Il 16 maggio 1946 muore a Favara (AG) ucciso da Cosa Nostra con un colpo di lupara alla nuca GAETANO GUARINO (44 anni) farmacista, sindaco e politico socialista.

Negli anni dell’immediato dopoguerra a Favara un centro agricolo al confine con Agrigento la vita sembrava riprendere  dopo la guerra anche se con la secolare lentezza trascinando con sé i problemi di sempre: furti, abigeati, sequestri di persona, occupazione delle terre, angherie varie. E’ in questo difficile contesto che maturò l’assassinio del giovane sindaco del paese Gaetano Guarino.

Guarino nacque a Favara in una famiglia povera, si diplomò a Palermo in un liceo classico e si laureò in farmacia nel 1928 nell’università palermitana. Dopo la prematura scomparsa del padre era stato assunto dal Comune di Favara con la qualifica di commesso. Sin da giovane aderì al partito socialista e s’impegnò soprattutto negli anni universitari nelle prime lotte politiche che ebbero come conseguenza vari interventi della polizia fascista. Venne anche perquisita la sua abitazione e venne più volte ammonito per infrazioni alle leggi di pubblica sicurezza.

Caduto il regime fascista anche a Favara si costituì il Comitato di liberazione nazionale e Gaetano Guarino vi venne chiamato a far parte per rappresentare il partito socialista. Il comitato nell’autunno del 1944 doveva prendere una difficile decisione: indicare al Prefetto di Agrigento  il sindaco di Favara. La scelta cadde sul giovane farmacista Guarino.

A Favara operava in particolare la pericolosa cosca mafiosa  denominata “Cudi Chiatti” e  il giovane sindaco faceva quello che poteva per lenire le tante povere famiglie in condizioni di grave bisogno e provava ad evitare che la delinquenza dilagasse. Costituì le cucine economiche e prese provvedimenti per i più poveri. Ripristinò l’illuminazione pubblica nelle principali vie del paese e prese anche seri provvedimenti per l’approvvigionamento idrico. Intervenne perché fossero aumentati i salari ai molti minatori considerato che in quei mesi erano cresciuti il prezzo dei generi di prima necessità. Costituì una cooperativa agricola per aiutare i contadini a prendere in affitto le terre senza la necessità di rivolgersi ad intermediari mafiosi.

Ma intanto gravi dissidi turbavano la stessa giunta comunale. Gravi episodi innescarono una strategia della tensione che aveva come opposti protagonisti i democristiani e i social-comunisti. L’amministrazione locale entrò in crisi Guarino dovette dimettersi il 15 settembre del 1945 e a Favara si resero necessarie le prime elezioni politiche comunali.

In tale contesto però non scendevano in campo solo i partiti politici ma anche le cosche mafiose locali e i diversi baroni che con le loro potenti famiglie sostenevano importanti interessi.  Guarino era il candidato nella lista del blocco dei partiti della sinistra che si denominava “blocco del popolo” e subì per tutta la campagna elettorali molte intimidazioni di chiaro sapore mafioso. Il “blocco del popolo” vinse quelle elezioni ottenendo la maggioranza assoluta (nelle elezioni comunali del 10 marzo del 1946 Guarino fu sostenuto oltre che dai socialisti anche dal Partito Comunista Italiano e dal Partito d’Azione: vinse le consultazioni con il 59% dei voti e fu eletto) e così Guarino riprese il comando dell’amministrazione comunale.

Una delle prime delicate scelte che il nuovo sindaco dovette prendere riguardava la distribuzione regolare tra le famiglie davvero bisognose degli aiuti che arrivavano per la ricostruzione fossero essi finanziamenti o rifornimenti dell’U.N.R.R.A. che già cominciavano a riempire i magazzini del Comune. Pochi giorni prima dell’assassinio proprio in tali magazzini avvenne un clamoroso furto e a Guarino che manifestò di avere precisi sospetti si disse chiaramente di mantenere il silenzio sulla faccenda o avrebbe dovuto temere per la vita. Ma a quanto pare Guarino era deciso a sporgere denunzia cosa che però non poté avvenire perché  la mafia delle terre non gli perdonò le sue scelte popolari e dopo appena 65 giorni di sindacatura fu ucciso.

lapide su una casa di Favara

L’omicidio di Guarino maturò certamente nell’ambito della lotta per il potere tra gruppi che si servivano di pratiche criminali di stampo mafioso per condizionare l’assetto politico ed economico dell’entroterra agrigentino. La sera del 16 maggio 1946 la seduta del consiglio comunale si era da poco conclusa. Guarino come sempre l’aveva seguita sin dal primo minuto e ritornava a casa piuttosto turbato per le solite questioni liti scontri che da tempo ormai caratterizzavano l’attività politica locale. Mentre camminava con due amici si era fermato a discutere con altre tre persone che aveva incontrato.  Alle 20.30 proprio quando l’illuminazione pubblica venne spenta un tale approfittando dell’oscurità si avvicinò a Guarino e sparò colpendo il sindaco alla nuca che cadde a terra mortalmente ferito.

Tra gli stessi accompagnatori rimasti illesi vi fu chi si diede immediatamente alla fuga e chi prontamente cercò di organizzare i soccorsi anche se tutto fu vano. I responsabili del suo omicidio seppure conosciuti da tutti non furono mai arrestati (né quelli materiali né i mandanti): per protesta la vedova di Guarino ed il figlio andarono a vivere a Parigi rifiutandosi per sempre di tornare a Favara. I resti di Guarino riposano nel cimitero di Piana Traversa a Favara.


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