Il 27 aprile del 1937 muore a Roma, dopo una lunga malattia aggravata dalla carcerazione che subiva da molti anni ANTONIO GRAMSCI (46 anni) filosofo, politico, giornalista, linguista e Antifascista.

Gramsci fu tra i fondatori nel 1921 del Partito Comunista d’Italia ed uno dei più grandi pensatori del 900. I suoi scritti hanno dato una svolta fondamentale alla tradizione filosofica marxista e attraverso la sua analisi culturale politica elaborò il concetto di egemonia con la quale le classi dominanti impongono i propri valori politici intellettuali e morali a tutta la società affinchè  il loro  potere risulti condiviso da tutte le classi sociali comprese quelle subalterne.

Gramsci nacque in Sardegna ad Ales (Oristano) da una famiglia di un certo benessere che però perse attraverso varie traversie economiche e giudiziarie; inoltre già a due anni si ammalò di tubercolosi ossea (  lo stesso morbo di Pot di Leopardi) che in pochi anni gli deformò la colonna vertebrale e gli impedì una normale crescita: infatti da adulto non supererà il metro e mezzo di altezza.

Vicino in gioventù all’autonomismo sardo frequentò l’università di Torino dal 1911 avvicinandosi alla milizia socialista e rivoluzionaria. Iscritto al PSI dal 1913 fu redattore del Grido del popolo e dell’Avanti!; dopo la sommossa popolare dell’agosto 1917 divenne segretario della sezione socialista torinese. Nel maggio 1919 fondò L’Ordine Nuovo settimanale di cultura socialista diretto soprattutto alla classe operaia che militava in favore dell’adesione del Partito socialista all’Internazionale comunista e a sostegno del movimento dei consigli di fabbrica; nel 1920 le posizioni de L’Ordine Nuovo ebbero l’approvazione di Lenin e nello scontro interno al PSI Gramsci si avvicinò all’ala astensionista guidata da Amedeo Bordiga che auspicava la costituzione del Partito comunista d’Italia (PCd’I) sezione italiana dell’Internazionale comunista. Il partito fu fondato a Livorno il 21 gennaio 1921.

Come membro del comitato centrale del nuovo partito Gramsci fu a Mosca dal giugno 1922 al novembre 1923 ed entrò nell’esecutivo dell’Internazionale. Dal 1923 Gramsci maturò il distacco dalle posizioni di Bordiga (che si trovava in polemica con l’Internazionale) per cui rientrato in Italia nel maggio 1924, divenuto segretario del partito (nel 1924 era stato anche eletto deputato) e avendo fondato già a gennaio dello stesso anno il quotidiano politico l’Unità come organo del PCd’I indirizzò, sfidando la dura linea di repressione perseguita dal governo fascista, la politica comunista verso l’unità con i socialisti massimalisti e verso un radicamento nella società italiana che aveva come fine l’alleanza tra gli operai e le masse contadine del Mezzogiorno (la “questione meridionale”) linea che ebbe la definitiva sanzione nel III congresso del PCd’I (Lione 1926).

Arrestato nel novembre 1926 ( su ordine diretto dello stesso Mussolini che temeva fortemente la sua profonda intelligenza) con altri dirigenti del partito nel 1928 fu condannato dal Tribunale speciale a venti anni di reclusione per attività cospirativa, incitamento all’odio di classe ecc. e trascorse il periodo detentivo prevalentemente nel carcere di Turi (BA). Le condizioni di salute già incerte si aggravarono durante la reclusione e  il 25 ottobre 1934 Mussolini accolse  la richiesta di libertà condizionata ma Gramsci non rimase libero nei suoi movimenti tanto che gli fu impedito di andare a curarsi altrove perché il governo temeva una sua fuga all’estero; solo il 24 agosto 1935  poté essere trasferito nella clinica “Quisisana” di Roma. Vi giunse in gravi condizioni: oltre al morbo di Pott e all’arteriosclerosi soffriva di ipertensione e gotta.

foto segnaletica durante la carcerazione

Il 21 aprile 1937 Gramsci passò dalla libertà condizionata alla piena libertà ma ormai il suo stato di salute era allo stremo: morì all’alba del 27 aprile nella stessa clinica Quisisana. Il suo corpo venne cremato e il giorno seguente si svolsero i funerali a cui parteciparono soltanto il fratello Carlo e la cognata Tatiana ed infine le ceneri inizialmente inumate nel cimitero Verano furono trasferite l’anno seguente nel Cimitero Acattolico di Roma a Porta San Paolo.

Nei suoi numerosi scritti ( soprattutto quelli nei 33 Quaderni dal carcere non destinati da Gramsci alla pubblicazione) svolse una rilettura globale dei fenomeni sociali e politici internazionali dal Risorgimento in poi che lo portò a criticare per la prima volta lo stalinismo, a teorizzare il passaggio dalla “guerra di movimento” alla “guerra di posizione”, a formulare i concetti di “egemonia” e di “rivoluzione passiva”.

Una grande preoccupazione di Gramsci fu la questione educativa delle masse popolari chiamate all’azione rivoluzionaria e per questo propose sempre una “scuola nazional popolare” per l’elevazione culturale e morale di operai e contadini come liberazione dall’”egemonia” culturale borghese. Questa posizione non fu quasi mai compresa da altri compagni di partito di ieri e… di oggi. Si occupò di coinvolgimento e ruolo delle masse nella società moderna, dell’avvento dell’”americanismo”, della pianificazione sovietica,  naturalmente del fascismo, del risorgimento italiano come rivoluzione popolare mancata, del pensiero politico di Machiavelli e del rapporto tra letteratura e società.

Il pensiero di Gramsci è importantissimo per il nostro tempo: tempo del fanatismo dell’economia, della rimozione della passione rivoluzionaria, della mancanza di ideali e auspicò la creazione di una “città futurasottratta all’incubo del capitalismo e della sua mercificazione universale.

Pasolini di fronte alla tomba di Gramsci nel 1954

Ereditare Gramsci vuol dire assumere come orientamento del pensiero e dell’azione personale la sua indocilità ragionata fondata sulla filosofia della praxis dei Quaderni del carcere, il  suo impegno, la sua coerenza – pagata con la vita – nella lotta per una nuova cultura cioè per un nuovo umanesimo. Ereditare Gramsci significa fare nostra la sua coscienza infelice e non conciliata con il presente, la sua appassionata ricerca del perseguimento di un futuro più giusto in cui tutti siano ugualmente liberi e responsabili.

Il pensiero e la figura di Gramsci furono fondamentali per la formazione e l’azione politica di PIER PAOLO PASOLINI e confluiranno nella straordinaria raccolta poetica Le ceneri di Gramsci pubblicata nel 1957.

In una lettera del 22 aprile 1929 dal carcere di Turi Gramsci racconta a Tatiana (sua cognata che lo seguì da vicino nella detenzione) della rosa di cui aveva iniziato a prendersi cura: forse parlando di sè in senso metaforico, delle proprie condizioni fisiche e soprattutto dei suoi ideali:

” La rosa ha preso una terribile insolazione: tutte le foglie e le parti sono bruciate e carbonizzate; ha un aspetto desolato e triste ma caccia fuori nuovamente le gemme. Non è morta almeno finora.”

 

Vedi:  Per non essere uomini-massa

GLI INDIFFERENTI E GLI UOMINI MEDI

Socialismo e cultura

Pensiero Urgente n.271)


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