Il cuore di nero di trump. Il cuore nero degli USA e dell’Occidente. Il cuore nero dell’europa. Il cuore nero d’israele. il cuore nero della NATO. Il cuore nero dell’aristocrazia finanziario-usuraia che tutto guida, delle banche e degli interessi diabolici delle industrie delle armi. Il cuore nero dei politici insensibili ed impassibili di ogni risma e di ogni istituzione. Il cuore nero degli affaristi e delle industrie. Il cuore nero dei guerrafondai.
Il cuore nero dei cinici e degli indifferenti. Il cuore nero dei ritorti su se stessi, sempre. Il cuore nero di chi si è abituato all’orrore. Il cuore nero di tanta gente comune. Il cuore nero di chi guarda da un’altra parte e permette ciò che sta accadendo.
Un immenso cuore nero incombe sul nostro futuro prossimo ed anteriore e mette sempre più a rischio il continuare ad avere un cuore rosso… se lo abbiamo ancora. (GLR)
Vi invitiamo a rileggere:
Il cuore nero e il futuro che ci attende
Una guerra nella guerra (17). Un cuore nero su Gaza.
GLR-CONSIDERAZIONI 61. Dov’è la tua “zona d’interesse”?

Dopo Pechino, ognuno per la sua strada
Donald Trump per l’incontro con il presidente cinese Xi Jinping è a Pechino con i più potenti imprenditori americani: Elon Musk, l’amministratore di Apple, quello di Nvidia, il capo di BlackRock e poi i vertici di Blackstone, Boeing, Cargill, GE Aerospace, Goldman Sachs, Mastercard, Meta, Visa. E’ già emerso chiaramente dall’incontro che la questione Taiwan è decisiva per i futuri rapporti tra Cina e Stati Uniti. Secondo l’emittente statale CCTV, Xi Jinping ha avvertito Trump che Cina e Stati Uniti potrebbero entrare in conflitto diretto se la questione Taiwan verrà gestita male.
Accordo già raggiunto per la riapertura dello Stretto di Hormuz? Cina e Stati Uniti sembrerebbero d’accordo anche sul fatto che l’Iran non debba dotarsi di ordigni nucleari. Netanyahu rischia di rimanere solo? Cominciano ad esserci degli interessi, se non opposti, molto divergenti tra Donald Trump e il premier israeliano?
Le collaborazioni europee con l’Ucraina per la produzione di droni con cui Kiev sta continuando ad attaccare la Russia e il riarmo tedesco potrebbero costringere Mosca a scelte dolorose ma necessarie contro la NATO in Europa; sappiamo che questa ipotesi è ormai seriamente affrontata dentro il Cremlino.
I principali temi di politica internazionale del momento analizzati e commentati dal redattore de L’Antidiplomatico GIUSEPPE MASALA, autore del canale Telegram “Giuseppe Masala Chili”.
Ascolta e vedi qui: Dopo Pechino, ognuno per la sua strada
MILIARDARI USA IN CINA CON TRUMP
Una delegazione di miliardari statunitensi ha accompagnato il presidente Trump al vertice con il presidente cinese Xi a Pechino. Della delegazione faceva parte Elon Musk, l’uomo più ricco del mondo con un patrimonio valutato dalla rivista Forbes in 839 miliardi di dollari in continuo aumento grazie alle sue lucrose compagnie.
Manlio Dinucci
Ascolta e vedi qui: MILIARDARI USA IN CINA CON TRUMP
L’escalation ombra della NATO ed il (terribile) bivio di Mosca
Da sempre chi scrive è considerato un filorusso. In realtà riconoscere da sempre le evidenti ragioni, politiche, strategiche, militari e storiche della Russia in relazione alla crisi ucraina non significa essere filorussi; semplicemente significa fare una disamina il più possibile onesta dei fatti. Allo stesso modo dopo cinque anni di conflitto la tesi che la Russia non sta vincendo la guerra può apparire come una provocazione ma in realtà è una disamina il più possibile onesta e “prospettica” della realtà.
Certamente la Russia ha incamerato grandi guadagni territoriali soprattutto all’inizio del conflitto quando poté contare sull’effetto sorpresa e sulla evidente non preparazione dell’Ucraina e dell’Occidente alla guerra. Ma con il passare dei mesi e degli anni il conflitto si è sempre di più trasformato in una terrificante guerra d’attrito dove anche la trincea è diventata parte integrante del campo di battaglia come cento anni fa durante la Prima Guerra Mondiale.
Per paradosso ad aver riportato all’indietro le lancetta della storia militare è stato l’ultimo ritrovato della guerra convenzionale: il drone, inteso in tutte le sue accezioni. Droni a lungo raggio, droni spia, proiettili voltanti e i micidiali sul campo di battaglia droni FPV a basso costo e i droni collegati al pilota grazia a sottili cavi in fibra ottica lunghi anche decine di km e che sono resistenti ai disturbi jamming.
Un armamentario che ha reso sostanzialmente impossibile l’organizzazione dei grandi assembramenti di uomini e mezzi corazzati dietro le linee, necessari a sferrare grandi attacchi capaci di aprire una breccia consistente nelle linee nemiche e quindi in grado di far dilagare l’esercito attaccante dietro le linee così come fecero gli austro-ungarici e i tedeschi a Caporetto contro le truppe italiane. Simili assembramenti umani e grandi colonne corazzate nel conflitto ucraino sono diventati bersagli inermi contro le ondate di droni nemici.
Fatalmente, dunque, la guerra ucraina si è trasformata in una guerra d’attrito dove la resilienza è l’unica caratteristica che conta per vincere la guerra o quantomeno per non perderla. Proprio per questo la logica della demolizione della capacità di resistere è la linea strategica di fondo che ormai da anni muove le mosse dei russi: continui ed estenuanti bombardamenti aerei, con missili balistici e da crociera e con enormi sciami di droni a lungo raggio contro tutte le infrastrutture logistiche ucraine: centrali elettriche, dighe, depositi di gas, impianti industriali, ferrovie sono state bersagliate con la finalità di paralizzare l’Ucraina nel suo sforzo bellico.
A distanza di almeno quattro anni dall’inizio di questa strategia bisogna domandarsi se stia funzionando e se stia portando a risultati appropriati alla finalità reale (la demolizione della capacità e della volontà di resistere di Kiev) e dunque al di là del contingente, ovvero i guadagni territoriali sulla linea del fronte. La risposta spassionata non può che essere una: no, la strategia russa non sta raggiungendo gli obbiettivi reali preposti.
Gli ucraini nonostante tutto continuano a combattere e anzi, con il passare dei mesi hanno anche essi affinato le capacità di produzione e di utilizzo dei droni. E anzi, con il passare dei mesi hanno implementato capacità offensive di primaria importanza riuscendo a colpire ormai a oltre 1000 km dalla linea del fronte, anche oltre gli Urali. Ad essere colpiti sono infatti sempre di più impianti industriali strategici dell’apparato industrial-militare ed impianti energetici e petrolchimici. I primi obbiettivi hanno il chiaro intento di “disturbare” lo sforzo bellico russo mentre i secondi hanno l’intento di ridurre la capacità produttiva russa nel suo settore principe: quello energetico.
Che la strategia stia funzionando è al di fuori di ogni ragionevole dubbio: gli attacchi dronici ucraini si susseguono (così come quelli russi per carità) e diventano sempre più massivi così da saturare le difese aeree russe e riuscire a colpire i target stabiliti anche a centinaia di Km di distanza dal confine russo-ucraino.
Come sia stato possibile per Kiev raggiungere questo risultato straordinario è spiegabile solo con il sostegno della Nato. Un supporto che ormai non è più solo finanziario, logistico, militare ma anche produttivo. La produzione dei droni ucraini è infatti sempre di più appannaggio di Joint-Ventures tra paesi europei (Germania, Francia, Inghilterra e Italia per esempio) e Ucraina e dove le produzioni avvengono negli stabilimenti dei paesi Nato.
La differenza tra il produrre in territorio ucraino o in territorio Nato non è da poco conto: se si produce “sotto la bandiera” di uno dei paesi dell’Alleanza Atlantica gli impianti industriali sono scudati dagli attacchi russi che comporterebbero una immediata reazione dell’Alleanza innescando così una grande guerra europea; cosa questa di cui sono ben consci a Mosca che almeno per il momento se ne guardano bene dal farlo.
L’aver trasformato di fatto l’intero territorio della Nato in una immensa retroguardia dell’Ucraina ha completamente cambiato l’inerzia della guerra invertendo la “Escalation Dominance” fino ad ora in mano ai russi. Ai russi non rimane che controscalare accettando però una devastante guerra europea che coinvolga la Nato contro la Russia oppure trovare una via d’uscita diplomatica al conflitto.
In questa logica va letta ovviamente anche la dichiarazione di Putin del 9 Maggio nella quale ha proposto l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder come intermediario tra la Russia e l’Europa. Segno evidente che lo Zar ha chiaro che una contro-scalata russa alla mossa della Nato rischia di essere troppo onerosa e troppo pericolosa.
Il fatto drammatico è che la Nato non sembra disposta a fermarsi: infatti gli stessi USA che starebbero pronti per firmare una Join Venture per la produzione di droni con l’Ucraina aggiungendo al colossale apparato produttivo che supporta Kiev anche aziende di oltreatlantico. Da aggiungere inoltre che gli USA hanno calato un ulteriore asso a vantaggio di Kiev: il supporto di Palantir che fornirà all’esercito ucraino dati e bersagli per la sua guerra dronica aumentandone così l’efficacia.
Anche Berlino però ha appena gettato un asso a vantaggio dell’Ucraina: la società del settore difesa Rheinmetall ha infatti annunciato che sta avviando la produzione congiunta di missili da crociera Ruta Block 2 con l’Ucraina. A tal fine, l’azienda collaborerà con la startup ucraina Destinus, registrata nei Paesi Bassi. La produzione in serie dovrebbe iniziare alla fine del 2026 o all’inizio del 2027. Il missile ha una portata dichiarata di fino a 700 chilometri. La testata pesa circa 250 chilogrammi. Questo missile da crociera è presumibilmente stealth ai radar e in grado di volare a quote estremamente basse, seguendo il terreno. Diciamo che, molto probabilmente i tedeschi hanno trovato il modo per legalizzare il trasferimento dei loro missili Taurus in Ucraina.
Né Merz né il suo predecessore, Scholz, hanno dato il via libera alla consegna ufficiale di questi missili da crociera. L’utilizzo di una società fittizia ucraina consente però a Berlino di armare l’Ucraina rimanendo formalmente in disparte. Grosso modo, i missili smontati verranno portati in Ucraina, rimontati, etichettati come “Made in Ukraine” e pronti all’uso, sempre che questo lavoro di “montatura e riverniciatura” non avvenga direttamente nei Paesi Bassi visto che la società ucraina ha provvidenzialmente sede proprio in questo paese europeo. Va inoltre ricordato che questa strategia è stata già utilizzata da Gran Bretagna ed Emirati Arabi per fornire a Kiev il missile da crociera FP-5 ridenominato dagli ucraini FP-5 Flamingo. Da notare che anche questo missile ha capacità di colpire in profondità la Russia avendo una gittata stimata di circa 3000 km.
E’ chiaro che in una simile situazione l’inerzia del conflitto è completamente cambiata e alla Russia non rimangono che poche scelte: continuare con la guerra di logoramento sempre di più disfunzionale perché Kiev, più passa il tempo, e più aumenta le sue capacità offensive, grazie al settore militare-industriale dei paesi Nato a sua disposizione, oppure cerca una via d’uscita diplomatica come sembrano suggerire le dichiarazioni del sempre più moderato Putin oppure ancora si procede al bombardamento degli “stabilimenti ucraini” in territorio Nato come vorrebbe la sempre più nutrita schiera dei falchi presenti in Russia.
Per quanto riguarda i falchi russi va detto che ormai al super falco Karaganov si è aggiunta anche Elena Panina, ascoltatissima direttore dell’Istituto di Strategie Politiche ed Economiche Internazionali di Mosca, che ha chiesto apertamente la “disattivazione della Nato” con la seguente giustificazione: “Solo la creazione di costi diretti per i paesi della NATO può costringerli a uscire dal conflitto per procura con la Russia. E per questo è necessario che il conflitto si sposti oltre i confini dell’Ucraina”.
Da notare inoltre che Elena Panina chiede anche l’utilizzo di armi atomiche per l’attacco alla Nato essendo queste, secondo la sua visione le sole che possono dare un vantaggio strategico alla Russia sulla Alleanza Atlantica.
Da notare che lo stesso Lavrov in un incontro con i leader delle ONG russe avvenuto il 24 Aprile a Mosca ha dichiarato: “L’era dell’ibridazione per procura è finita: le maschere sono cadute”.
Giuseppe Masala, https://www.lantidiplomatico.it/ 14/5/2026
Giuseppe Masala è laureato in economia e si specializza in “finanza etica”.

Il cuore nero dell’Europa
Giulietto Chiesa durante il convegno “Le 3 crisi europee“, 6/6/2016
Ascolta e vedi qui: Il Punto di Giulietto Chiesa: Il cuore nero dell’Europa
Il cuore nero dei cinici e degli indifferenti. Il cuore nero dei ritorti su se stessi, sempre. Il cuore nero di chi si è abituato all’orrore. Il cuore nero di tanta gente comune che non vuole sapere e capire. Il cuore nero di chi guarda da un’altra parte e permette ciò che sta accadendo.
La COLPA è NOSTRA
Franco Fracassi
Ascolta e vedi qui: la COLPA è NOSTRA

La mappa globale dell’imperialismo USA che ha ridisegnato il mondo
Dalla nascita della Repubblica a oggi, gli Stati Uniti hanno fatto della guerra uno strumento ordinario di politica estera. Interventi armati, operazioni segrete, basi militari, missioni “di sicurezza”, guerre dichiarate e conflitti mai ufficialmente riconosciuti: la proiezione della potenza americana ha attraversato il pianeta intero.
Questo libro è un inventario dei fatti: Paese dopo Paese, capitolo dopo capitolo, ricostruisce la continuità storica dell’interventismo statunitense, mostrando come l’imperialismo USA attraversi amministrazioni, partiti e retoriche ufficiali. Cambiano le giustificazioni – democrazia, sicurezza, diritti umani, lotta al terrorismo – ma la traiettoria resta la stessa.
Il dato che emerge è tanto semplice quanto sconvolgente: secondo gli autori, solo tre Stati al mondo non hanno mai conosciuto un’invasione o una presenza militare statunitense – Andorra, Bhutan e Liechtenstein. Tutto il resto del pianeta, in un modo o nell’altro, è stato toccato dalla potenza militare americana.
Senza indulgere in moralismi né in facili condanne, America, il Paese che ha invaso il Mondo mostra come l’“eccezionalismo americano” non sia un mito astratto, ma una pratica concreta, reiterata e sistematica.
Un libro indispensabile per comprendere il presente e smascherare le narrazioni dominanti, perché la storia, quando viene raccontata senza filtri ideologici rassicuranti, parla da sola.
America Invades – Le Forze Militari che hanno invaso il Mondo, di Christopher Kelly
.

ANNO VII DEL REGIME SANITARIO- ECOLOGICO- DIGITALE
Articoli che vi raccomandiamo di leggere e rileggere:
DALLA RETE: l’informazione libera.
Per acquistare il nostro Calendario Laico dei Santi QUI
Vedete il nostro video ” Il dovere della Memoria“: QUI
INCONTRI DEL GRUPPO LAICO DI RICERCA
vedi: QUI
IL DOVERE DELLA MEMORIA
Gli stolti di Dio
Dizionario biografico laico dei Santi
vedi qui: il-libro-del-gruppo-laico-di-ricerca
Canale Telegram del “Gruppo Laico di Ricerca”
Subscribe to our newsletter!