Il 5 maggio 1937 muore a Barcellona ucciso da sicari comunisti stalinisti del PSUC CAMILLO BERNERI (40 anni) filosofo, scrittore e Anarchico Antifascista.

Berneri nacque a Lodi in una famiglia della media borghesia dove la madre, insegnante elementare e convinta socialista, ebbe un grande influsso su di lui. Egli fu una delle più importanti figure intellettuali e militanti che il movimento anarchico italiano espresse nel periodo convulso e drammatico degli anni 20 e 30.

Fu negli organismi direttivi dell’Unione Anarchica Italiana (UAI) durante il Biennio Rosso (termine con cui viene comunemente indicato il periodo della storia italiana compresa fra il 1919 e il 1920 caratterizzata da una serie di lotte operaie e contadine che ebbero il loro culmine e la loro conclusione con l’occupazione delle fabbriche del settembre 1920), fu protagonista di “Lotta Umana” (testata erede dell’UAI in esilio nel ’27-28), diresse “L’Umanità Nova” di Puteaux ( comune francese), nel ’32 fu il principale animatore del più importante Convegno degli anarchici italiani esiliati in Francia, nel 1935 fu il punto di riferimento degli anarchici italiani che combatterono in Spagna durante la guerra civile di Spagna del 1936-37.

Berneri militava nella Federazione Giovanile Socialista (FGS) di Reggio Emilia ( dove si era trasferito seguendo la madre) già dal 1912 ma nel 1915 rassegnò le dimissioni dalla FGS attraverso una lettera ai compagni avendo maturato convinzioni anarchiche di stampo socialista e umanista.

Con lo pseudonimo Camillo da Lodi iniziò una sua copiosa attività pubblicistica collaborando per anni a vari periodici libertari e pubblicando numerosi libri sul pensiero anarchico, di approfondimento filosofico ed anche racconti formativi. Venne chiamato alle armi ma escluso dall’Accademia Militare di Modena per le sue idee anarchiche e fu inviato al fronte nel 1918. In occasione dello sciopero generale del luglio 1919 venne confinato nell’isola di Pianosa per la sua attività di organizzatore e animatore.

Si laureò in filosofia e insegnò all’Università di Camerino. Sempre più decisa si manifestava la sua avversione al fascismo collaborando molto attivamente con gli antifascisti fiorentini al primo giornale antifascista italiano “Non mollare”. Molto intensa fu in quegli anni l’attività di Berneri nell’ Unione Anarchica Italiana mentre s’inaspriva la dittatura fascista tanto da costringerlo ad espatriare clandestinamente in Francia nel maggio 1926, dove lo raggiunsero le figlie e la moglie (GIOVANNA CALEFFI (1897- 1962) grande figura dell’anarchismo italiano).

Giovanna Caleffi

Nel 1936 scoppiò la guerra civile spagnola e Berneri fu tra i primi ad accorrere in Catalogna, centro dell’attività di massa libertaria e antifranchista riunita nella Confederacion Nacional del Trabajo (CNT): qui si trovò a fianco di CARLO ROSSELLI e con tanta parte dell’antifascismo italiano e internazionale.

Al di là della solidarietà militante e ad una profonda amicizia a Carlo Rosselli lo legava anche l’atteggiamento critico e l’apertura mentale verso le prospettive del socialismo: in quegli anni Camillo Berneri collaborò con l’organo clandestino del movimento socialista-liberale “Giustizia e Libertà“ argomentando con Rosselli sull’alternativa tra socialismo libertario e socialismo dispotico.

In quei mesi, inadatto alle fatiche del fronte, si dedicò con entusiasmo all’opera formativa, al dibattito ideale e alle incombenze politiche pubblicando a Barcellona dal 9 ottobre 1936 un proprio periodico dal titolo “Guerra di classe” che sintetizzava la sua precisa interpretazione del conflitto in corso.

In esso infatti Berneri, preoccupato per il crescente isolamento non tanto del legittimo governo repubblicano quanto delle più tipiche realizzazioni rivoluzionarie e libertarie conseguite in varie regioni della Spagna, si batté vigorosamente per la stretta connessione di guerra e rivoluzione ponendo agli antifascisti e ai suoi stessi compagni anarchici il dilemma: vittoria su Franco grazie alla guerra rivoluzionaria o disfatta.

Molti e inascoltati furono i suoi tanti suggerimenti politici per colpire le basi operative del fascismo franchista:  proclamare l’indipendenza del Marocco, coordinare gli sforzi militari e potenziare gradualmente la socializzazione.

Fu dunque quella di Berneri una funzione singolarmente impegnata che lo espose ben presto alle feroci repressioni condotte dai comunisti stalinisti (riuniti nel PSUC, Partito Socialista Unificato di Catalogna) ormai prevalsi tra le file dei combattenti repubblicani dopo l’avvento del governo di Juan Negrin (1892- 1956, ultimo capo del governo della Repubblica spagnola): scomparvero così tragicamente in massacri di massa migliaia di combattenti antifascisti non comunisti, anarchici ma anche comunisti non stalinisti come i miliziani del POUM (Partito Operaio di Unificazione Marxista di tendenza marxista-leninista, trotskista e antistalinista). Il bellissimo film Terra e Libertà ( 1995) del regista inglese Ken Loach racconta queste tragiche vicende.

Francesco Barbieri

L’assassinio di Camillo Berneri si colloca precisamente in questa sanguinosa resa dei conti tra stalinisti e i loro avversari antifascisti conosciuta come le Giornate di Maggio del 1937 a Barcellona. Il 5 maggio Berneri fu prelevato da sicari del PSUC, insieme con l’amico anarchico FRANCESCO BARBIERI (42 anni), dall’appartamento che i due condividevano con le rispettive compagne.

I cadaveri dei due anarchici italiani furono ritrovati crivellati di proiettili. Camillo Berneri fu sepolto nel cimitero di Sants (Barcellona) insieme a molti altri militanti anarchici e comunisti: i tentativi di sua madre prima e di sua moglie poi di riportare il suo corpo in Italia non ebbero mai successo. Inoltre sul luogo della sua sepoltura gli spagnoli costruirono un campo di calcio in occasione delle Olimpiadi di Barcellona del 1992 e ad oggi i suoi resti risultano perduti insieme a quelli di tanti altri caduti per la libertà della Spagna.

 

Così scrisse Berneri in Umanesimo e anarchismo, articolo pubblicato su L’adunata dei refrattari (New York) del 22 e del 29 agosto 1936:

“Il rivoluzionario umanista è consapevole della funzione evolutiva del proletariato, è con il proletariato perché questa classe è oppressa sfruttata e avvilita ma non cade nell’ingenuità populista di attribuire al proletariato tutte le virtù e alla borghesia tutti i vizi e la stessa borghesia egli comprende nel suo sogno di umana emancipazione…

L’emancipazione sociale strappa il bambino povero alla strada e strappa il bambino benestante alla sua vita di fiore di serra, strappa il giovane proletario all’abbrutimento del lavoro eccessivo e strappa il giovane signore alle oziose mollezze e alle noie corruttrici, strappa la donna del popolo alla precoce vecchiaia e alla conigliesca fecondità e strappa la dama alle fantasticherie ossessionanti che nell’ozio hanno il loro vivaio e sboccano nell’adulterio o nel suicidio…

Deterministi e umani difenderemo la folla degli scioperanti… la difenderemo in nome dei dolori da essa sofferti, delle umiliazioni da essa patite, della legittimità dei suoi conculcati diritti, del significato morale che quella collera racchiude, del monito sociale che quell’episodio sprigiona ma se quello stesso borghese uccide dominato dall’ossessione gelosa, travolto da un impeto di sdegno non saremo noi a infierire soltanto perché egli è nato e cresciuto in un palazzo invece che in una stamberga. Noi spiegheremo come la vita borghese sia corruttrice, denunceremo il peso deformante dei pregiudizi propri della borghesia, faremo insomma il processo alla borghesia e non al singolo borghese.

La filosofia della cronaca, nella quale eccellono giornalisti di quotidiani democratici, è insufficientemente sviluppata dalla stampa di avanguardia appunto perché non si vuole uscire dall’angusta visuale classista che consiste nell’accanirsi sul borghese, sul militare, sul prete ecc. dimenticando l’uomo. Come sarebbe educativa una filosofia sociale dei fatti di cronaca!”


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