Il 12 aprile del 1959 muore dopo una breve malattia a Bozzolo (Mantova) PRIMO MAZZOLARI (69 anni) presbitero, scrittore, Antifascista e Partigiano.

Don Mazzolari nacque a Cremona in una famiglia contadina e fin da giovane matura alcune idee sulla Chiesa e sulla società che avrebbe mantenuto negli anni della maturità: la fiducia accordata alla modernità (in antitesi alla visione che di essa aveva dato il mondo cattolico intransigente), il suo patriottismo di ispirazione risorgimentale e democratica, l’affermazione della propria libertà di coscienza.

Mazzolari divenne presbitero nel 1912 e dopo una breve esperienza pastorale in piccole parrocchie del cremonese, allo scoppio della Prima guerra mondiale, si arruola volontario come soldato della Sanità.

All’ospedale militare di Cremona rimase per un breve periodo: su sua richiesta fu mandato in prima linea come cappellano. Tornò nel Cremonese soltanto nel 1921 svolgendo la sua missione di prete tra la poverissima popolazione bracciantile della riva sinistra del Po (a Bozzolo e Cicognara) in un ambiente in gran parte socialista con cui legò un rapporto di profonda fiducia e stima reciproca.

Ebbe così modo di assistere alle scorribande squadristiche delle bande fasciste di Roberto Farinacci (ras di Cremona) e divenne ben presto quello che è stato definito “un prete scomodo”: rifiutò di esporre il tricolore in occasione della marcia su Roma nel 1922; respinse il pressante invito a cantare il “Te Deum!” in chiesa quando Mussolini sfuggì all’attentato del 1925; non volle partecipare alla farsa elettorale del 1929. Proprio in questo anno diviene parroco del piccolo paese di Bozzolo.

La sua coerenza civile e religiosa valse a don Mazzolari un grande prestigio tra la popolazione, la simpatia dei democratici, ma anche non poche incomprensioni da parte delle gerarchie cattoliche e di vari confratelli, ma soprattutto l’odio dei fascisti. Questi – oltre a sollecitarne l’invio al confino per le sue prediche e per i suoi articoli giornalistici – giunsero a prendere a rivoltellate la canonica.

Don Primo dovette vedersela anche con il Santo Uffizio che lo sospese dalla celebrazione della Messa e dalla predicazione quando, dopo la pubblicazione di La più bella avventura ( una riflessione sul Figliol prodigo che è stata definita una “teologia ecumenica”), uscì nel 1935 il libro intitolato Impegno con Cristo. Don Mazzolari teorizzava una “rivoluzione cristiana” in una convivenza secondo giustizia nella quale doveva realizzarsi l’egualitarismo economico.

Con tali idee dopo l’8 settembre del 1943 don Primo partecipò attivamente alla lotta di Liberazione portandovi quei giovani che erano cresciuti al suo fianco. Finì per essere arrestato dalla polizia ma venne rilasciato. Visse in clandestinità fino al 25 aprile del 1945 sottraendosi ai fascisti che avevano deciso di eliminarlo come avevano fatto ventidue anni prima nel Ferrarese le squadre di Italo Balbo con il suo amico don GIOVANNI MINZONI (1885- 1923).

Nei mesi in cui visse nascosto scrisse altri  testi per alimentare la Resistenza e il volume La rivoluzione cristiana nel quale traccia le grandi linee che avrebbero dovuto guidare l’impegno cristiano nell’Italia democratica. Con la Liberazione Mazzolari cominciò a lavorare a fianco della DC divenendo, dopo il 18 aprile del 1948, la coscienza critica del partito cattolico. Nel 1949 iniziarono le pubblicazioni di Adesso un giornale progettato da don Mazzolari per dare spazio alle “avanguardie cristiane” e su cui scrissero anche importanti autori di estrazione laica.

Il foglio ebbe quindi non pochi problemi sia con le istituzioni italiane sia con le gerarchie ecclesiastiche; lo si accusò anche di essere finanziato dai comunisti perchè sviluppava un pensiero sociale vicino alle classi deboli (Nessuno è fuori della carità) e ai valori del pacifismo che attireranno le critiche e le sanzioni delle autorità ecclesiastiche fino a portarlo all’isolamento nella sua parrocchia di Bozzolo.

Lapide a Cremona dedicata a Mazzolari

Se l’istituzione ecclesiastica lo reprimeva con durezza non per questo il messaggio di Mazzolari si spense; ebbe anzi una notevole influenza anche se per vie più nascoste. Veniva regolarmente invitato da padre ERNESTO BALDUCCI agli incontri annuali dei preti scrittori e gli echi della riflessione di Mazzolari sull’obiezione di coscienza e sull’opzione per la non violenza si ritroveranno oltre che nell’opera di  Balducci e di padre DAVIDE MARIA TUROLDO anche nell’impegno politico e sociale di GIORGIO LA PIRA e di  ALDO CAPITINI.

Ma soprattutto Mazzolari divenne il punto di riferimento per la maturazione sociale e sacerdotale di don LORENZO MILANI ( che aveva collaborato con Mazzolari scrivendo negli anni ’50 articoli per Adesso) ispirando il suo capolavoro: L’obbedienza non è più una virtù (1965). È solo verso la fine degli anni cinquanta negli ultimi mesi di vita che don  Mazzolari cominciò a ricevere le prime attestazioni di stima e di resa di giustizia per la sua altissima figura morale da parte delle gerarchie ecclesiastiche.

Nel novembre del  1957 l’arcivescovo di Milano Montini (futuro papa Paolo VI) lo chiama a predicare presso la propria diocesi e nel febbraio del 1959 papa Giovanni XXIII ( nonostante gli ostacoli frapposti da alcuni personaggi della Curia romana) lo riceve in udienza privata e lo saluta pubblicamente “Tromba dello Spirito Santo in terra mantovana”. I resti di don Mazzolari riposano nella chiesa di San Pietro a Bozzolo, dove fu parroco per tanti anni. Dopo la Liberazione nel 1949 l’ANPI di Cremona riconobbe a Mazzolari a pieno titolo la qualifica di Partigiano.

Così ha scritto don Mazzolari:

“È finito il tempo di fare da spettatore sotto il pretesto che si è onesti e cristiani. Troppi ancora hanno le mani pulite perché non hanno mai fatto niente. Un cristiano che non accetta il rischio di perdersi per mantenersi fedele a un impegno di salvezza, non è degno d’impegnarsi col Cristo.”

“I cristiani di tutti i tempi hanno trovato più facile ripetere la Presenza eucaristica della Presenza della carità, dimenticando che non si può capire una Mensa dalla quale, almeno uno, dietro l’esempio del Maestro, non si alzi per continuare nel mondo quella carità che è il fermento celeste del pane del Mistero.”


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