Il 19 aprile del 1945 muore ucciso a Torino da repubblichini fascisti ANTONIO BANFO (45 anni) operaio metalmeccanico, sindacalista, attivista comunista, Partigiano e Antifascista.

Banfo nacque a Torino e fin dalla sua giovinezza divenne operaio della Fiat. Militante anarchico e libertario, aderisce nel 1921 al Partito Comunista d’Italia appena fondato e di cui diventa immediatamente propagandista clandestino.

Arrestato per attività sovversiva nel 1931 è condannato dal Tribunale speciale a tre anni di reclusione ma è scarcerato nel 1932, in virtù di un’amnistia concessa per celebrare il decennale del regime. Scontata la pena, Banfo non rinunciò all’attività clandestina: diventa dirigente delle Sap (Squadre di azione patriottica), che saranno l’anima della Resistenza nelle fabbriche.

Salvatore Melis

Fortemente sindacalizzato tratta con la Fiat e infonde nei compagni di lavoro il senso della loro dignità e dei loro diritti.

Nel 1936 Banfo matura la sua conversione religiosa avvicinandosi alla Chiesa Evangelica e frequentandone i locali di Milano. L’impegno religioso si coniugò con la sua militanza politica clandestina comunista e fino alla sua uccisione avrà sempre la Bibbia in mano e rimanendo comunista convinto.

Nel marzo del 1943 fu tra gli organizzatori, a Torino, degli scioperi contro la guerra. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 entrò nella Resistenza e fu inquadrato nella 23° Brigata Garibaldi, per la quale mantenne i rapporti con il CLN regionale e assunse un ruolo di primo piano nel movimento comunista della Fiat Grandi Motori dove lavorava e fu  sempre alla testa del Comitato di agitazione che egli stesso aveva promosso.

In questa importante fabbrica Banfo diresse lo sciopero preinsurrezionale del 18 aprile 1945, ma nella notte tra il 18 e il 19 i brigatisti neri irruppero nella sua abitazione. Banfo fu prelevato col genero SALVATORE MELIS ( nato in provincia di Nuoro nel 1917 e anch’egli operaio della Fiat Grandi Motori e sappista): al mattino i loro cadaveri trucidati furono ritrovati all’angolo tra corso Novara e corso Giulio Cesare a Torino, nello stesso punto dove solo un paio di giorni prima erano stati uccisi altri quattro antifascisti.

Lapide sul luogo dell'uccisione

I  colpevoli degli assassinii furono trovati nei componenti di una squadra speciale del direttorio del fascio repubblicano torinese comandata da Tullio Dechiffre ( verrà condannato a morte nel 1946, poi all’ergastolo, ridotto a dieci anni di carcere, e amnistiato uscirà nel 1954. Morirà nel 1985 dopo aver lavorato in uno studio legale a  Milano).

I resti di Banfo e Melis riposano nel Campo della Gloria, Sacrario della Resistenza, nel Cimitero Monumentale di Torino.


 

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