Il 4 dicembre 1945 viene ucciso a Ventimiglia di Sicilia (PA) con colpi di lupara da parte di sicari mafiosi GIUSEPPE PUNTARELLO ( 53 anni) autista di una ditta di trasporti e segretario della sezione locale del PCI.

Puntarello nacque a Comitini (AG) e nel 1932 si stabilì a Ventimiglia di Sicilia dove trovò lavoro, si sposò ed ebbe cinque figli. Era una persona semplice e nel 1939 fu costretto anche ad emigrare per due anni ad Asmara, in Eritrea, e al ritorno a Ventimiglia cominciò ad interessarsi della questione contadina aderendo al Partito comunista e fondando la Camera del lavoro locale.

Intanto Puntarello svolgeva le mansioni di autista di autobus. Da diversi anni ormai conduceva l’autobus lungo la linea Ventimiglia-Palermo e viceversa, alternandosi nella guida con un compagno di lavoro, pure lui di Ventimiglia.

Divenuto segretario, nell’immediato dopoguerra, della locale sezione del PCI e dirigente della Camera del lavoro, fu un esempio d’impegno e di coraggio, nella difesa del locale movimento contadino, soprattutto per l’attuazione del decreto Gullo ( ottobre 1944) sulla divisione a favore dei contadini delle terre incolte dei feudi degli agrari. Questo impegno causò, come per tanti altri sindacalisti siciliani in quegli anni, una opposizione tenace da parte dei latifondisti e dei loro gabellotti mafiosi.

Per questo all’alba del 4 dicembre 1945, un commando mafioso lo uccise a colpi di lupara, mentre si stava recando all’autorimessa della ditta di trasporti per cui lavorava, la INT, per prelevare l’autobus di linea che avrebbe dovuto condurre, al posto del suo collega impossibilitato. La mafia, dopo averlo assassinato, fece un’operazione di depistaggio spargendo la voce che era stato assassinato per un errore, al posto di chi avrebbe dovuto guidare il mezzo, quel giorno: una versione comoda un po’ per tutti. Ma successivamente si venne a sapere che l’obbiettivo di quell’omicidio era veramente lui, a causa del suo impegno di dirigente comunista della Camera del Lavoro.

Quando venne assassinato il figlio più piccolo aveva dieci anni e la moglie Vincenza ( 48 anni) rimase senza pensione perché allora non c’era la legge sulla reversibilità. I piccoli furono aiutati dai nonni mentre un figlio sordomuto venne portato in collegio. Il figlio più grande, Giuseppe, venne assunto al posto del padre ma pochi mesi dopo venne licenziato.

Le autorità agirono superficialmente e non fu fatta nessuna seria indagine sull’omicidio, nonostante la volontà di collaborare con gli inquirenti manifestata dagli operai della Federazione Regionale Lavoratori Autotrasporti dell’I.N.T., compagni di Giuseppe Puntarello. I resti di Puntarello risposano nel cimitero di Ventimiglia di Sicilia.

Dal marzo 2017 la Camera del lavoro di Ventimiglia di Sicilia  è stata intitolata a Giuseppe Puntarello.


 

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