Il 1 maggio 1976 muore ad Atene in un incidente automobilistico ALEXANDROS PANAGULIS (37 anni, detto Alekos) ingegnere, ufficiale, politico, Resistente e poeta greco.

Panagulis (considerato un eroe nazionale della Grecia moderna) fu un intellettuale e attivista per la democrazia e i diritti umani e rivoluzionario in lotta anche armata contro la dittatura greca dei colonnelli (1967- 1974). Nel 1968 organizzò un attentato contro il dittatore Georgios Papadopoulos e per questo venne perseguitato torturato e imprigionato a lungo fino alla sua liberazione nel 1973 dopo una mobilitazione internazionale.

Seguì un periodo d’esilio in Italia fino a quando nel 1974  divenne deputato al parlamento greco per il partito liberaldemocratico Unione di Centro e morirà due anni dopo in un misterioso incidente stradale mentre stava indagando sui rapporti segreti intrattenuti da alcuni membri del nuovo governo democratico con i militari all’epoca del regime.

Panagulis nacque nei dintorni di Atene in una famiglia della media borghesia ed anche i suoi due fratelli saranno impegnati politicamente come il fratello minore GEORGIOS PANAGULIS fatto “scomparire” nel 1967 dal regime dei colonnelli. Si laureò in Ingegneria Elettronica quindi divenne ufficiale dell’esercito greco. Profondamente ispirato dalla tradizione culturale e umanista dell’Antica Grecia maturò un forte spirito libero e democratico e fin dall’adolescenza entrò  nell’ Organizzazione giovanile dell’Unione di Centro (O.N.E.K.) partito guidato da Georgios Papandreou.

Dopo il colpo di stato militare  del 21 aprile 1967 entrò nella resistenza contro il regime: per questo disertò durante il servizio militare a causa delle sue convinzioni democratiche e fondò l’organizzazione Resistenza Greca. Si rifugiò a Cipro per organizzare un piano d’azione e una volta rientrato in Grecia pianificò con altri compagni il tentativo di omicidio del dittatore Papadopoulos il 13 agosto 1968. L’attentato fallì e Panagulis viene arrestato.

La Giunta militare gli propose di poter collaborare con il regime e dopo il suo deciso rifiuto subì feroci torture fisiche e mentali. Dopo il processo del  3 novembre 1968  venne condannato a morte il 17 novembre successivo e  trasportato all’isola di Egina per l’esecuzione. Ma grazie alle pressioni della comunità internazionale oltre al timore da parte del regime di farne un martire la sentenza non venne eseguita e il 25 novembre 1968  Panagulis venne incarcerato nella famigerata prigione militare di Boiati poco fuori Atene.

Il 5 giugno 1969 evase per la prima volta; dopo essere stato arrestato tentò nuovamente di scappare scavando un buco nel muro della cella ma venne immediatamente scoperto. Questi tentativi di evasione vengono puniti con un breve trasferimento nella caserma di Goudi (Atene) ma un mese dopo venne riportato a Boiati dove fu rinchiuso in una cella costruita solo per lui: una stanza di cemento armato seminterrata di due metri per tre senza finestre (posta al centro del cortile del carcere) che Panagulis definirà “la tomba”. Inoltre durante un suo sciopero della fame nel 1970 subirà un attentato incendiario della sua cella.

La prigione di Panagulis detta "la tomba".

Nei tre anni e mezzo passati nella “tomba” tentò più volte di evadere nuovamente senza successo. Durante la prigionia subì molte umiliazioni e pestaggi e cercò di non cadere nella pazzia prendendosi continuamente gioco delle guardie e del direttore del carcere. Quando il padre stava per morire rifiutò  un permesso per raggiungerlo e nel 1973 rifiutò di beneficiare dell’amnistia generale concessa dal regime dei colonnelli ai detenuti politici a seguito delle pressioni internazionali. Questi rifiuti erano posti per evitare di dare agli occhi della stampa occidentale una distorta immagine di democrazia  del regime.

Il 21 agosto del 1973  venne finalmente liberato grazie ad una seconda amnistia “imposta”. Il giorno successivo conobbe la scrittrice e giornalista Oriana Fallaci a cui concesse una memorabile intervista. Si esiliò a Firenze nella casa di campagna della Fallaci ( diventata compagna di vita) per dare nuova forza alla resistenza greca. Inoltre la Fallaci in quel periodo rimase incinta di un figlio ma lo perse dopo un drammatico litigio con lo stesso Panagulis.

Nel 1974 la Giunta militare è costretta a lasciare il potere e vengono indette elezioni democratiche. Panagulis inizialmente fu restio a partecipare alla vita politica ma successivamente comprese che per continuare la sua azione deveva entrare in parlamento e per questo si presentò alle elezioni del novembre 1974 con l’Unione di Centro- Nuove Forze (E.K. – N.D.) un partito di ispirazione liberale-progressista e liberaldemocratica e guidato da Georgios Papandreou. Viene eletto deputato del collegio di Atene. Nello stesso periodo partecipò come testimone d’accusa al processo contro i membri dell’ex regime.

Nonostante soffra di problemi respiratori e di altro tipo, a causa delle ossa rotte a bastonate e delle lesioni a organi interni riportate durante i pestaggi subiti in prigione, come deputato portò avanti una decisa caccia ai politici che avevano collaborato con il regime dittatoriale lanciando contro di loro numerose accuse. Proprio per questo si dimetterà dal suo partito che vede poco deciso nell’epurare componenti del partito stesso che erano stati compromessi con il regime.

Conservò il suo seggio nel Parlamento ellenico come indipendente mentre portò avanti le sue decise accuse anche contro il Ministero della difesa ed altre istituzioni amministrative. Per mesi fu oggetto di pressioni e di minacce di morte le quali aumentarono dopo l’inizio delle pubblicazioni del dossier relativo agli agenti di sicurezza del regime dei colonnelli in un giornale ellenico su iniziativa dello stesso Panagulis.

La notte tra il 30 aprile ed il 1º maggio 1976 mentre rientrava a Glifada sua città natale nei dintorni di Atene Panagulis rimase vittima di un misterioso incidente automobilistico. L’inchiesta ufficiale attribuirà la responsabilità dell’incidente ad un errore dello stesso Panagulis la cui vettura era finita fuori strada. Ma le perizie di vari esperti internazionali anche italiani giunsero a conclusioni ben diverse parlando di un incidente provocato ad arte tramite speronamento da parte di due automobili di grossa cilindrata. Purtroppo le responsabilità dei possibili assassini non verranno mai provate.

Il suo funerale si svolse nella cattedrale di Atene il 5 maggio e divenne la più grande manifestazione di popolo della storia greca con circa un milione e mezzo di persone presenti. Durante la cerimonia la gente in piazza urlava “Zei zei zei” (“Vive vive vive“ abbreviato con la lettera greca Z che ha la stessa pronuncia). I suoi resti riposano nel Cimitero centrale di Atene in una semplice tomba di marmo bianco.

Panagulis  è stato un eroe e un martire della democrazia che provocò con la sua decisa resistenza e i suoi enormi sacrifici personali l’isolamento internazionale del regime dei colonnelli e verrà  definitivamente eliminato dalla lotta politica con un incidente che privò la Grecia di tante verità ( soprattutto su uomini al potere)  di cui lui era a conoscenza e che avrebbero probabilmente portato la Grecia a fare altre scelte politiche ed altri percorsi. Fu legato da amicizia e stima reciproca con PIER PAOLO PASOLINI e FERRUCCIO PARRI. Panagulis occupò a lungo l’interesse di Pasolini, che ne scrisse sulla rivista “Caos“, ne recensì i versi e ne parlò su “l’Unità” il 29 giugno 1972 (Il simbolo Panagulis).

Panagulis fu autore anche di bellissime poesie scritte quasi tutte nel drammatico periodo della carcerazione (Vedere sul sito del GLR  il Pensiero Urgente n.248) ed è il protagonista del famoso libro Un uomo scritto da Oriana Fallaci nel 1979. Così Panagulis si espresse in un’intervista concessa alla Fallaci nel 1974:

“Essere uomo significa avere coraggio, avere dignità. Significa credere nell’umanità. Significa amare senza permettere a un amore di diventare un’àncora. Significa lottare. E vincere. Guarda più o meno quel che dice Kypling in quella poesia intitolata “Se“.“

 

Questa è la poesia che Panagulis dedicò a Pasolini dopo il suo orrendo omicidio:


A Pier Paolo Pasolini

Voce umana
Vestita di bellezza
Era quella che ci davi
Umana e bella
Anche se duramente accusava

Amore semplice umano
La tua vita
Amore e paura per l’uomo
Per il progresso fede
E lo sviluppo insopportabile per te

V’erano momenti in cui ascoltando
Le parole scorrere dalle tua labbra
Riudivo i versi di Rimbaud
“Sono nato troppo presto o troppo tardi?
Cosa sto a fare qui?
Ah, tutti voi,
pregate Iddio per l’infelice”

No Pier Paolo
Non sei nato né presto né tardi
Ma peccato che tu sia partito
Mentre la verità si combatte
Mentre tanti si scontrano
Senza sapere perché
Senza sapere dove vanno

Mentre le religioni cambiano faccia
E le ideologie diventano religioni
E molti vestono paraocchi di nuovo
Tu non dovevi andar via.

 

Vedi:  Pensiero Urgente n.248)

 


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