Dobbiamo vivere la solidarietà con gli uomini senza rimetterne in questione le regole? Allora saremo impuri! Dobbiamo rimetterle in questione. Starci dentro standone fuori, per così dire. Ecco la contraddizione. È quella che noi viviamo. Secondo me, per quanto questa scelta sia deludente perché non ci consente mai un punto di armonizzazione dei contrari, è l’unica scelta che ci è possibile e che ci guida a comprendere perché non diciamo frasi fatte, imparate nell’educazione devota, quando diciamo che siamo tutti peccatori: ci siamo dentro. Se è vero che la ricchezza, allora come oggi, è ricchezza di iniquità, siamo tutti iniqui, siamo tutti dentro una struttura iniqua che non abbiamo costruito noi con le nostre mani. Eppure ci campiamo sopra. Oggi poi che viviamo in una articolazione dell’economia così stretta che non c’è un fatto economico in un punto qualsiasi del pianeta che non abbia rapporti oggettivi con un altro fatto economico — il nostro benessere e la fame sono strutturati in modo che l’uno è perché c’è l’altro — nessuno è puro. Se quando vedete — vi capiterà anche a voi, magari attraverso la televisione — le immagini di bambini affamati, macilenti, prossimi a morire e guardate la vostra dispensa, la vostra tavola potete dire di poter alzare al cielo mani pure? No. Non possiamo. La nostra tribolazione è questa: non ci sono mani pure.

… Dovremmo coltivare dentro di noi  la dimensione penitenziale – nel senso ricco, biblico della parola – della nostra vita. Siamo tutti peccatori. Come è vero, questo! Dobbiamo quindi vivere anche dei beni che sono nelle nostre mani con un certo senso di sofferenza, non con soddisfazione. Noi amministriamo cose che più o meno sono derivate da una organizzazione-rapina. Questo sentimento non è un gioco psicologico, è una severa attitudine morale che poi scatta nei momenti giusti a suggerirci valutazioni, giudizi conformi a verità e non conformi alla saggezza costituita che ci governa. Un’altra prospettiva è quella che ci porta a mettere in questione quell’ottica del vivere che è derivata dal denaro. Nei trattati specialistici di fronte ad un bene si distingue il valore d’uso ed il valore di scambio. Noi siamo stati così mercificati mentalmente che non sappiamo più vedere le cose se non secondo il valore di merce.

padre Ernesto Balducci,  1991

 

Vedi:  Un Resistente del pensiero: ERNESTO BALDUCCI



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