Il 24 febbraio 1945 viene ucciso a Milano da militi delle Brigate Nere mentre si sta recando ad un appuntamento EUGENIO CURIEL (33 anni) fisico, docente universitario, Antifascista e Partigiano.

Curiel nacque a Trieste in un’agiata famiglia ebrea e conseguì con un anno d’anticipo la licenza liceale. Di ingegno vivacissimo aveva frequentato per volere del padre il primo biennio di Ingegneria a Firenze. Si era poi iscritto al Politecnico di Milano ma lo aveva lasciato per tornare a Firenze a seguire i corsi di Fisica. Completò questi studi nell’università di Padova laureandosi a pieni voti ed era destinato ad essere un prestigioso ricercatore fisico. Dal 1934 insegnò meccanica razionale nella stessa università.

Si diede tra il 1933 e il 1934 anche agli studi filosofici ed approdò non senza un processo critico al marxismo. Nel 1937 assunse la responsabilità della pagina sindacale del “” il giornale universitario di Padova. Ma quell’impegno nella “attività legale” durò poco. Intanto nel 1936 prese contatto con il Centro estero del Partito comunista, a Parigi.

Nel 1938 Curiel, a seguito delle leggi razziali, venne sollevato dall’insegnamento e si trasferì a Milano. Qui prese contatti con il Centro interno socialista e con vari gruppi antifascisti ma il 23 giugno del 1939 venne arrestato da agenti dell’OVRA. Trascorse qualche mese nel carcere di San Vittore poi venne condannato a cinque anni di confino a Ventotene.

Nell’isola, dove arrivavano operai antifascisti garibaldini  che avevano partecipato alla guerra civile di Spagna, attraverso una sorta di “università proletaria”, nella quale anche Curiel insegnò come dimostrano gli appunti ritrovati delle sue lezioni,  si formarono i quadri che organizzeranno la Resistenza. Il 21 agosto del 1943  Curiel lasciò Ventotene. Tornò in Veneto, ritrovò vecchi amici e collaboratori e indicò loro la via della lotta armata, infine ritornò a Milano.

Qui diresse di fatto l’Unità clandestina e la rivista comunista La nostra lotta, tenne i contatti con gli intellettuali antifascisti, promosse tra i giovani resistenti la costituzione di un’organizzazione unitaria: il “Fronte della gioventù per l’indipendenza nazionale e per la libertà”. In questo periodo elaborò la sua teoria sulla democrazia progressiva considerata il suo più importante contributo teorico all’antifascismo.

Attratta dalla sua fede, dal suo entusiasmo e dal suo esempio molta parte della migliore gioventù italiana rispose all’appello del “Fronte”e Curiel ne divenne guida ideale e punto di riferimento pratico facendo del “Fronte” un potente strumento di liberazione.

Lapide sul luogo dell'uccisione di Curiel a Milano

Fu animatore impareggiabile e cercò di essere sempre laddove c’era da organizzare, da combattere, da incoraggiare. Venne quindi spiato e braccato dai fascisti che vedevano in lui uno dei più pericolosi avversari. Fu un capo Capo ideale per i giovani ed esempio  di eroismo e di amore per la Patria e per la Libertà.

Il 24 febbraio 1945 Curiel venne ucciso mentre si stava recando ad un appuntamento: venne sorpreso in piazzale Baracca a Milano da militi delle Brigate Nere guidati da un delatore; non tentarono nemmeno di fermarlo e gli spararono una raffica quasi a bruciapelo. Il giovane si rialzò ferito, si rifugiò a fatica in un portone ma qui venne raggiunto e finito dai fascisti. Curiel è sepolto nel cimitero Musocco di Milano.

Così scrisse Curiel nel 1944:

“È triste ma fiero il discorso che fanno ai nostri cuori i morti che ci sono vicini. Quella consegna che ogni patriota sente nel dolore del suo animo straziato dalla visione dell’Italia su cui accampa il barbaro massacratore nazifascista, quella consegna ci sembra più sacra quando noi la cogliamo nel discorso dei nostri morti: combattere fino alla vittoria, fino alla libertà; osare ancora, fare di più, volere tenacemente e instancabilmente la vita e la libertà per noi e per l’Italia, perché volere questo, conquistare questo, è il suffragio migliore per la loro memoria.”

“Nessun settarismo, nessun particolarismo organizzativo limiti e inceppi la nostra azione. Il nostro ideale è di essere l’avanguardia delle nuove generazioni nella lotta di oggi e nella ricostruzione di domani.”


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