Il 24 marzo 1944 muore fucilato a Roma nell’Eccidio delle Fosse Ardeatine don PIETRO PAPPAGALLO ( 56 anni) presbitero, Antifascista e Partigiano.

Pappagallo nacque a Terlizzi (BA) in una modesta famiglia di un cordaio, quinto di otto fratelli. Per aiutare economicamente la famiglia fin da giovane svolse il lavoro di garzone presso l’attività del padre.

La madre intuì la vocazione del giovane e gli permise, dopo che aveva frequentato il ginnasio a Giovinazzo (BA), di entrare nel seminario di Molfetta (BA) dove compì gli studi liceali per poi completare gli studi teologici al seminario di Lecce.

Pappagallo venne ordinato prete a Molfetta il 15 aprile del 1945 senza ricevere subito un incarico particolare svolgendo impegni occasionali presso varie parrocchie di Terlizzi. Successivamente divenne, tra il 1922 e il 1923, vicerettore di un convitto di Molfetta per poi essere incaricato, nel 1924,  come vicerettore economo del seminario Pio X di Catanzaro.

Nel novembre del 1925 ebbe il permesso di potersi trasferire a Roma per studiare diritto canonico e svolgere attività pastorali più continuative. Infatti, pochi mesi dopo, divenne assistente degli operai del convitto della Società Cisa Viscosa che si trovava nel quartiere Prenestino a Roma.

Gioachino Gesmundo

Qui don Pietro iniziò da subito a denunciare le condizioni di sfruttamento degli operai e fu costretto a lasciare l’incarico.

Nel settembre del 1928 divenne viceparroco presso la basilica di San Giovanni in Laterano a Roma, poi nel novembre del 1929 divenne direttore spirituale di un istituto di suore Oblate vicino alla basilica di Santa Maria Maggiore. Stabilì la sua residenza in via Urbana 2, vicino alla basilica, e venne, nel 1930, incardinato nella diocesi di Roma e nominato chierico beneficiario di Santa Maria Maggiore, divenendo anche segretario personale del cardinale arciprete della basilica Bonaventura Cerretti.

La sua casa divenne un luogo di accoglienza per i giovani pugliesi che venivano a Roma mentre esprimeva in molte occasioni, pastorali e non, la sua decisa opposizione al fascismo.

Lapide presso l'abitazione di don Pietro in via Urbana a Roma

Dopo l’8 settembre del 1943, don Pietro, consigliatosi con GIOACHINO GESMUNDO ( 1908- 1944), suo caro amico, compaesano, ex allievo e militante clandestino del Partito Comunista, mise a disposizione la sua abitazione di via Urbana per militari sbandati, perseguitati politici, ebrei offrendo ospitalità e documenti falsi.

In questa attiva azione antifascista e antitedesca fu sostenuto dalle suore di Nostra Signora di Namur che avevano la loro abitazione proprio in via Urbana. Il numero delle persone che don Pietro salvò non è facile stabilirlo ma fu molto consistente.

Evidentemente questa sua attività non potè rimanere a lungo nascosta: a causa della delazione di un certo Gino Crescentini ( nel 1947 sarà condannato a vent’anni di carcere per le sue delazioni) don Pietro venne arrestato dalla Gestapo il 29 gennaio 1944 e condotto presso la sede romana della polizia germanica a Roma in via Tasso, dove venne rinchiuso nella cella 13.

Subì umiliazioni e feroci torture mantenendo, a detta di molti testimoni sopravvissuti, un atteggiamento di grande dignità e di sostegno verso i compagni di cella con cui condivideva il suo pasto.

Dopo l’attentato di via Rasella, il 23 marzo 1944, venne scelto per essere condotto alle Fosse Ardeatine con altri 334 Condannati dove venne ucciso il 24 marzo del 1944.

Anche Gioachino Gesmundo, che era professore di filosofia, per la sua intensa attività partigiana verrà arrestato e tradotto a via Tasso dove venne torturato per un mese e poi condotto alle Fosse Ardeatine e fucilato il 24 marzo 1944.

Quando i poveri corpi dei Condannati vennero riesumati, nell’estate del 1944, i suoi resti furono riconosciuti ed ora riposano presso il Sacrario delle Fosse Ardeatine insieme con gli Altri. Don Pietro fu l’unico prete cattolico ucciso il 24 marzo del 1944.


Nel 1945 il regista Roberto Rossellini realizzò il film capolavoro Roma città aperta in cui, nel personaggio di don Pietro, interpretato con grande intensità da Aldo Fabrizi, fuse le vicende di don Pappagallo e quelle di un altro grande prete romano Resistente, don GIUSEPPE MOROSINI. Nel 2006 La RAI trasmise la fiction in due puntate  La buona battaglia. Don Pietro Pappagallo, dove il prete è interpretato da Flavio Insinna

Nel 1998 il Presidente della Repubblica Scalfaro ha conferito la Medaglia d’oro al merito civile a don Pappagallo. Nel 2018 lo stato d’Israele ha nominato don Pietro “Giusto fra le Nazioni” per i molti ebrei che salvò con la sua azione clandestina.

 

Vedi:  La Resistenza di un prete: don GIUSEPPE MOROSINI.

IL DOVERE DELLA MEMORIA: 24 marzo. Le Fosse Ardeatine.


 

 


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