Il 15 ottobre del 1920 muore a Palermo ucciso da un sicario della mafia GIOVANNI ORCEL (33 anni)  tipografo e sindacalista socialista.

Orcel nacque a Palermo primo di cinque fratelli, conseguì soltanto la licenza elementare per le precarie condizioni economiche della famiglia e giovanissimo entrò subito nel mondo del lavoro imparando il mestiere di tipografo compositore. Dopo essersi iscritto al Partito Socialista, Orcel organizzò la Lega dei Lavoratori e aderì al gruppo rivoluzionario formatosi attorno ai giornali Il germe e La Fiaccola e mise le sue qualità di oratore popolare al servizio di un’intensa attività sindacale frequentando la Camera del lavoro di Palermo.

Orcel conquistò la fiducia dei lavoranti tipografi palermitani ( un’avanguardia esemplare di organizzazione e di guida per tutte le categorie impegnate nelle complesse rivendicazioni politico-sindacali del tempo) che lo nominarono loro rappresentante nel Consiglio nazionale della federazione. Il suo socialismo rivoluzionario e antimilitarista era in assoluta opposizione alla borghesia, che in Sicilia era rappresentata dalla nascente industria, ma soprattutto dai notabili agrari, non di rado alleati delle organizzazioni mafiose presenti sul territorio.

Orcel divenne anche redattore responsabile del periodico La Riscossa socialista e lavorò alla costituzione della federazione regionale del PSI e nel primo voto a quasi suffragio universale (maschile) del 1913 si impegnò intensamente nella propaganda elettorale socialista con una robusta organizzazione di apposite squadre di militanti e il ricorso alla sua oratoria molto viva che aveva particolare presa sulla popolazione  sia urbana sia rurale.

Orcel nel 1917 dovette rispondere alla chiamata alle armi, nonostante il suo deciso antimilitarismo, ma per lui fu l’occasione  per instaurare duraturi contatti con importanti esponenti politici e sindacali e ambienti del movimento operaio dell’Italia settentrionale. Nel marzo 1919 venne eletto nelle file della FIOM (prima come vicesegretario e poi come segretario generale) che, sotto la sua guida, raggiunse il punto più alto della sua parabola politica e organizzativa.

Con la FIOM Orcel s’impegnò nella lotta al carovita, per le otto ore di lavoro, per gli aumenti salariali, per il riconoscimento del ruolo del sindacato e per la costituzione di commissioni interne. Sempre nel 1919 Orcel fu molto attivo nella battaglia interna al mondo socialista, che in gran parte si era spostato su posizioni legate alla rivoluzione russa del 1917.

Nel maggio dello stesso anno, fondò e diresse il periodico La dittatura operaia ( poi ridenominato La dittatura proletaria, sensibile fin dal titolo all’esperienza sovietica), in risposta ai continui massacri di contadini:  infatti sempre più si faceva sentire la violenta controffensiva degli agrari e dei mafiosi e l’8 ottobre del 1919 le forze dell’ordine di Riesi uccisero undici contadini che protestavano per la riforma agraria. Nel 1920, intervenne al Congresso nazionale della FIOM a Genova, dove si batté per l’abolizione del lavoro straordinario e del cottimo ponendo, tra l’altro, il tema dell’equiparazione dei salari tra le diverse aree del paese.

Rientrato in Sicilia, fu artefice e regista della grande mobilitazione operaia di quei mesi culminata nell’occupazione del cantiere navale di Palermo, decisa dalla FIOM il 1° settembre 1920 e attuata il successivo giorno 4, dopo la serrata disposta dalla proprietà. Nonostante l’assedio delle forze dell’ordine, Orcel e gli operai realizzarono inizialmente l’autogestione degli impianti e il prosieguo della produzione con l’avvio della costruzione di una nave, a cui venne dato il nome del sindacalista del movimento contadino, NICOLA ALONGI, assassinato dalla mafia a Prizzi il 29 febbraio 1920.

Orcel fu uno dei primi organizzatori dell’unità politica e sindacale tra lotte contadine e lotte operaie, favorite anche dalla collaborazione tra Alongi e lo stesso Orcel che assunse, inoltre, un ruolo centrale nella lotta contro il carovita sostenendo e poi sollecitando l’opportunità del coinvolgimento e dell’intervento diretto delle istituzioni locali per contrastare manovre speculative sui beni di prima necessità e sui prezzi delle abitazioni, non di rado portate avanti con la connivenza di amministratori collusi e grazie all’azione intimidatrice delle cosche mafiose cittadine.

Ma probabilmente fu proprio l’impegno di Orcel per la collaborazione tra contadini e operai alla base del suo assassinio da parte della mafia.

Lapide dedicata ad Orcel (Palermo)

Il 14 ottobre 1920, Orcel, dopo avere lasciato la sede della FIOM a Palermo al termine di una riunione dedicata alle vicine elezioni provinciali per le quali era candidato, fu pugnalato in strada da un sicario per ordine di Sisì Cristina, boss di Prizzi: l’assassino fuggì subito dopo, nonostante la reazione dell’amico e avvocato Pietro Parrino che lo accompagnava. Le fasi successive all’agguato furono segnate dai limiti delle operazioni di soccorso al ferito, che morì alle due di notte del 15 ottobre 1920 all ’ospedale S. Saverio di Palermo senza avere ricevuto adeguate cure.

Alla notizia della morte di Orcel, Palermo fu bloccata da uno sciopero generale spontaneo e il corteo funebre, che dalla Camera del lavoro attraversò la città, fu imponente per partecipazione popolare e operaia. L’inchiesta giudiziaria non fece luce né sui mandanti né sugli esecutori materiali dell’assassinio ed emersero notevoli carenze e  anomalie delle indagini.

 

vedi: Un contadino sovversivo: NICOLA ALONGI


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