Il 5 gennaio 1937 muore in combattimento ad Algora (Spagna) GUIDO PICELLI (47 anni) orologiaio, attore, politico, Ardito del popolo, volontario in Spagna e Antifascista.

Picelli nacque a Parma in una famiglia umile e cominciò giovanissimo ad apprendere il mestiere di orologiaio. A 17 anni decise di seguire una compagnia di attori girovaghi ma la sua forte opposizione al fascismo e l’impegno politico militante cominceranno da subito ad occupare la sua vita anche se l’amore per il teatro non verrà mai meno. Si iscrisse al Partito socialista italiano e, con l’entrata dell’Italia nella Prima Guerra mondiale, si arruolò volontario nella Croce rossa perchè convinto neutralista.

Picelli venne ugualmente spostato in fanteria come sottotenente di complemento e l’esperienza del fronte, che gli varrà una medaglia di bronzo al valore, lo porterà ad acquisire doti organizzative e militari che rivelerà durante le Barricate antifasciste del 1922. L’esperienza della guerra infiammò l’impegno politico di Picelli e, dal primo dopoguerra, divenne promotore e protagonista a Parma di una sezione della Lega proletaria adoperandosi per l’assistenza agli ex combattenti e alle loro famiglie.

Nel 1920 venne arrestato come membro delle Guardie Rosse, protagoniste di alcuni sabotaggi verso l’esercito. Nel 1921 ci fu la sua candidatura di protesta al Parlamento nel Partito Socialista, ottenendo alle elezioni politiche  più di 20.000 preferenze, per cui venne scarcerato con grandi manifestazioni di festa dei parmensi. Picelli visse una sua militanza pratica, a contatto con il popolo, per cui venne  schedato dalla polizia come ‘socialista rivoluzionario’, con simpatie comuniste. Si avvicinò poi al neonato Partito Comunista d’Italia come indipendente ma la sua domanda di iscrizione fu respinta per differenti  visioni sul come rispondere al fascismo.

Nel 1921, infatti, fu tra i fondatori  degli ARDITI DEL POPOLO a Parma, perché Picelli era favore di una risposta armata allo squadrismo. Organizzo gli Arditi insieme con il suo amico anarchico ANTONIO CIERI (1898- 1937, caduto in combattimento durante la guerra civile spagnola) e nell’agosto del 1922 innalzò le famose Barricate di Parma per respingere l’invasione fascista  della città. In quella importante occasione 350 arditi, affiancati e sostenuti dalla popolazione e da  alcuni religiosi (per tacito assenso del vescovo di Parma), respinsero migliaia di camicie nere comandate prima da Roberto Farinacci poi sostituito da Italo Balbo, per volontà dello stesso Mussolini il quale temeva fortemente  una sconfitta.

Picelli ebbe, tra i primi antifascisti, la grande intuizione umana, prima che politica, di creare un fronte unico antifascista con anarchici, comunisti, popolari cattolici, repubblicani e socialisti. Anche dopo l’episodio vincente, anche se isolato, delle Barricate di Parma Picelli continuò la sua ferma opposizione al fascismo: il 1 maggio del 1924, ad esempio (poco prima dell’omicidio MATTEOTTI, dell’Aventino e della definitiva instaurazione del regime fascista nel 1925), per protestare contro l’abolizione per decreto della Festa dei lavoratori, issò sul palazzo di Montecitorio la bandiera rossa.

Barricate a Parma nel 1922

Picelli divenne sempre più amato dalla popolazione, parmense e non solo, per le sue doti umane, il carisma, la sua oratoria e il suo stile di vita, semplice, che ne fecero un punto di riferimento del nascente antifascismo. Picelli era sempre in prima linea in molti episodi di Arditismo e pagava di persona, come dimostrano i vari arresti ( di breve durata a causa suo mandato parlamentare) e i diversi tentativi di attentati nei suoi confronti.

Dopo l’instaurazione della dittatura Picelli non rallentò la sua attività di opposizione: creò e mantenne i collegamenti tra gli oppositori politici nelle varie città italiane, per costruire una rete resistenziale fino a quando, nel 1926, il fascismo avvia la caccia agli oppositori: Picelli venne arrestato e inviato al confino per 5 anni, prima a Lampedusa poi a Lipari. Nel 1932, scontata la pena, Picelli espatriò in Francia dove continuò una frenetica attività antifascista con propaganda e animati comizi, per cui venne espulso iniziando così una peregrinazione che lo porterà prima in Belgio e poi in Urss.

In Russia venne incaricato di insegnare strategie e tecniche militari alla scuola per i rivoluzionari di tutto il mondo, tenne i contatti tra gli esuli italiani e collaborò a varie riviste politiche. Inoltre Picelli non dimenticò la sua passione per il teatro e scrisse tre lavori teatrali. Picelli comunque non volle allinearsi alla dura dittatura staliniana per cui venne interrogato dalla polizia segreta e perdette il lavoro, rischiando il terribile gulag staliniano.

Nel 1936 riuscì a lasciare l’URSS per Parigi ed entrò in contatto con i comunisti spagnoli del POUM (Partito operaio di unificazione marxista, composto di dissidenti staliniani e trotzkysti)), poi decise di partire per la Spagna e partecipare alla guerra civile in corso. Così scrisse in quel periodo ad un suo amico:

“Non sono più comunista. Ho lasciato la Russia e sono venuto in Spagna perché voglio combattere per la causa antifascista, ma con i comunisti non ho più nulla da spartire. Sono pilota aviatore: se posso esservi utile…

Ma il POUM, assieme agli anarchici del FAI (Federazione anarchica iberica) e del CNT (Confederazione nazionale del lavoro), verrà preso di mira nei giorni della guerra dagli stalinisti del PCE (Partito comunista di Spagna) e del PSUC (Partito socialista unificato della Catalogna) e accusato di non essere in linea con l’Internazionale Comunista. Agenti segreti sovietici dell’NKVD determineranno così una lotta intestina alle forze antifranchiste e, spaccando di fatto il fronte unico, favoriranno la vittoria del golpe falangista di Francisco Franco contro la Repubblica spagnola e l’assassinio di molti antisovietici.

I contatti di Picelli con il POUM sicuramente misero in moto piani e intrighi di cui forse in parte si rese conto e preferì così aderire come volontario alle Brigate Internazionali (unità militari costituite da gruppi di volontari stranieri per appoggiare l’esercito della Repubblica spagnola contro Franco; tra le file delle Brigate combatterono molti antifascisti italiani tra cui CARLO ROSSELLI). Picelli assunse il comando del IX° battaglione che arriverà a contare 500 miliziani e con essi vincerà molte battaglie, ma una gli costerà la vita.

Funerale di Picelli a Barcellona nel 1937

Picelli venne ucciso il 5 gennaio 1937 sul fronte di Siguenza, vicino Guadalajara, colpito da un proiettile alle spalle. La notizia si diffuse rapidamente e dove poi passò la salma ( Madrid, Valencia e Barcellona) si organizzarono dei funerali di Stato che si trasformarono in immense manifestazioni antifasciste. Picelli venne sepolto sul Montjuic a Barcellona ma la sua tomba ( sulla lapide c’era scritto: All’eroe della barricate di Parma) fu distrutta dai franchisti nel 1939: i suoi resti furono trasferiti in un ossario comune insieme a quelli di altri caduti nella guerra civile spagnola e se ne persero le tracce.

Oggi la versione più condivisa dagli storici è che Picelli sia stato ucciso alle spalle da agenti stalinisti ed anche il regista Giancarlo Bocchi, autore del film-documentario Il Ribelle (2011) dedicato alla vita di Picelli, sposa questa tesi. Durante la Resistenza in Italia il nome di Picelli divenne un simbolo per tanti partigiani. A Parma venne formato il Battaglione Picelli e in  Friuli vennero formate la divisione Picelli-Tagliamento e la 157ª Brigata Garibaldi a lui intitolata.

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