Il 22 Settembre del 1919 viene ucciso a Prizzi (PA) da sicari mafiosi con due colpi di fucile GIUSEPPE RUMORE sindacalista e segretario locale del Partito Socialista.

All’interno del movimento contadino sviluppatosi a Prizzi nei primi del ‘900 mosse i suoi passi Giuseppe Rumore, segretario della Lega di miglioramento e della sezione del PSI, considerato non a caso il più concreto e il più idoneo a riunire i contadini combattenti sotto l’egida della bandiera rossa della lega.

Il sistema mafioso era incapace di sottostare alle rivolte latifondiste del Dopoguerra da parte dei contadini, specie nella provincia di Palermo.

Rumore, allievo e stretto collaboratore di NICOLA ALONGI (1863- 1920), si presentò subito come il nemico più pericoloso del sistema mafioso, che legava alla logica dell’appartenenza  il fine per annientare le rivendicazioni sociali per le quali lottavano i contadini reduci dalla grande guerra, durante la quale si era aperta la questione del latifondo.

I lavoratori dei campi dovettero fare i conti, anche, con chi era riuscito ad imboscarsi e chi godeva di privilegi notevoli, giacché i proprietari terrieri corrispondevano al ceto politico locale e i gabelloti mafiosi. Questi, a  Prizzi, potevano contare sul beneplacito silenzioso dei rappresentanti dello Stato, anzi una vistosa connivenza veniva ravvisata tra i due poteri: quello legale e quello mafioso, come denunciato più volte dallo stesso Alongi.

L’obiettivo principale di Rumore divenne l’occupazione dei latifondi, sotto la spinta del suo esplicito radicalismo rivoluzionario e per questo organizzò uno sciopero insieme ad Alongi occupando i latifondi  il 31 agosto del 1919: lo sciopero è conosciuto ancor oggi come Lo sciopero delle campagne prizzesi; a questo seguirono i comizi di Palazzo Adriano e dei comuni vicini.

La sfida alla mafia fu dunque dichiaratamente aperta e spregiudicata tanto che quest’ultima ne venne sconvolta e mostrò di voler ricorrere ad ogni sopruso  pur di fermare il movimento. In questo clima di tensione Rumore si rivelò il personaggio scomodo da eliminare, affinché fosse ben chiaro che il sistema presidiato dalla mafia comprendeva le precedenze nella scala dei diritti che formava la distribuzione del territorio.

Nella notte del 22 settembre, davanti a casa sua, fu ucciso con due colpi di fucile e nessuno sarà condannato per il suo omicidio. I resti di Rumore riposano nel cimitero di Prizzi.

Inadeguata si rivelò la reazione dei vertici nazionali del Partito Socialista che, dalla pagine dell’ Avanti! onorò retoricamente il “nuovo martire” con i “ fiori rossi della solidarietà socialista”, ma ciò non servì a celare il fatto che i latifondisti fossero i principali mandanti di quell’omicidio.

Gli operai della Orcel di Palermo riuscirono invece a organizzare un’ azione tangibile a favore della famiglia di Rumore, mentre le autorità locali lasciarono che la commozione si stemperasse in indagini depistanti, con lo scopo di far cadere nel silenzio più assoluto il fatto.

Una forte risposta in merito fu data dall’amico e collega Alongi, attraverso un articolo sul giornale de La Riscossa Socialista, dove accusò apertamente “la polizia e la magistratura” di aver assicurato l’impunità dell’assassino, per poter continuare i loro sordidi legami con la “cricca borghese” locale e con l’ambiente della malavita.

Alongi, inoltre, era deciso a portare avanti il programma caro a Rumore: unire le forze con le altre leghe contadine della provincia di Palermo, ed avviare l’occupazione dei latifondi.  Sperava di poter spazzare via dal sud il sistema del dominio capitalistico e il vecchio ordine del latifondo, ma sentiva su di sè l’attenzione fatale della mafia, la stessa che aveva ucciso Rumore, e che lo colpì con precisione cinque mesi dopo  la morte del compagno. Alongi venne ucciso dalla mafia a Prizzi il 29 febbraio 1920.

 

vedi:  Un contadino sovversivo: NICOLA ALONGI


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