Il 25 gennaio del  1945 viene uccisa a Fosdondo (RE) con due colpi d’arma da fuoco sparati alla bocca e alla testa da un reparto nazifascista VANDINA SALTINI (37 anni, nome di battaglia Vandina) contadina, Staffetta partigiana comunista, Antifascista e attivista del movimento femminile.

Il 25 gennaio del 1945 viene ucciso a Fosdondo (RE) da un reparto nazifascista VITTORIO SALTINI (41 anni, nome di battaglia Toti) contadino, attivista e dirigente locale comunista, Antifascista e Partigiano.

Vittorio nacque a Budrio di Correggio (RE) il 1° febbraio 1904 in una famiglia di mezzadri socialisti e frequentò soltanto la terza elementare perché in un incidente perse un occhio e non andò più a scuola per evitare che gli altri bambini lo prendessero in giro chiamandolo in dialetto locale el bugh ( il cecato).

Vandina nacque il 23 giugno 1908 a Correggio (RE), frequentò le elementari e si dedicò all’attività contadina.

Vittorio e Vandina sono molto legati fin da bambini. È lei che lo chiama “Toti”, perché “Vittorio è un nome troppo difficile da pronunciare quando si è piccoli. È così che Vittorio diventa per tutti Toti e Toti è il nome di battaglia che lui sceglierà nel periodo della lotta clandestina. Vandina diventerà la sua Staffetta di fiducia e il suo braccio destro.

Nel 1921 Vittorio e tutta la sua famiglia ( dieci figli e la madre Ernesta) aderiscono al Partito Comunista d’Italia appena fondato a Livorno ed anche l’adolescente Vandina partecipa alla resistenza attiva contro lo squadrismo fascista. Per questo impegno antifascista Vittorio, nel 1926, fu costretto ad allontanarsi dal suo paese andando a lavorare a Milano e a Genova.

Ma già nel 1927 ritorna a Correggio e diviene responsabile clandestino del P.C.d’I. per tutta la regione della bassa reggiana aiutato con grande passione dalla giovanissima sorella Vandina.

Vittorio resta nel suo paese per circa tre anni poi dovette di nuovo andare in esilio all’estero, in Francia e in URSS, per tornare nel 1932 e lavorare all’ampliamento del partito comunista clandestino per tutta l’Italia settentrionale.

Ma nel 1934, mentre era a Padova, fu costretto, perché ricercato dalla polizia fascista, ad andare per alcuni mesi in Francia. Ma tornò di nuovo in Italia nonostante che la sua menomazione all’occhio lo rendesse facilmente riconoscibile. Infatti nel novembre del 1934 venne arrestato e condotto davanti al Tribunale speciale subì una condanna a vent’anni di reclusione.

Vittorio venne incarcerato a Fossano (CU) per quattro mesi e considerato molto pericoloso dalle autorità fasciste perché non rinunciò all’attività di formazione culturale e di politica militante dei compagni di prigionia.

Per questo venne trasferito al carcere di Portolongone (LI): ne uscirà solo dopo il 25 luglio 1943 e già dall’8 settembre dello stesso anno cominciò ad avere importanti incarichi politici e militari nella Resistenza per la zona sempre del basso reggiano.

Nel 1944 divenne segretario della Federazione comunista di Reggio Emilia e responsabile politico del Comando delle formazioni partigiane locali di cui divenne un animatore attivissimo ( soprattutto nella 37 brigata GAP che contribuì a creare e che verrà poi chiamata con il suo nome). “Toti”, come ormai è chiamato, prenderà parte personalmente ad alcune azioni militari.

In questa attività politico- militare la sorella Vandina è sempre al suo fianco ( fin dal 1943) come stretta collaboratrice e con il compito di Staffetta. Inoltre Vandina divenne attivista dei GDD.

(I Gruppi di Difesa della Donna (GDD) erano nati a Milano nel novembre del 1943 per iniziativa del PCI con lo scopo di promuovere la Resistenza, coinvolgere il maggior numero di donne in attività resistenziali indipendentemente dall’appartenenza politica e offrire assistenza ai combattenti e alle loro famiglie. I GDD si proponevano anche  lotte fondamentali per l’emancipazione femminile ed avevano avuto un ulteriore sviluppo dopo il tragico sacrificio della partigiana GABRIELLA DEGLI ESPOSTI, uccisa da tedeschi il 17 dicembre 1944).

Vittorio la sera del 24 gennaio 1945 tenne una riunione del Comitato federale del PCI nella zona Ronchi di San Prospero a Correggio e il giorno dopo doveva recarsi a San Michele di Bagnolo (RE). Poiché la strada che doveva fare passava vicino alla casa colonica di un suo fratello a Fosfondo di Correggio, dove si trovava momentaneamente anche Vandina, decise di passare a salutare i suoi familiari.

Cippo dedicato ai due fratelli nel luogo della loro uccisione

Purtroppo militi fascisti e tedeschi lo stavano aspettando nella casa. Verso le sette del mattino Vittorio si accorse dell’agguato ma fece solo in tempo, raggiungendo il fienile, a distruggere i verbali della riunione della sera prima. Tentò di fuggire dal fienile attraverso un campo vicino coperto da una spessa coltre di neve ma venne raggiunto da numerosi colpi di mitragliatrice. Il suo corpo venne poi trascinato fino alla casa.

Vandina intanto ritornò alla casa, da una missione come Staffetta, nel pomeriggio. Appena vide il corpo del fratello e la casa devastata si scagliò contro i militi tedeschi, che erano rimasti lì intorno per saccheggiare la casa, gridando insulti a ripetizione. Venne subito uccisa con due colpi alla testa e in bocca.

I tedeschi poi ordinarono ai familiari di non toccare i due cadaveri, di non fare funerali e di seppellirli in silenzio: cosa che verrà fatta il giorno dopo nel cimitero della frazione di Budrio di Correggio. Solo dopo la Liberazione Vittorio e Vandina avranno un degno funerale e saranno sepolti nell’ossario comune del cimitero di Correggio. Vittorio, che aveva dedicato tutta la vita alla lotta per la libertà e per i diritti dei lavoratori, riceverà la Medaglia d’oro al valor militare alla memoria. Ma questa Medaglia è virtualmente dedicata anche all’amatissima e coraggiosa collaboratrice Vandina.

 

Vedi:  Il grande coraggio di Balella: GABRIELLA DEGLI ESPOSTI



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