Egregio direttore, le scrivo in merito all’articolo comparso sulla prima pagina del suo giornale del 17 Febbraio con il titolo: Gli zaini pieni contano più delle parole, a firma del signor Paolo Rossi. Mi spiace dirlo, ma a me è sembrato come il festival dell’ovvietà, del qualunquismo e di quell’antico approccio ideologico che il signor Rossi vorrebbe che la sua parte politica accantonasse, recuperando un suo ruolo identitario, innovandolo, senza rifugiarsi in un passato che non c’é più (parole sue).

E vero che il Paese versa in una situazione grave e fallimentare, è vero che c’è bisogno di lavoro, di recuperare il reddito perduto e la sicurezza, come è altrettanto vero che tutti sanno che tra le ragioni della pancia e quelle della testa, vincono sempre le prime, che hanno alimentato la Brexit, il fenomeno lepenista, la continua fuga in avanti della Lega Nord, del movimento 5Stelle ed ora di Trump.

Ed allora come se ne può uscire? Mi verrebbe da dire con la cultura, la “cultura alta”, quella che purtroppo in Italia è letta come elitarismo, mentre con il populismo attuale di tutte le forze politiche che parlano alla pancia dei nostri concittadini il nostro Paese sta correndo veloce come un treno contro un muro e con la pancia vuota.

E mentre io parlo di cultura, concetto cui non ha mai accennato il signor Paolo Rossi, in Italia sembra aver successo solo chi parla alla pancia del popolo, mostrando magari anche le scarpe sporche e neppure un briciolo di professionalità, ne molta passione nel cuore, davanti a tanti giovani italiani sempre più spaesati, saturi di Web e senza personaggi pubblici e politici che diano il buon esempio, e addirittura senza più “maestri” in famiglia e che stanno affondando in un abisso senza futuro.

Occorre che i nostri giovani rispondano picche, facciano il pollice verso a certi beceri personaggi dal linguaggio barbaro alimentato anche dai social e da certa TV spazzatura, ma che conoscono bene l’ABC dell’empatia ma che non potranno mai essere di riferimento per loro, risultando solo degli arruffapopoli, dalle false promesse, dei populisti che non sapranno mai offrire soluzioni ai problemi che li assillano.

Certo non è facile parlare di cultura, e le mie possono apparire come parole, quando l’ex Ministro Giulio Tremonti ebbe l’infelice uscita affermando che con la cultura non si mangia, quando l’ex presidente degli USA Obama, già premio Nobel invitava i giovani studenti del Wisconsin a studiare economia e non storia dell’arte, per non parlare del nostro neo ministro dell’istruzione Valeria Fedeli che vuole rendere l’esame di maturità un semplice giochino.

Che dire di più, quando tutti coloro che dagli errori ed orrori (politici ed economici) del passato sono stati incapaci di imparare, oggi si sono messi ad insegnare come uscire dall’attuale crisi. Eh sì signor Paolo Rossi, lo zaino pieno l’avranno solo certi personaggi ignoranti ed arroganti, che, rubando una frase a Cesare Cantù, storico, letterato e deputato al Parlamento dell’Unità d’Italia, non solo sono zavorra, ma pericolo della nave sociale.

Veda signor Paolo Rossi, lasci perdere ideologie vecchie o nuove ed innovazioni varie, a noi italiani che amiamo il nostro Paese, occorre una cultura condivisa delle responsabilità, che non può essere fatta solo di leggi nuove e nuove tecnologie, mentre oggi c’è una cultura di irresponsabilità diffusa a tutti i livelli, segnata da emergenze continue, da disastri ambientali, dalla  corruzione, dalla giustizia non giusta, e non vado oltre, che puntualmente ne dimostrano l’arretratezza culturale.

Cordialità.

Vittorio Patrono, BUSTO ARSIZIO in La Prealpina (Varese)   20/2/2017

 

vedi:  Lo strazio per i nostri libri, in strada come con il Duce

Pensiero Urgente n.235)

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