Il 12 aprile del 46 a.C. muore suicida ad Utica (Tunisia) MARCO PORCIO CATONE (46 anni, detto UTICENSE) politico, scrittore, militare e magistrato romano.

Catone nacque a Roma  nel 95 a. C. in una famiglia di grande importanza politica e sociale. Suo nonno era Marco Porcio Catone detto il Censore (234- 149 a.C.) e fin da giovane si mostrò austero, sobrio, moralmente e fisicamente forte, così come ci attesta lo storico greco Plutarco (46 d.C.- 125 d.C.) in una biografia a lui dedicata nella sua opera Vite parallele. Inoltre mostrò da subito anche un deciso rifiuto di ogni adulazione che la potenza della sua famiglia attirava.

Negli studi Catone mostrò, sotto la guida del tutore Sarpedonte,  un profonda e appassionata tensione nell’apprendere e considerò la filosofia come una norma di vita e la disciplina spirituale come una necessaria preparazione alla vita politica che, per tradizione di famiglia, l’aspettava. Per questo  aderì tutta la vita ai principi della filosofia stoica. Visse con grande dolore la morte del fratello Cepione a cui lo legava un amore profondo.

Nel 73 a.C. sposò Atilia da cui ebbe un figlio, Marco, morto nella battaglia di Filippi del 42 a.C. e una figlia, Porcia, che sposò Marco Giunio Bruto (85 a.C,- 42 a.C., il capo della congiura che uccise Giulio Cesare nel 44 a.C.). Il matrimonio successivamente fallì e Catone sposò  Marzia da cui ebbe tre figli  e con la quale ebbe un profondo rapporto.

Nel 72 a.C. combattè  nella Terza guerra servile contro la rivolta degli schiavi guidata da SPARTACO (111 -71 a.C.) e nel 67 a.C. fu eletto tribuno militare assumendo il comando di una delle legioni della Macedonia. In questa occasione mostrò esempio, persuasione ed energia tali da ottenere che i suoi soldati fossero, moralmente e militarmente, di primo ordine. Essi amarono e rispettarono in lui, più che il tribuno, l’uomo,  come ricorda Plutarco.

Dopo vari viaggi in Asia Minore per conoscere usi e costumi degli abitanti, Catone venne eletto nel 65 a.C. questore ( magistrato che supervisionava e gestiva il tesoro e le finanze dello Stato) e si rivelò un amministratore di grande capacità e onestà, riscuotendo un riconoscimento generale. Nel 62 a. C. venne nominato Tribuno della plebe. Tra il 58 e il 56 a.C . venne nominato, come questore e propretore, commissario liquidatore dei beni confiscati al re Tolomeo di Cipro, lavoro che portò a compimento con assoluta attenzione contro ogni tentativo di frodare lo Stato. Infatti egli continuò sempre, anche dopo il 65, a sorvegliare attentamente il pubblico erario tenendo sott’occhio i libri contenenti le spese e le entrate dello Stato ed ogni giorno i suoi servi andavano a prendere copia dei vari atti amministrativi per controllare se non vi fossero malversazioni e ruberie.

Il suo forte senso di responsabilità lo portava a partecipare a tutte le sedute del Senato e si faceva informare da ospiti e amici degli avvenimenti più importanti delle provincie. Insieme a tanti altri interventi nella politica romana ( fu sua la spinta finale per la condanna a morte di Lucio Sergio Catilina nel 63 a.C., a causa della sua congiura contro la Repubblica, che fu raccolta in Senato da Marco Tullio Cicerone (106- 43 a.C.)) agì decisamente contro i brogli, sempre nel 63, del neo-eletto console L. Licinio Murena.

Catone propose, tra l’altro, di stanziare annualmente 1250 talenti per la distribuzione di frumento al popolo anche se fu un provvedimento non sufficiente a causa della gravità del problema sociale. Dopo il 54 a.C. divenne senatore. Nemico del compromesso e indifferente agli interessi dei compagni di partito, quello degli optimates, conobbe anche l’insuccesso elettorale, nel 55 a. C., anno in cui si era candidato per la carica di pretore.

Nell’esercizio delle numerose funzioni politiche ed amministrative che svolse si oppose sempre all’illegalità, dichiarandosi custode del mos maiorum ( i costumi degli antenati) e delle istituzioni repubblicane, attaccando chiunque non si muovesse entro quei limiti. Nell’ attività amministrativa voleva controllare tutto per scoprire qualsiasi forma di speculazione, proprio perché in lui prevaleva l’amministratore dei beni comuni sull’uomo politico.

Plutarco ci ricorda come Catone mostrò grande intransigenza nei confronti di potenti autocrati e dei più spregiudicati mestieranti della politica del tempo, non facendosi per nulla intimorire da minacce palesi contro la sua incolumità, che la sua intransigenza attirava sempre più.

Rovine di Utica, Tunisia

Seppe opporsi agli uomini più potenti del suo tempo: a Gneo Pompeo Magno (106- 48 a.C., a cui negò i fasti del trionfo dopo alcune sue conquiste), a Marco Licinio Crasso (114- 53 a.C., l’uomo più ricco del suo tempo che richiedeva, dopo aver condotto la guerra contro Spartaco, una restituzione di somme non stabilite in contratto), a Gaio Giulio Cesare ( 100- 44 a.C., che chiedeva continuamente trionfi e cariche per le sue vittorie in Gallia).

Proprio il rigido atteggiamento di Catone portò Pompeo, Crasso e Cesare a formare il Primo Triunvirato nel 60 a.C. per impossessarsi del potere e difendere i loro interessi a scapito della Repubblica così tenacemente difesa da Catone.

Dopo la morte di Crasso in battaglia nel 53 a.C. si svilupparono gelosie e contese tra Pompeo e Cesare per il dominio su Roma che sfociarono in una gravissima guerra civile. Catone sommamente preoccupato di salvare le istituzioni repubblicane si avvicinò allora a Pompeo che era legato agli optimates.

Ma Cesare, tornando dalla guerra in Gallia, il 10 gennaio del 49 a.C. varcò il  fiume Rubicone (vicino Forlì), estremo limite che il Senato impose a Cesare di non oltrepassare con il suo esercito. I pompeiani e i seguaci di Catone dovettero fuggire da Roma. Infine Pompeo fu sconfitto da Cesare nella battaglia di Farsalo del 48 a.C. e, in fuga, sarà ucciso a tradimento in Egitto dal re Tolomeo XIII, fratello di Cleopatra (69- 30 a.C.), per ingraziarsi i favori di Cesare ormai padrone di Roma.

Le legioni di Cesare continuarono ad incalzare Catone e i suoi seguaci che cercarono rifugio in Numidia ( un regno compreso tra la Mauritania e la Tunisia odierne). Giuba I, re di Numidia, tentò di opporsi a Cesare ma fu sconfitto a Tapso ( in Tunisia) nel 46 a.C. e si suicidò. Infine l’esercito di Cesare puntò su Utica ( in Tunisia, vicino a Cartagine) dove Catone si era asserragliato per difenderla.  All’avvicinarsi dell’esercito di Cesare molti seguaci di Catone, spaventati, cominciarono a pensare di arrendersi. Ma Catone, strenuo difensore della libertà Repubblicana, non volle abbassarsi a chiedere la grazia.

Il suicidio di Catone, dipinto del Guercino (XVII secolo).

Il 12 aprile del 46 a.C. diede mezzi per il viaggio a coloro che volevano fuggire, pranzò con grande tranquillità, trascorse alcune ore della notte  leggendo il Fedone di Platone e discorrendo di filosofia con i pochi amici rimasti.

Poi, rimasto solo,  prese la spada e si trafisse il ventre. I suoi amici accorsero e gli fasciarono la ferita ma Catone, strappate le bende, infierì con forza sui suoi visceri fino alla morte. Per lui, seguace della dottrina stoica e dei valori Repubblicani, la morte non era un male ma una liberazione dell’animo poichè ogni altra via d’uscita, senza perdere la sua dignità, era preclusa.

Cesare, nonostante tutto, ebbe parole di ammirazione per questo suo fiero avversario ma, più tardi, cercherà d’infangarne la memoria in alcuni suoi scritti come se anche la sola “ombra” di Catone fosse per lui un tormento. Gli Uticensi resero grandi onori funebri ai resti di Catone.

La sconfitta e la morte di Catone e la vittoria di Cesare segnarono la definitiva fine dell’antica Repubblica Romana e la trasformazione di Roma in un potere imperiale.

L’incrollabile carattere di Catone, la sua fiera opposizione alle illegalità, la difesa della libertà repubblicana ormai vacillante, sono stati spesso esaltati, soprattutto nell’800 e nel Risorgimento italiano, ma hanno anche trovato detrattori antichi e moderni. Comunque la figura di Catone, divenuta simbolo di spirituale libertà repubblicana e di dignità umana, ha ispirato numerose opere letterarie, musicali e pittoriche.

Virgilio ( 70- 19 a.C.) cita Catone nell’VIII capitolo dell’Eneide come colui che dà le leggi ai pii e Dante (1265- 1321) incontra Catone nel I canto del Purgatorio della Divina Commedia e lo presenta come custode del Purgatorio stesso.


Cicerone, nel 63 a.C., difese il console L. Licinio Murena nel processo che Catone gli aveva intentato per brogli elettorali. Nella sua orazione difensiva (Pro Murena) Cicerone, pur suo avversario nel processo, così si espresse nei confronti di Catone:

“La natura stessa ti ha fatto uomo nobile ed eccellente, plasmato alla dignità, all’equilibrio, alla grandezza d’animo, alla giustizia, insomma ad ogni virtù … Sappiate, o giudici, che Marco Catone ha innate tutte le qualità che noi reputiamo divine e straordinarie.”

 

Vedi:   19 aprile 2019. Morte di un maestro di saggezza.



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