Il 13 febbraio del 1876 muore a Roma dopo una breve malattia  MAURIZIO QUADRIO (76 anni) giornalista, insegnante, Patriota Risorgimentale, segretario del Triumvirato e difensore della Repubblica Romana del 1849.

Quadrio nacque a Chiavenna (Sondrio) in una famiglia benestante di un medico, terzo di sette fratelli, e rimase orfano della madre fin dall’età di 14 anni. Mostrò da subito un carattere molto deciso e ribelle fuggendo dai vari istituti a cui venne affidato. Nel 1917 morì il padre e dal 1819 frequentò l’Università di Pisa nella facoltà giuridica dove incontrò una realtà ricca di fermenti ideali che fecero fiorire in lui una profonda passione liberale e patriottica che non abbandonò mai: aderì, infatti, all’associazione segreta carbonara I Federati.

Per questa sua determinazione Quadrio venne arrestato nel 1820, poiché aveva manifestato in favore dei moti napoletani, ma già nel 1821 si arruolò volontario nel battaglione studentesco Minerva e partecipò ai moti carbonari del 1821 e dopo il loro fallimento fuggì in Liguria: da questo momento iniziò il suo lungo esilio che lo portò in Spagna per appoggiare il locale governo costituzionale e in seguito, dopo lunghe peregrinazioni, malato e in condizioni assolutamente precarie, ritornò brevemente in Italia e rischiò di essere arrestato dagli austriaci in Svizzera.

Sempre ricercato e con i suoi beni sequestrati emigrò in Russia dove Quadrio svolse il lavoro di precettore in famiglie benestanti di Pietroburgo e Odessa e tra il 1830 e 31 partecipò alla rivolta antizarista in Polonia.

Nel 1834 ritornò nel Lombardo-Veneto austriaco dove fu processato e condannato a morte per la sua attività cospirativa ma la pena venne commutata in sei mesi di carcere. Dopo la carcerazione ritornò a Chiuro (SO), dove era vissuto da giovane, sotto stretta vigilanza fino al 1838 dedicandosi ad impieghi commerciali ed imbarcandosi su alcune navi.

Durante la Prima guerra d’Indipendenza Quadrio fu nominato commissario in Valtellina e si espresse malvolentieri in favore dell’unione della Lombardia con il Regno di Sardegna. Di questo si pentì quasi subito e da questo momento la sua scelta repubblicana fu irreversibile: così scrisse successivamente: “ Cedetti più ai cannoni che ai principii”.

Quando nel 1849 il Piemonte fu costretto a ritirarsi dalla Lombardia Quadrio proclamò una repubblica provvisoria sui passi alpini con truppe volontarie ma fu costretto a cedere. Ritornato in esilio in Svizzera a Lugano Quadrio fece l’incontro fondamentale della sua vita futura con GIUSEPPE MAZZINI con il quale iniziò una profonda amicizia ed una collaborazione stretta che durarono tutta la vita.

Nel 1872 scrisse in una lettera: Benché egli di alcuni anni più giovane di me, io ho amato e venerato quel Santo come padre e maestro mio”. Mazzini ricambiò sempre l’affetto e la stima di Quadrio e così scriverà già nel 1848: Ottimo amico mio, ha dato pegno di sacrifici alla causa Nazionale per tutta quanta la vita, e merita affetto e stima [...] per doti di mente e di core”. E più tardi Mazzini affermerà: (Quadrio) l’anima più pura, la coscienza più salda, la volontà più operosa del partito (repubblicano)».

Nel 1848-49 Quadrio andò in Toscana per collaborare con il governo repubblicano provvisorio e successivamente giunse a Roma per collaborare alla nascita della REPUBBLICA ROMANA e divenendo il segretario del Triumvirato, lavorando e vivendo strettamente con Mazzini e AURELIO SAFFI. Poi partecipò alla difesa della Repubblica e dopo la sua caduta fuggì in Svizzera, con Mazzini, e nel 1851 andò a Londra con lui unendosi alla colonia locale mazziniana. Qui divenne precettore dei figli di MOSES MEYER NATHAN (1799- 1859), padre del futuro grande sindaco mazziniano di Roma ERNESTO NATHAN (1845- 1921) che, quindi, fu educato in modo particolare da Quadrio.

Intanto, a Londra, Quadrio divenne Segretario del Comitato nazionale italiano in Inghilterra e, per la conoscenza di molte lingue apprese in esilio, seppe tessere una magistrale rete europea del movimento.

Dal 1852 tornò a Genova e condusse una vita precaria perché, avendo partecipato ai moti mazziniani del 1853, il governo austriaco del Lombardo-Veneto gli sequestrò ancora ogni suo bene e in più si ammalò anche di colera. Sempre più si dedicò all’organizzazione dell’associazionismo operaio, secondo la visione mazziniana, con la passione di un apostolo e partecipò tra il 1853 e il 1858 a varie cospirazioni repubblicane in tutta Italia ed anche a Malta.

Quando si stava preparando la Seconda guerra d’Indipendenza nel 1859 Quadrio, mentre era a Londra, fu tra i massimi oppositori del coinvolgimento di Napoleone III accanto al Piemonte sperando che l’azione dei gruppi repubblicani e democratici togliessero l’iniziativa al regno Sabaudo. E quando nel 1860 vide che GIUSEPPE GARIBALDI aveva accettato l’appoggio piemontese decise di non seguirlo nella spedizione dei Mille ma, comunque, fu attivo collaboratore di AGOSTINO BERTANI, protagonista della spedizione garibaldina, e provvide al sostegno materiale e morale dei Mille.

Dopo questi fatti Quadrio disse di concludere la sua lunga attività di “Viaggiatore di commercio, ramo rivoluzioni” e s’impegnò nell’apostolato repubblicano e nella attività giornalistica, già iniziata nel 1848/49 scrivendo  sul foglio mazziniano L’Italia del popolo a Roma e in Svizzera e su La libera parola. Già negli scritti su questi giornali Quadrio si mostrò come una delle firme più autorevoli e intransigenti del pensiero repubblicano che proporrà nel giornale londinese Pensiero e azione come nell’Unità italiana di cui divenne direttore dal 1860.

Sulla stampa Quadrio condusse una fortissima attività antimoderata e antimonarchica che gli costò forti contrasti con l’autorità del Regno d’Italia. Ma intanto non smise comunque l’attività cospirativa partecipando alla preparazione dei MOTI DI NAVARONS del 1864 sempre in profonda fedeltà a Mazzini. Per questo ebbe dei contrasti con Garibaldi per le sue posizioni più attendiste nei confronti della monarchia e scrisse critiche al libro del Generale I Mille del 1874.

Quando nel 1872 Mazzini morì Quadrio divenne l’erede, con Saffi, del suo pensiero e fu considerato” patriarca dell’idea Repubblicana” difendendo in particolare i valori religiosi del pensiero di Mazzini. Così scrisse Quadrio in una lettera del 1875: “Senza il pensiero di Dio, punto di partenza e fine da raggiungersi, senza il popolo alla base, tutto è abbandonato al caso, all’inganno, alla forza brutale”.

Dopo aver scritto sull’ultimo giornale di Mazzini, Roma del Popolo, tra il 1871 e il 1872,divenne direttore de L’Emancipazione giornale dedicato all’associazionismo operaio ma dove svolse anche una critica severa verso quei repubblicani, anarchici e internazionalisti in cui vedeva  la relativizzazione di ogni senso morale e l’inizio di interessi materiali.

Intanto Quadrio si era definitivamente trasferito a Roma dove visse ancora con precarietà ma con il sostegno della famiglia Nathan con la quale s’impegnò in iniziative di educazione popolare. Nel 1874 fu l’animatore del XIII Congresso nazionale per le società operaie dove ancor più emerse come egli era un punto di riferimento assoluto per l’associazionismo repubblicano.

Quadrio non si sposò mai e morì nella casa della famiglia Nathan a Roma, in via Torino, il 13 febbraio del 1876. I suoi resti vennero sepolti al cimitero del Verano e la grande patriota SARA LEVI NATHAN ( 1819- 1882, madre di Ernesto Nathan) riuscì ad apporre sulla lapide, dopo iniziali vari divieti, la scritta “ di fede mazziniana”, proprio come accadrà per la tomba di Ernesto Nathan nel 1921 sempre al Verano.

La dedica autografa di Mazzini

Il 3 ottobre del 1860 Mazzini, pochi giorni dopo la pubblicazione a Londra del suo libro Doveri dell’uomo,  regalò una copia del testo a Quadrio apponendo questa dedica autografa:

Amici “non della ventura” da dodici anni, e Uomo devoto alla Patria e alla santa causa del Vero più di qualunque altro io abbia conosciuto per attività e per costanza, serba come ricordo mio e d’un amicizia che non morrà mai finchè io viva e -spero- neppure allora, questo libretto del tuo

Giuseppe

Napoli 3 ott. 60

A Maurizio Quadrio”

 

 

Vedi:  Un sindaco mazziniano: ERNESTO NATHAN

 


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