SONO 3,7 MILIONI i bambini siriani oggi a rischio, decine di migliaia sono già morti. UNICEF

È PIÙ OSCENA la foto di Omran Daqneesh, 5 anni ferito dopo il bombardamento della sua casa di Aleppo? O è più oscena la foto di Omran sbattuta su tutti i media occidentali per secernere la solita inutile lacrimuccia di comodo, il solito inutile dolore aggettivato dei soliti commossi da spiaggia?

I giornali fanno benissimo a dilatare l’immagine del bambino Omran ricoperto di polvere e di paura, così come un’altra foto, il corpicino dell’altro bambino siriano Aylan riverso senza vita su una spiaggia turca dopo il naufragio di un barcone di disperati in fuga è giusto che resti impressa nella memoria collettiva come il simbolo della nostra impotenza colpevole perché ammantata solo di belle parole, che non costano niente. Perciò meglio avrebbero fatto i media occidentali ad accompagnare quei ritratti dell’orrore con queste semplici parole: è inutile commuoversi perché tanto non cambierà nulla, nulla di nulla.

Infatti, dopo Aylan, di bimbi Aylan finiti in fondo al mare insieme alle loro famiglie se ne sono contati a centinaia e forse migliaia (ieri uno di otto mesi e l’altra di cinque anni recuperati nei pressi delle coste libiche). Mentre saranno ancora un numero incalcolabile gli Omran ignoti a finire sotto le macerie della propria stanza visto che non c’è e non ci sarà nessuna tregua perché questa guerra finirà quando tutta la Siria sarà ground zero e nessun bambino Omran potrà raccontarlo.

Vorremmo meno lacrime e più autenticità nella descrizione del male che ci assedia. In fondo, lealisti e jihadisti, russi, americani, francesi, iraniani, turchi partecipano alacremente a questo sabba così come i terroristi rivendicano orgogliosi le loro carneficine. Essi uccidono ma parlano chiaro.

Invece, dall’altra parte della barricata, la nostra, si combatte la guerra delle anime belle con l’unica arma disponibile: l’ipocrisia. A travolgerci non sarà nessuna guerra di religione o scontro di civiltà o burkini o fesserie del genere ma l’idea che basti un lacrimoso tweet ad arginare la realtà.

Ostaggi dell’accidia, con le nostre pance piene non siamo neppure più capaci di tollerare la sola ipotesi di cinquanta rifugiati ai margini delle nostre residenze estive. Figuriamoci (per dire) se sarebbe mai possibile circondare con una catena umana le ambasciate delle nazioni (amiche) che da dieci anni alimentano il genocidio in Medio Oriente e dire basta mostrando le foto di Omran e Aylan. Un tempo, qualche volta, ha funzionato. Anto’ ma che stai a di’, fa caldo e poi ieri è ricominciato il campionato.

Antonio Padellaro           il Fatto Quotidiano  21 8 2016

 

vedi:  Nostra ipocrisia

Lo strano linguaggio dei nostri tempi

Pensiero Urgente n.230)

 


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