Il 10 giugno 1924 muore a Roma ucciso a pugnalate in un agguato fascista GIACOMO MATTEOTTI (39 anni)  politico, giornalista, segretario del Partito Socialista Unitario e attivista antifascista.

Quel giorno Matteotti uscì di casa, nel quartiere Flaminio a Roma, per recarsi alla Camera dei Deputati. Sotto casa in lungotevere Arnaldo da Brescia una squadra di cinque fascisti guidata da Amerigo Dumini prelevò con forza Matteotti  per condurlo in una macchina dove fu picchiato e accoltellato a morte per poi essere seppellito in un bosco a 25 chilometri da Roma. Soltanto il 16 agosto il corpo di Matteotti verrà rinvenuto presso il bosco della Quartarella a Riano sulla via Flaminia.

Matteotti fu rapito e assassinato probabilmente per volontà diretta  di Benito Mussolini a causa delle sue denunce dei brogli elettorali attuati dalla nascente dittatura nelle elezioni del 6 aprile 1924 e delle sue indagini sulla corruzione del governo in particolare nella vicenda delle tangenti della concessione petrolifera all’ americana Sinclair Oil. Matteotti proprio nel giorno del suo omicidio avrebbe dovuto infatti presentare un nuovo discorso alla Camera dei Deputati – dopo quello sui brogli del 30 maggio – in cui avrebbe rivelato le sue scoperte riguardanti lo scandalo finanziario coinvolgente anche Arnaldo Mussolini fratello del duce.

Nato a Fratta Polesine presso Rovigo in una famiglia di commercianti e ricca d’ideali socialisti, Giacomo Matteotti già nel 1907 dopo una laurea in giurisprudenza a Bologna entrò in contatto con diversi movimenti socialisti divenendone rapidamente un punto di riferimento. Nella prima guerra mondiale non fu arruolato in quanto unico figlio superstite di madre vedova e in questo periodo fu attivo contro la guerra fatto che gli costò un periodo di confino nei monti presso Messina.

Nel 1919 fu eletto deputato con i socialisti per la circoscrizione elettorale Ferrara-Rovigo dove fu riconfermato nel 1921 e nel 1924. In parlamento si batté con un carattere intransigente e battagliero tanto che i suoi compagni di partito lo rinominarono Tempesta. In parlamento la sua principale attività fu la continua denuncia delle attività illegali dei fascisti – al potere dal 1922 in seguito alla marcia su Roma – tra cui soprattutto la repressione violenta del dissenso.

Titolo del 14 giugno 1924 sul giornale IL POPOLO

Il 6 aprile 1924 i fascisti vinsero le elezioni e il 30 maggio alla Camera dei deputati Matteotti prese la parola denunciando pubblicamente l’uso sistematico della violenza a scopo intimidatorio usata dai fascisti per vincere le elezioni e contestando la validità del voto pesantemente influenzato da questi soprusi in tutta Italia.

L’assenza di Matteotti non giustificata in parlamento venne notata da quasi tutti fin dai primi giorni immediatamente successivi alla sua morte la cui notizia non era ancora trapelata pubblicamente. Le accuse dell’opposizione si mossero quasi immediatamente contro il regime fascista e contro lo stesso Benito Mussolini il quale inizialmente negò ogni responsabilità.

La situazione precipitò tuttavia nel caos e il 26 giugno tutti i parlamentari dell’opposizione decisero di abbandonare i lavori del parlamento fino a quando il governo non avesse chiarito la propria posizione sull’omicidio  Matteotti. Questo singolare episodio è ricordato come secessione dell’Aventino dal nome del colle romano in cui nell’antica Roma i plebei si ritiravano quando erano in conflitto con i patrizi. Tuttavia il governo fascista colse l’assenza dell’opposizione per votare leggi che limitavano la libertà di stampa.

Il 16 agosto, come dicevamo, il corpo di Matteotti venne rinvenuto. Da questo importante episodio nacquero le prime indagini intentate dal magistrato Mauro Del Giudice, intransigente giurista difensore dell’indipendenza della magistratura di fronte al potere esecutivo, il quale fin dall’inizio individuò in Dumini e nella sua cricca  i responsabili dell’assassinio. In breve tutti i rapitori furono identificati ed arrestati ma dopo pochissimo tempo e dietro diretto interesse di Mussolini l’incarico a Del Giudice  venne tolto e le indagini vennero fermate:  successivamente Del Giudice fu allontanato dalla capitale e qualche anno dopo portato al pensionamento forzato. I responsabili del sequestro e dell’assassinio furono successivamente blandamente processati e scontarono pene risibili tornando poi ad operare attivamente nello squadrismo fascista.

Il 3 gennaio 1925, a ormai oltre sei mesi dal delitto di fronte alla Camera dei Deputati, Benito Mussolini pronunciò un discorso in cui inizialmente negava ogni coinvolgimento nella morte di Matteotti. A un certo punto tuttavia il dittatore cambiò tono in modo improvviso e si assunse personalmente la responsabilità dell’accaduto. ”Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere io sono il capo di questa associazione a delinquere” Questo discorso, divenuto storico, aprì la strada alla definitiva svolta dittatoriale dell’Italia  fascista.

Lapide a Campi di Bisenzio (FI)

Matteotti venne visto da subito come uno dei massimi esempi di antifascista e di resistente al regime. Per questo durante la guerra di Resistenza i partigiani di orientamento socialista presero il nome di Brigate Matteotti. I resti di Matteotti riposano nel cimitero di Fratta Polesine suo paese natale.

Il 30 maggio 1924 Matteotti aveva preso la parola alla Camera dei Deputati per contestare i risultati delle elezioni tenutesi il precedente 6 aprile. Mentre dai banchi fascisti  si levavano contestazioni e rumori che lo interruppero più volte Matteotti, denunciando una nuova serie di violenze illegalità ed abusi commessi dai fascisti per riuscire a vincere le elezioni, pronunciò un discorso  che sarebbe rimasto famoso:

« [...] Contestiamo in questo luogo e in tronco la validità delle elezioni della maggioranza. [...] L’elezione secondo noi è essenzialmente non valida e aggiungiamo che non è valida in tutte le circoscrizioni. [...] Per vostra stessa conferma (dei parlamentari fascisti) dunque nessun elettore italiano si è trovato libero di decidere con la sua volontà… [...] Vi è una milizia armata composta di cittadini di un solo Partito la quale ha il compito dichiarato di sostenere un determinato Governo con la forza anche se ad esso il consenso mancasse»

Terminato il discorso disse ai suoi compagni di partito:

” Io il mio discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me.”

In un’altra occasione aveva pronunciato alla Camera rivolto ai fascisti alcune frasi che si sarebbero rivelate profetiche:

” Uccidete pure me ma l’idea che è in me non l’ucciderete mai… i miei bambini si glorieranno del loro padre e i lavoratori benediranno il mio cadavere“.

 

Giacomo Matteotti fa parte di coloro che potremmo definire i “protomartiri” dell’antifascismo insieme a SPARTACO LAVAGNINI ( 1921), don GIOVANNI MINZONI (1923), GIOVANNI AMENDOLA (1926), PIERO GOBETTI (1926) ed altri.

 

Vedi:  5 dicembre 2010. Il lungotevere degli "eretici"


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