Da Delitto e castigo, 1866

 

Dodici Paesi occidentali vietano i prodotti delle colonie israeliane: l’Italia non c’è

Sono Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Islanda, Irlanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito i dodici paesi che oggi, 8 settembre, hanno confermato l’intenzione di introdurre restrizioni nazionali contro il commercio di merci provenienti dagli insediamenti illegali in Cisgiordania. In una dichiarazione congiunta, i dodici ministri degli Esteri dichiarano di star «valutando attivamente le misure, in conformità con le rispettive procedure nazionali». 

Una decisione che arriva in colpevole ritardo, ma potenzialmente importante sia politicamente sia per colpire economicamente l’occupazione illegale e sistematiche delle terre palestinesi da parte di Israele. Il motivo sta nei crescenti attacchi da parte dei coloni israeliani contro i villaggi palestinesi nei territori occupati illegalmente nonostante il cessate il fuoco di ottobre 2025, una data che ha portato a una pace sistematicamente violata da Israele.

Tra i Paesi che hanno deciso di agire, ancora una volta, non c’è l’Italia. Il governo Meloni non ha ufficialmente preso posizione, collocandosi nuovamente, di fatto, tra i principali fiancheggiatori europei del governo israeliano insieme alla Germania.

I coloni israeliani, le loro azioni e gli insediamenti in Cisgiordania sono stati a più riprese dichiarati illegali ai sensi del diritto internazionale. L’ultima risoluzione dell’ONU ribadiva il concetto che «il trasferimento, da parte della potenza occupante, di parte della propria popolazione civile nel territorio che occupa costituisce una violazione della Quarta Convenzione di Ginevra» .

Ancora una volta però, il Governo italiano non fa parte dei paesi europei che decidono di agire, seppur tardivamente e in maniera timida, per cercare di sanzionare le colonie israeliane. L’Italia, pur avendo sempre condannato a parole le azioni israeliane a Gaza e in Libano, risulta il paese europeo che nei fatti è il meno risoluto di tutti.

L’ultimo tentativo di azione risale al 9 giugno 2026 quando la Procura di Roma avviò delle indagini a carico del ministro-colono israeliano Ben Gvir nell’ambito dell’inchiesta sugli abusi inflitti agli attivisti della Global Sumud Flotilla sequestrati da Israele in acque internazionali. Ne seguì uno scambio di battute con il nostro ministero degli Esteri, nella persona di Antonio Tajani. Parole dure che nemmeno allora furono sufficienti a far aggregare l’Italia ai paesi occidentali oggi impegnati, un po’ più apertamente, a colpire il commercio con gli insediamenti.

Le merci tradizionalmente esportate dagli insediamenti illegali nei territori palestinesi spaziano dalla frutta ai vini. Un rapporto di Global Echo, che si basa sull’analisi di quasi 6.000 esportazioni agricole verso l’Europa, mette in luce il meccanismo attraverso il quale i prodotti agricoli realizzati negli insediamenti israeliani illegali vengono regolarmente importati in Europa come made in Israel. Il rapporto rileva che 1 spedizione su 6 (17,2 per cento) proveniva da insediamenti illegali. Per quanto riguarda in particolare le spedizioni verso l’UE, la percentuale sale a 1 su 5 (19,2 per cento). Ma causa del diffuso occultamento dell’origine, la reale portata del fenomeno tra le esportazioni agricole è probabilmente più elevata.

Nella dichiarazione l’appello al governo di Israele è di «fermare immediatamente l’espansione degli insediamenti e dei poteri amministrativi civili, garantire che i coloni responsabili delle violenze rispondano delle loro azioni e indagare sulle accuse mosse contro le forze israeliane».

I dodici paesi si impegnano anche a proteggere la soluzione dei due Stati (cioè uno Stato palestinese su Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme est) e ad agire per una pace giusta e duratura sulla base dei principi della Dichiarazione di New York adottata un anno fa, il documento finale della conferenza ONU copresieduta da Francia e Arabia Saudita che fissa una tabella di marcia verso uno Stato palestinese sovrano accanto a Israele e che l’Assemblea generale ha fatto proprio il 12 settembre 2025 con 142 voti a favore e 10 contrari, fra cui quelli di Israele e Stati Uniti.

Su quella base i dodici si dichiarano contrari a ogni azione equivalente all’annessione della terra palestinese e al trasferimento forzato della popolazione. Il testo indica anche come inaccettabile la pubblicazione dei bandi per progetti di insediamento e registra un secondo livello di impegno: Regno Unito, Francia e Canada salutano le misure già adottate da Irlanda, Spagna, Paesi Bassi, Norvegia e Belgio.

Il governo israeliano si è scagliato contro la decisione. Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha definito la decisione «scandalosa» e un «omaggio al terrorismo», annunciando che il governo israeliano prenderà contromisure in rappresaglia alla decisione dei dodici Paesi.

Alberto Biondi,  https://www.lindipendente.online/     8/9/2026

 

 

La cospirazione del silenzio di fronte a uno stupro sistematico di palestinesi

Uomini e donne palestinesi descrivono brutali violenze sessuali inflitte da guardie carcerarie israeliane, soldati, coloni e interrogatori.

Qui di seguito traduciamo un articolo del New York Times che ha fatto molto inchiostro, semplicemente perché ha finalmente sollevato il velo su un segreto di Polichinelle: gli stupri sistematici e atroci inflitti alle migliaia di ostaggi palestinesi, uomini, donne, bambini, detenuti arbitrariamente da Israele, e che la stampa mainstream ha ignorato il più a lungo possibile.

Se le accuse di stupro attribuite ad Hamas, in gran parte smentite da gravi osservatori (vedi in particolare Norman Finkelstein spruzza le accuse contro Hamas), hanno occupato interi mesi le nostre redazioni, il trattamento inumano e degradante inflitto ai palestinesi, assunti, documentati, filmati, e persino pubblicamente difesi dalla società israeliana (che proclama il “diritto allo stupro” e celebra gli stupratori come stelle) hanno diritto agli orrori del caso. Non sorprende che questo articolo, disseminato di grottesca propaganda anti-Hamas, mitigazione e non ha detto, ha scatenato l’indignazione: i manifestanti pro-genocidio si sono riuniti davanti al New York Times per denunciare un giornalista che aveva osato il crimine supremo: umanizzare i palestinesi e tenere conto del “popolo eletto”…..

 

Continua la lettura qui:   La cospirazione del silenzio di fronte a uno stupro sistematico di palestinesi

 

 

 

“Tutt’altra Italia io sognavo nella mia vita, non questa miserabile all’interno e umiliata all’estero ed in preda alla parte peggiore della nazione.”

GIUSEPPE GARIBALDI, 20/9/1880

in una lettera indirizzata ad Alberto Mario

 

 

 

ANNO VII DEL REGIME SANITARIO- ECOLOGICO- DIGITALE

 

 

INCONTRI DEL GRUPPO LAICO DI RICERCA

vedi QUI

 

IL DOVERE DELLA MEMORIA

Gli stolti di Dio

Dizionario biografico laico dei Santi

vedi qui:  il-libro-del-gruppo-laico-di-ricerca

 

Canale Telegram del “Gruppo Laico di Ricerca”

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Vedete ed ascoltate anche qui:

Nella Poesia e Nella Memoria

 

 

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