Il 30 gennaio 1944 muore a Reggio Emilia fucilato da fascisti della GNR don PASQUINO BORGHI (41 anni, nome di battaglia Albertario) presbitero, Antifascista e Partigiano.

Borghi nacque a Bibbiano (RE) in una famiglia contadina  ed entrò in  seminario a 12 anni. Tra il 1923 e il 1924 prestò servizio militare, e alla fine della leva scelse di diventare missionario comboniano. Nel 1929 pronunciò i voti perpetui e venne ordinato sacerdote. Nel 1930 partì per una missione nel Sudan anglo-egiziano. Rientrato per motivi di salute, nel 1938 entrò nella Certosa di Farneta (Lucca) e prese i voti di certosino.

Nel 1939 Borghi tornò alla vita sacerdotale e resse prima la parrocchia di Canolo (Correggio) poi quella di Coriano (Villa Minozzo) e infine per pochi mesi quella di Tapignola ( tutte nella provincia di Reggio Emilia). Sinceramente democratico e antifascista, subito dopo l’8 settembre si mise a disposizione del CLN provinciale di Reggio Emilia diventando un prezioso collaboratore: per prima cosa si diede ad aiutare i prigionieri alleati poichè conosceva bene l’inglese che aveva imparato in sette anni da missionario in Sudan. Poi s‘impegnò per l’assistenza ai militari sbandati e collaborò con la prima banda partigiana: quella dei 7 FRATELLI CERVI.

Borghi dedicò al movimento resistenziale tutta la sua energia e la sua passione, fino a spogliarsi delle sue poche sostanze per nutrire o equipaggiare i partigiani. Don ANGELO COCCONCELLI (1912- 1999), anch’esso prete Resistente, scrisse di lui:“Non rinnegò mai la sua origine e si trovò sempre bene tra i poveri e la gente semplice del lavoro”.

Partigiano combattente lui stesso con il nome di “Albertario” collaborò attivamente con don DOMENICO ORLANDINI (1913- 1977, nome di battaglia “don Carlo”) il quale diede vita ad alcune formazioni partigiane cattoliche delle Fiamme Verdi nella zona di Reggio.

Don Borghi fu arrestato dai militari della GNR il 21 gennaio 1944, mentre scendeva da Tapignola a Villa Minozzo, dove gli era stata richiesta una predica, per aver dato ospitalità a dei partigiani e prigionieri alleati che avevano poi sparato contro carabinieri e militi fascisti. Dopo l’arresto di questi suoi rapporti con la Resistenza non disse nulla nonostante giorni di torture. L’uccisione del capo squadra della GNR Angelo Ferretti, comandante del presidio di Rio Saliceto (RE) e avvenuta il 28 gennaio 1944, fu il pretesto per i gerarchi fascisti reggiani per ricorrere alla rappresaglia.

Poligono di tiro di Reggio Emilia dove vennero fucilati don Borghi e i 7 Fratelli Cervi

I fascisti fucilarono don Borghi il 30 gennaio 1944 presso il Poligono di Tiro di Reggio Emilia con altri otto patrioti: FERRUCCIO BATTINI, ROMEO BENASSI, UMBERTO DODI, DARIO GAITI, DESTINO GIOVANNETTI, ENRICO MENOZZI, CONTARDO TRENTINI e l’anarchico ENRICO ZAMBONINI: nello stesso luogo il 30 dicembre precedente erano stati fucilati i 7 fratelli Cervi e QUARTO CAMURRI. Nel 1947 don Borghi ha ricevuto la Medaglia d’Oro al Valor militare e il suo corpo riposa presso il cimitero di Reggio Emilia.

L’11 gennaio del 1944 don Borghi incontrò i dirigenti del CLN locale per chiedere scarpe, viveri, armi e radiotrasmittenti per i gruppi partigiani che erano privi di  tutto all’inizio della loro attività. Nell’occasione ebbe un colloquio con don Cocconcelli e con Giuseppe Dossetti (1913- 1996), che lo pregarono con molta insistenza di trasferire altrove gli ospiti della sua canonica poiché erano in corso gravi delazioni contro di lui.

Ma don Borghi rispose:  “Dove li mando questi poveri ragazzi se nessuno li vuole ospitare?  E poi possiamo anche dare la  vita per la causa della patria, non è vero?”.

 

vedi:  La Resistenza di un prete: DOMENICO ORLANDINI

La Resistenza di Fieramosca: GASTONE FRANCHETTI

7 fratelli per la libertà: I FRATELLI CERVI


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