Il 25 marzo del 1957 muore ucciso a Camporeale (PA) in un agguato mafioso PASQUALE ALMERICO  (43 anni)  maestro elementare, segretario della locale sezione DC e sindaco del paese.

Almerico nacque  e visse a Camporeale. Conseguita l’abilitazione magistrale  divenne maestro elementare e si iscrisse all’università alla facoltà di legge con ottimi risultati, ma abbandonò gli studi preso dall’impegno politico. Scrisse per un breve periodo per il  Giornale di Sicilia e svolse il servizio militare  venendo congedato nel 1936.

Insegnò poi nella scuola elementare di Camporeale divenendo anche responsabile della mensa scolastica. Con alcuni cattolici impegnati politicamente Almerico creò poi la sezione del partito della DC di Camporeale.

Almerico, che era scapolo, venne eletto sindaco di Camporeale il 25 maggio del 1952. Durante il suo mandato venne istituita a Camporeale una sezione staccata della scuola media di Alcamo; fu inoltre resa agibile la strada provinciale Alcamo-Camporeale unica strada per la quale si poteva raggiungere Trapani che a quei tempi era il capoluogo di provincia. Ma nel marzo 1955 Almerico fu costretto a dimettersi dalla carica di sindaco, dopo 24 mesi, per la correttezza amministrativa che imponeva, ma la sua attività politica continuò come segretario della sezione DC di Camporeale.

Secondo la prima Commissione antimafia, che si occupò dell’omicidio di Almerico,  a decretarne la  morte era stato il potente capomafia del paese “don” Vanni Sacco a cui il “piccolo” maestro elementare aveva osato negare la tessera della DC. Un oltraggio al “Padrino” ( che aveva militato nel Partito Liberale Italiano e ora voleva esercitare il suo influsso su quello scudocrociato, insieme ad altri trecento mafiosi del paese di cui Sacco aveva richiesto la tessera DC) e più ancora un ostacolo serio al processo di penetrazione della mafia nel partito democristiano.

Ma gli ostacoli “don” Vanni li  spazzava via a colpi di mitra come aveva già fatto il 1° aprile 1948 col segretario della Camera del lavoro, il socialista CALOGERO CANGELOSI, che aveva cercato di togliere la terra agli agrari per darla ai contadini. In quel caso Sacco la fece franca.

Dopo il rifiuto della tessera della DC a Vanni Sacco Almerico cominciò ad essere minacciato. Decise quindi di scrivere al segretario della DC siciliana Nino Gullotti e informò anche uno dei proconsoli fanfaniani a Palermo Giovanni Gioia. Almerico denunciò il fatto che la DC di Camporeale rischiava di essere conquistata dalla mafia e il pericolo di vita che correva lui stesso ma i dirigenti del partito non condivisero la sua posizione e lo invitarono a lasciare l’incarico di segretario. Giovanni Gioia replicò che “Il partito ha bisogno di gente con cui coalizzarsi ha bisogno di uomini nuovi non si possono ostacolare certi tentativi di compromesso“.

Nel 1976  PIO LA TORRE ( politico e sindacalista comunista che sarà ucciso dalla mafia il 30 aprile del 1982) scrisse nella relazione di minoranza della Commissione Antimafia della Camera: “L’onorevole Gioia non batté ciglio e proseguì imperterrito nell’opera di assorbimento delle cosche mafiose nella DC“. Vanni Sacco venne accolto, successivamente, con tutti gli onori nel partito democristiano.

Il 25 marzo del 1957 Almerico era uscito dal circolo della DC dove aveva visto in televisione la firma sul Trattato del Mercato Comune Europeo ( 25 marzo 1957) insieme a suo fratello Liborio. Dopo pochi passi si accorse di essere stato circondato da cinque uomini a cavallo armati di mitra che cominciarono a sparare per circa trenta secondi su di lui e su suo fratello: entrambi caddero a terra in una pozza di sangue.

A quel punto uno dei killer scese da cavallo e si avvicinò con la pistola in pugno ad Almerico sparandogli a bruciapelo ben sette «colpi di grazia». Dopo un breve black out della luce sul luogo dell’agguato si presentò uno spettacolo terribile: Almerico, colpito da decine di colpi di mitra e da sette colpi di pistola, giaceva a terra agonizzante; un giovane passante ANTONIO POLLARI colpito per caso era morto mentre erano rimasti feriti il fratello Liborio, un ragazzo, una ragazza ed una persona anziana.

Stavolta Sacco venne arrestato con l’accusa di avere ordinato l’assassinio di Almerico. All’Ucciardone, il carcere di Palermo, rimase solo qualche giorno perché poi fu trasferito all’ospedale della «Feliciuzza» di Palermo (considerato come un «Grand Hotel» della mafia) fino all’assoluzione per insufficienza di prove.

Per anni la mafia di Vanni Sacco sarebbe rimasta padrona assoluta del paese e Sacco morirà nel suo letto il 4 aprile 1960. Per lungo tempo cadde quindi l’oblio su Almerico e soltanto nel 2001 l’Assemblea Regionale Siciliana ha ridato “l’onore” al sindaco ucciso inserendolo nel lungo elenco dei caduti “per la libertà e la democrazia” in Sicilia.

 

Vedi:  Il sindacalista che dava fastidio: CALOGERO CANGELOSI


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