Il 22 giugno 1947 vengono uccisi a Partinico (PA) da una banda criminale che assale la Camera del Lavoro locale GIUSEPPE CASARRUBEA (48 anni) e VINCENZO LO IACONO (38 anni) contadini e  dirigenti sindacali.

La Camera del Lavoro era anche la sede del Partito comunista italiano sezione “Antonio Gramsci” e la sera del 22 giugno  Casarrubea e Lo Iacono con altri contadini erano riuniti per ricordare la strage di Portella della Ginestra.

Sul posto venne trovato un volantino firmato dal bandito Salvatore Giuliano che invitava i siciliani a lottare “contro la canea dei rossi” e annunciava la costituzione di un quartiere generale di lotta contro il bolscevismo nel feudo Sagana, nelle vicinanze di Partinico,  promettendo sussidi a quanti si sarebbero presentati nella sede della formazione militare.

L’attacco dei banditi a servizio di Cosa Nostra era stato fatto con armi automatiche e bombe a mano. Casarrubea morì sul colpo mentre Lo Iacono, ferito con trenta colpi di arma da fuoco, morì dopo sei giorni di ospedale. Anche altri sei contadini rimasero feriti e vennero ricoverati subito dopo all’ospedale di Palermo in gravi condizioni.

Il 22 giugno 1947 può considerarsi una continuazione della strage di Portella della Ginestra del primo maggio dello stesso anno. Nel mirino ci sono sempre i partiti di sinistra alla testa del movimento contadino che hanno vinto alle elezioni regionali del 20 aprile ma che già nel corso del mese di maggio sono stati esclusi dal governo nazionale e da quello regionale. Lo scopo politico fu raggiunto ma la violenza banditesca e mafiosa aveva ancora ampio corso e si svilupperà anche nei mesi e negli anni successivi colpendo militanti e dirigenti delle lotte contadine e dell’opposizione.

Nella stessa ora in cui veniva perpetrata quella che sarà chiamata la “strage di Partinico” (circa le 23,30 del 22 giugno 47)  una bomba ed una bottiglia di benzina venivano lanciate anche contro i locali della Sezione comunista di Carini, nelle vicinanze di Partinico, e contemporaneamente attacchi analoghi venivano portati alle sedi socialiste; anche le sedi comuniste e socialiste e le Camere del Lavoro di S. Giuseppe Jato, Cinisi, Porgeto e Monreale furono aggredite ( tutte nella provincia di Palermo).

Anche se i colpevoli del duplice omicidio e degli attacchi alle sedi di partito non furono mai individuati sappiamo che  protagonisti di queste feroci azioni furono sempre banditi della banda Giuliano insieme a elementi mafiosi. Tutto questo si può considerare una vera azione di guerra contro il movimento contadino con l’obiettivo di fermare il “vento del nord” cioè l’avanzata delle forze democratiche e di sinistra.

Casarrubea e Lo Iacono erano solo due semplici contadini di Partinico militanti del PCI che consideravano il loro impegno sindacale per la distribuzione delle terre incolte dei grandi feudi un dovere morale e civile e per questo, come tanti altri in Sicilia, pagarono con la vita.

Il figlio di Giuseppe Casarrubea ( Giuseppe Casarrubea junior, 1946- 2015) diverrà un importante storico e ricercatore sulla mafia e sul banditismo siciliano pubblicando libri sul movimento sindacale siciliano e sulla strage di Portella della Ginestra e sulle connessioni tra politica, mafia, neofascismo e servizi segreti. I resti di Casarrubea e Lo Iacono riposano nel cimitero di Partinico.

Così scrisse PIETRO INGRAO (1915- 2015 ) in articolo pubblicato su “L’Unità” il 24 giugno 1947 ( due giorni dopo la strage) intitolato: ” Le forze del disordine”

“La realtà che importa è un’altra. La realtà è che gli eccidi e gli attentati di domenica in Sicilia rispondono ad un piano; e il piano ha uno scopo politico palese dichiarato: colpire al cuore le organizzazioni democratiche e il popolo siciliano, arrestarne la pacifica avanzata, creare nell’Isola le basi per una controffensiva di tipo fascista. Battute sul terreno della libera consultazione elettorale le forze reazionarie siciliane si pongono chiaramente sul terreno delle aggressioni squadriste scatenano gli elementi più loschi della malavita locale, passano a veri e propri tentativi in grande stile di provocazione e di intimidazione. Questo ha un solo nome: fascismo. Questo ha un solo marchio: la testa di morto delle squadre d’azione.

E’ nel  diritto del popolo italiano di esigere che il germe sia soffocato prima. E’ nel diritto del popolo italiano di chiedere che i responsabili siano messi con le spalle al
muro… La questione aperta dai fatti siciliani non finisce allo Stretto ma investe tutta l’Italia.  Siano vigilanti i lavoratori, i democratici, i cittadini onesti di tutto il Paese; siano vigilanti e più che mai uniti. Nessuno si faccia illusioni: attraverso la breccia siciliana si tenta di portare il colpo alla democrazia nel suo complesso; dietro le salme dei lavoratori siciliani assassinati c’è una minaccia per tutti gli italiani amanti della libertà comunisti e repubblicani, socialisti e democratici cristiani.“


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