Confesso che dopo Macerata 1 (la scoperta dell’orrenda uccisione di Pamela), dopo Macerata 2 (la dettagliata accusa contro l’assassino nigeriano), dopo Macerata 3 (la sparatoria di un militante fascista contro tutti i neri della città), dopo Macerata 4 (il silenzio, in alcuni casi esplicitamente e autorevolmente richiesto, di tutti i gruppi politici), dopo Macerata 5 (la proibizione di dire l’indignazione per la tentata strage di nigeriani, dopo Macerata 6 (l’annuncio che l’assassino nigeriano contro cui si è mobilitato tutto il mondo civile italiano non è l’assassino) ho avuto la forte tentazione di recensire un libro che non c’è.

È un libro in cui la parte dell’Italia ancora salva dalla follia razzista, respinge i media che raccontano tutto su un assassino che non è l’assassino e su un delitto che forse non c’è stato (ora la parola è “overdose”, resta l’oscuro e ripugnante l’oltraggio al cadavere, ma non è più l’omicidio che ha scatenato I generali sentimenti italiani di vendetta). È il libro per la parte dell’Italia che non decide di lasciare libero corso alla vendetta, attraverso l’esplicita e incredibile richiesta del silenzio, e che avrebbe detto con fermezza la sua repulsione contro una sparatoria in strada con bersaglio cittadini africani. E avrebbe chiesto a ogni politico rispettabile, per normali e naturali sentimenti umani, di non accostarsi a persone capaci di eseguire o di sostenere un simile delitto (la sparatoria razziale) in terra italiana.

Per fortuna ho dovuto accorgermi che quel libro c’è, anche se affronta (e lo fa con forza e limpidezza) la questione dalla parte della salute (la salute civica, come averla e mantenerla) e non da quella malata e pericolosa che abbiamo appena descritto. Il libro a cui prestare attenzione e da portare nelle scuole è Che cosa è la cittadinanza (G. D’Anna Editore, 2017 – collana L’Intreccio ) di Alberto Pirni, Salvatore Filotico e Francesco Fistetti, bravi non solo a scrivere con estrema chiarezza, e assenza sia di politichese sia di legalese, ma anche ad anticipare, nel testo di un corso che in apparenza è solo un manuale di educazione civile, la natura politica del discorso e anzi la prevalenza politica del comportamento civile.

È il testo dei valori condivisi che formano e tengono insieme un Paese e impediscono i plausi o i silenzi raccomandati per la tentata strage. Se ci fossero. Ma tutto ciò è accaduto in un Paese come il nostro dove la politica non richiede di sapere, sentire, possedere, il senso alto e nobile della cittadinanza.

Furio Colombo     Il Fatto  12 febbraio 2018

 

vedi:  Il tricolore non appartiene ai razzisti

Il miracolo della Costituzione e la nostra dignità di cittadini

Non disperdiamo il patrimonio del No

Una democrazia che ragiona sui suoi principi

Nazionalismo di cartapesta


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