Il 30 maggio del 1944 muore a Roma a causa delle gravi ferite inferte in un agguato fascista della banda Koch EUGENIO COLORNI ( 35 anni) filosofo, giornalista, politico socialista, europeista, Antifascista e Partigiano.

Colorni nacque a Milano in una famiglia della media borghesia di origini ebraiche. Si laureò in filosofia e durante il suo confino per attività antifascista nell’isola di Ventotene (LT), tra il 1939 e il 1941, fu tra gli autori del MANIFESTO PER UN’EUROPA LIBERA ( noto come il Manifesto di Ventotene) insieme con il comunista ALTIERO SPINELLI (1907- 1986) e l’azionista ERNESTO ROSSI (1897- 1967).

Fu anche uno dei massimi ispiratori e promotori del Federalismo Europeo: insieme con Spinelli, con Rossi,  con la socialista URSULA HIRSCHMAN (1913- 1991, sua moglie e da cui ebbe tre figlie), con il comunista MANLIO ROSSI DORIA (1905- 1988), con il repubblicano GIORGIO BRACCIALARGHE (1911- 1993), con l’azionista VITTORIO FOA (1910- 2008)  e con l’azionista MARIO ALBERTO ROLLIER (1909- 1980) diede vita, tra il 27 e il 28 agosto 1943 a Milano, al MOVIMENTO FEDERALISTA EUROPEO  che scelse come programma politico il Manifesto di Ventotene.

Lapide presente a Ventotene (LT)

Dall’8 settembre 1943 fu molto attivo nella Resistenza a Roma nelle file delle brigate socialiste Matteotti. Inoltre fu redattore capo del quotidiano socialista (clandestino) L’Avanti! e dal 22 gennaio 1944 diffuse clandestinamente il Manifesto di Ventotene.

Verrà colpito da un gruppo di fascisti della banda Koch il 28 maggio del 1944 in via Livorno a Roma e morirà due giorni dopo. I resti di Colorni riposano nel Cimitero Monumentale di Milano e il 25 aprile 1946 gli fu conferita la medaglia d’oro alla Memoria.

 

Dal  Manifesto di Ventotene:

“Un’Europa libera e unita è premessa necessaria per il potenziamento della civiltà moderna, di cui l’era totalitaria rappresenta un arresto…. La via da percorrere non è facile né sicura, ma deve essere percorsa e lo sarà…

La linea di divisione fra i partiti progressisti e partiti reazionari cade perciò ormai, non lungo la linea formale della maggiore o minore democrazia, del maggiore o minore socialismo da istituire, ma lungo la sostanziale nuovissima linea che separa coloro che concepiscono, come campo centrale della lotta quello antico, cioè la conquista e le forme del potere politico nazionale, e che faranno, sia pure involontariamente il gioco delle forze reazionarie, lasciando che la lava incandescente delle passioni popolari torni a solidificarsi nel vecchio stampo e che risorgano le vecchie assurdità, e quelli che vedranno come compito centrale la creazione di un solido stato internazionale, che indirizzeranno verso questo scopo le forze popolari e, anche conquistato il potere nazionale, lo adopereranno in primissima linea come strumento per realizzare l’unità internazionale.”

 

Vedi:  Il democratico ribelle: ERNESTO ROSSI

 


(Biografia provvisoria)


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