passato si trovano le risorse e le parole per ‘fare futuro’. (IBS)


 

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