Il 19 giugno 1833 muore suicida nelle carceri del palazzo ducale di Genova JACOPO RUFFINI (28 anni) avvocato, medico e Patriota Risorgimentale.

Jacopo nacque a Genova, nella zone del porto, in una famiglia della buona borghesia: suo padre era un avvocato e un monarchico appassionato e sua madre era ELEONORA CURLO (1781- 1856) di origini nobili, grande figura del Risorgimento e Patriota convinta: per tutta la vita fu punto di riferimento per la famiglia e per l’attività politica dei figli Jacopo e GIOVANNI (1807- 1881), entrati con la sua approvazione nella Carboneria con Mazzini il quale manterrà un forte rapporto epistolare ed ideale con lei fino alla morte della donna.

Jacopo nacque nello stesso giorno del suo concittadino GIUSEPPE MAZZINI (il 22 giugno del 1805) e con lui visse una profonda amicizia fraterna e di condivisione di ideali e lotte. Così Mazzini ricorderà Jacopo:

Jacopo mi fu amico: il primo e il migliore.
Dai nostri primi anni d’Università fino al 1831, quando prima la prigione, poi l’esilio mi separarono la lui, noi vivemmo come fratelli.
Non credo di aver mai avuto conoscenza più compiuta d’un’anima; ed io lo affermo con dolore e conforto, non ebbi a trovarvi una sola macchia.
L’immagine di Jacopo mi ricorre sempre alla mente ogni qual volta io guardo uno di quei gigli delle valli che ammiravamo sovente assieme, dalla corolla d’un candido alpino, senza involucro di calice e dal profumo delicato e soave.
Egli era puro e modesto come essi sono.
E finanche il lieve piegarsi del collo sull’omero che gli era di abitudine m’è ricordato dal gentile tremolio che incurva sovente quel piccolo fiore.

Eleonora Curlo Ruffini

Jacopo frequentò il Collegio Reale della Santissima Annunziata a Genova e nel 1819 divenne praticante in uno studio notarile per poi laurearsi in legge a vent’anni e ricoprire la carica di vice presidente del Tribunale di Prefettura a Genova. Ma non era contento di questa professione cosicchè decise di iscriversi alla facoltà di medicina laureandosi nel 1830 sotto la guida di Giacomo Mazzini, padre di Giuseppe.

Frequentando la casa di Mazzini Jacopo decise di aderire, nel 1829, alla Carboneria insieme al fratello Giovanni. Mentre continuava la sua attività di assistente all’ ospedale di Pammatone a Genova svolgeva la sua attività di cospirazione e animazione di moti patriottici compiendo viaggi in Francia per organizzare uomini e mezzi.

Intanto Mazzini nel 1831 fondò a Marsiglia La Giovine Italia per coltivare il sogno di un’Italia libera dallo straniero, repubblicana e indipendente.

A Genova, a capo del movimento venne eletto per acclamazione da tutti i suoi compagni Jacopo e la riunione si svolse proprio nella casa natale dei fratelli Ruffini. Il gruppo organizzò con Mazzini per il giugno del 1833 l’invasione della Savoia e l’insurrezione di Genova ed Alessandria sotto la guida di Jacopo.

Ma gli stretti controlli della polizia del Regno di Sardegna portarono all’arresto di Jacopo nella sua casa la notte del 13 giugno 1833 per la delazione di alcuni suoi conoscenti. Venne condotto nella torre Grimaldina del Palazzo Ducale di Genova e rinchiuso in una cella, buia, umida ed angusta.

Jacopo venne riconosciuto dagli inquirenti piemontesi come il capo della cospirazione mazziniana e per oltre un mese venne sottoposto ad interrogatori stringenti e a torture per rivelare i nomi dei suoi compagni di cospirazione fino a quando, il 19 Giugno 1833, Jacopo si tolse la vita nella sua cella tagliandosi la gola con una lamina di ferro presa dal rivestimento della porta, proprio per il timore di non riuscire a sopportare le torture e quindi tradire i suoi compagni.

JESSIE WHITE MARIO (1832-1906, amica di Mazzini e Garibaldi e garibaldina) nella sua biografia di Mazzini racconta che Jacopo scrisse col proprio sangue sul muro della cella queste parole indirizzate ai suoi compagni: “Ecco la mia risposta – la mia vendetta ai fratelli”.

La cella di Ruffini nella Torre Grimaldina. Genova

Spesso Mazzini ricordò il suo amico nei suoi scritti e sempre con parole intense e struggenti che dipingevano un ritratto indelebile di Jacopo:

“un’anima pura e potente, un vasto e profondo intelletto, il più dolce giovane, il più delicato e costante negli affetti che mai si vedesse”.

In una lettera del 1833, indirizzata ad Amedeo Melegari, Mazzini mostra tutto il rimpianto ed anche un rimorso personale:

“Io non ne parlo mai, ma quel cadavere mi sta davanti, e vado ripetendomi con amarezza che neppure il trionfo può ridargli la vita”.

Sul muro esterno della Torre Grimaldina troviamo oggi una lapide con queste parole:

Consacrò queste carceri il sangue
di Jacopo Ruffini
mortovi per la fede italiana
1833

I resti di Jacopo riposano nel Cimitero Monumentale di Staglieno a Genova. Così scrisse Mazzini, il 30 settembre 1836, a Eleonora Curlo Ruffini, madre di Jacopo, per definire l’ideale del Dovere come vera ed unica “consolazione” per una madre che aveva perso tragicamente un figlio:

“Noi non siamo che un pensiero religioso incarnato. Abbiamo una missione. Che importa se riesca o no? La vita non finisce quaggiù. E per una vita che qui deve rompersi, v’è felicità possibile? La vita umana non è la felicità: la vita umana è il dovere”.



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