Il 2 marzo 1948 viene ucciso a Petralia Soprana (PA) con due colpi di fucile da parte di sicari mafiosi EPIFANIO LI PUMA (55 anni) contadino, sindacalista e politico.

Li Puma nacque a Petralia Soprana (PA) in una frazione chiamata Raffo che rimase sempre il suo punto di riferimento. Appassionato dirigente socialista di lotte contadine e padre di dieci figli era un infaticabile lavoratore dei campi molto religioso ma critico nei confronti di una chiesa troppo ricca e di carattere rigoroso.

La prima lotta la intraprese al ritorno dalla prima guerra mondiale rivendicando le terre che lo Stato aveva promesso ai combattenti. Li Puma era contro il fascismo e lo diceva apertamente, il suo coraggio e la sua determinazione erano a conoscenza di tutti. Non era un rivoluzionario ma un pacifista che credeva nello stato e nella legge uguale per tutti. Un politico sindacalista che in occasione del referendum sulla monarchia o repubblica nel 1946 si schierò facendo votare in favore di quest’ultima.

I suoi discorsi politici erano sempre a favore della sinistra e del PSI che lui indicava come il partito che dava pane perché credeva negli ideali politici del socialismo. Si adoperava per difendere e rivendicare i diritti del popolo e se pur sprovvisto di una base culturale operò una rivoluzione fra i contadini spingendoli a chiedere i propri diritti nei confronti degli agrari.

Per questo organizzò a Raffo (PA) nel 1946 la Lega dei lavoratori della terra in quanto aveva capito che solo attraverso i sindacati le sorti dei contadini potevano risollevarsi. Questo suo impegno naturalmente lo portò a scontrarsi con il marchese padrone del feudo presso cui lavorava. Li Puma poteva diventare pericoloso e così egli cominciò a ricevere intimidazioni e minacce di sfratto dal feudo ma non si preoccupò dirigendo la lotta secondo la legge, bandendo soverchierie o oltraggi.

Iniziarono gli incontri fra i capi lega che a contatto con i dirigenti provinciali e delle locali Camere del lavoro riuscivano ad avere notizia sull’esistenza di nuove leggi sul riparto dei prodotti o sull’assegnazione delle terre incolte alle cooperative ( decreti Gullo del 1944). Le riunioni della lega non solo servivano ad organizzare la lotta ma anche a informare i cittadini di quanto stava avvenendo dal punto di vista politico legislativo e sindacale.

Nonostante il clima di intimidazione e schiavizzazione le riunioni continuarono ma divennero segrete; l’argomento in discussione negli incontri era sempre lo stesso: decidere di non lavorare più il terreno del marchese per costringerlo a riconoscere le leggi vincenti. Una scelta difficile da fare visto che quel pezzo di terra da coltivare era l’unica fonte di vita per molte famiglie. Di fronte a questo problema in occasione delle ripartizioni del prodotto per ottenere l’applicazione delle nuove percentuali dettate dal “decreti Gullo” Li Puma convocò i Capi-lega delle borgate vicine e indicò la necessità di chiedere all’organizzazione sindacale l’assistenza di un avvocato.

Nel 1947 visto i primi successi si diede l’avvio all’occupazione simbolica delle terre incolte e mal coltivate con l’obiettivo della “terra a chi lavora”, secondo il decreto Gullo n.89 che prevedeva l’assegnazione delle terre gestite male a favore delle cooperativa contadine, decreto naturalmente non applicato in Sicilia.

Con questa speranza Li Puma assieme agli altri capi-lega lanciò la proposta della costituzione di una cooperativa agricola che prese il nome di “ Madreterra” e venne avanzata la richiesta per ottenere 5000 ettari di terra. La richiesta venne respinta ma questo non scoraggiò i contadini che decisero di non seminare e di non coltivare la terra dei padroni.

Le riunioni si intensificarono e il movimento contadino stava prendendo piede mentre Li Puma veniva ripetutamente minacciato. A chi gli consigliava di denunciare coloro che lo minacciavano rispondeva:“quattro anni di guerra di prima linea e di trincea neanche una ferita e ora dovrei aver paura qua?…”

Lapide sulla tomba di Li Puma

La sua uccisione era dunque annunciata visto che la lotta contro le famiglie feudali si era fatta aspra e la mafia era tutta mobilitata.  Un assassinio che arrivò perché Li Puma non si tirò mai indietro, un omicidio necessario perché per battere il movimento in piena campagna elettorale per le elezioni del 18 aprile ’48 bisognava dare un segnale forte eliminando fisicamente un capo-lega, un dirigente del movimento contadino che, attraverso la vittoria sulla fame e sull’ignoranza, aveva tentato di far nascere quel senso di rispetto di sé che in tutti i sud della terra è la base di partenza per qualsiasi rivolgimento o progresso sociale.

Il 2 marzo 1948 Li Puma venne ucciso dalla mafia agraria al soldo dei baroni nei terreni di Alburchìa tra Petralia Soprana e Gangi (PA): a sparare furono due uomini a cavallo mentre Li Puma lavorava il suo pezzo di terra e davanti a due dei suoi figli. Durante i suoi funerali, a Petralia Soprana, i mandanti del suo omicidio  furono apertamente denunciati ma nessuno pagò per la sua morte. I suoi resti riposano nel cimitero di Petralia Soprana.


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