Che rapporto può esserci tra un’Italia che vuol dare subito un reddito ai più poveri e un’Italia, la stessa, che caccia con ruspe e truppe armate quelli ancora più poveri dai rifugi “di fortuna” che si erano trovati? Che legame si può trovare tra un’Italia che vuol essere creduta e rispettata e la frase umiliante “Prima gli italiani” che racconta di gente rozza e prepotente, che vuole comunque passare avanti non per merito ma per “razza”? Come non vedere che non si può volere il reddito di cittadinanza per evitare che qualcuno patisca la fame e poi decretare la fame quotidiana per i bambini non italiani delle scuole di Lodi?

Quando qualcuno protesta, sia pure il procuratore Capo di Torino, il ministro dell’Interno gli grida subito: “Prima si faccia eleggere”. È una frase dal significato misterioso perché, da un lato, ci sono diversi compiti e diritti che consentono di prendere la parola e, dall’altro, c’è la Costituzione che dà quel diritto a tutti, non solo alla casta. Ma a questa casta adesso appartiene, con evidenti brividi di ebbrezza, lo stesso ministro degli Interni che maltratta il procuratore e poi si guarda intorno soddisfatto. Visto che adesso posso?

In caso di obiezione sullo strano comportamento, l’esuberante leader della casta del cambiamento risponderebbe ancora una volta: “Fatti eleggere prima di parlare”. Giusto. Infatti Mimmo Lucano, di Riace, era stato regolarmente eletto dai suoi cittadini alla carica-simbolo di tutte le cariche elettorali: il sindaco. Ma eletto o non eletto, il sindaco non aveva detto la cosa giusta. Non in questa Italia del cambiamento. Il più eletto di tutti aveva una sua idea dei profughi e migranti (salvarli tutti, accoglierli tutti), che non coincideva con l’idea di lavorare insieme con i torturatori libici instaurata prima dal ministro Minniti, e poi, con energia raddoppiata, dal nuovo leader della casta, della Lega e del ministero dell’Interno.

E allora il sindaco è stato arrestato. Dopo l’arresto, benché senza imputazioni, è stato allontanato dalla sua città, con l’obbligo di non ritornare, come si fa con i sindaci in odore di mafia.

Giunge notizia che varie facoltà italiane di Giurisprudenza, e in alcune scuole di Legge in Europa, abbiano dato vita a seminari (forse a “master”) sui fatti di Riace, per spiegare come si possa esiliare senza imputazione un sindaco eletto. Oppure come si riesca a lasciar trascorre mesi (tutto è cominciato il 2 ottobre) senza consentire a un cittadino eletto e incensurato di difendersi e – data l’assurdità della vicenda – tornare a governare, in base al voto ricevuto e tuttora in assenza di reato.

Negli stessi giorni l’ex capo di Gabinetto della sindaca di Roma Raggi dovrà prepararsi per i tre anni di reclusione a cui è stato condannato per reati compiuti mentre era accanto al sindaco e nel rapporto politico più stretto. Certo, si trattava di governare Roma con decenza e non di fermare in mare rifugiati e immigrati da consegnare subito ai campi di tortura libici. Per incorniciare gli eventi occorre ricordare che all’inizio di tutto questo massacro giuridico e costituzionale che ha travolto l’Italia c’è la legge Bossi-Fini, sulla quale ancora ora si misurano i “reati” degli “stranieri” e si riempiono le carceri italiane, già strapiene, di persone che non sanno neppure di che cosa sono imputate.

Chiude la scena, e l’esistenza di una civiltà italiana, la Legge detta della Sicurezza, approvata in un giorno, che invece riguarda quasi solo l’immigrazione. Questo scambio malevolo basta per creare una cattiveria automatica che non potrà non orientare la burocrazia e i suoi funzionari, persino quelli inclini a comportarsi con umanità. E naturalmente servirà a orientare al peggio i cittadini.

Tutto, in questa legge, ti fa capire che sarai apprezzato solo se neghi, perseguiti, insulti, maltratti e arrivi con la ruspa (simbolo della nuova Italia del cambiamento), dopo aver tagliato o abolito ogni aiuto o contributo alla sopravvivenza. Importante è non voler sapere, dove dare un tetto a chi viene cacciato in piena notte e nonostante la presenza di molti bambini. Sulla strada i rifugiati, diventando illegali, “disturbano” i cittadini. E i giornali, con uno spunto di fierezza annunciano la nuova “stretta” o il nuovo “pugno di ferro” sugli immigrati.

Il Censis ci ha avvertito che siamo diventati cattivi. È avvenuto seguendo l’esempio e le regole di chi ci governa. Una giovane studiosa americana che ha trascorso mesi in Italia (questa Italia cattiva descritta con costernazione dai ricercatori e da Amnesty International) racconta come è nata la tragedia del linciaggio in America, dopo che i neri non più utilizzabili per il lavoro (fine dello schiavismo) sono stati abbandonati, poveri e senza casa, per le strade d’America.

Furio Colombo         Il Fatto   16 dicembre 2018

 

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