Stiamo andando sempre più verso la “civiltà” del Far West o della Cicago di Al Capone degli anni ’20. Ne pagheremo tutti le conseguenze. (GLR)

- Inosservanza delle norme: Grandi potenze ignorano le leggi internazionali, come dimostrato dalle invasioni (es. Russia in Ucraina) e dalle guerre preventive, senza le sanzioni previste, sottolineando una crisi di credibilità.
- Indebolimento delle istituzioni: Organismi come l’ONU e le Corti di Giustizia sembrano impotenti di fronte agli interessi imperiali, con dibattiti e risoluzioni che non si traducono in azioni efficaci.
- Crisi umanitaria: Le azioni di molte potenze hanno compromesso il multilateralismo, con conseguenze devastanti per i civili e crescenti prove di crimini di guerra, specialmente in aree come Gaza.
- Erosione dello Ius Contra Bellum: Il diritto di non ricorrere alla guerra viene sistematicamente violato, svuotando di significato il diritto internazionale.
- Prevalenza dell’interesse nazionale: Le grandi potenze agiscono secondo i propri interessi, bypassando i meccanismi di mediazione internazionali.
- Diffusione di odio e disinformazione: Le tecnologie amplificano l’odio e le divisioni, usate da forze politiche repressive per attaccare minoranze e diffondere disinformazione.
- Rifiuto del diritto: Attori politici e potenze militari respingono i principi del diritto internazionale, portando a un’epoca di scontro diretto tra “imperi”.
L’America è uno Stato gangster
Il rapimento del presidente venezuelano Nicolas Maduro e di sua moglie consolida il ruolo dell’America come stato gangster.
La violenza non genera pace. Genera violenza. L’immolazione del diritto internazionale e umanitario, come hanno fatto gli Stati Uniti e Israele a Gaza, e come è avvenuta a Caracas, genera un mondo senza leggi, un mondo di stati falliti, signori della guerra, potenze imperiali canaglie e violenza e caos perpetui.
Se c’è una lezione che avremmo dovuto imparare in Afghanistan, Iraq, Siria e Libia, è che il cambio di regime genera mostri frankensteiniani creati da noi stessi. Le forze armate e di sicurezza venezuelane non accetteranno il rapimento del loro presidente e la dominazione statunitense – fatta come in Iraq per sequestrare enormi riserve petrolifere – più di quanto le forze di sicurezza irachene o i talebani o i talebani.
Questo non andrà bene per nessuno, compresi gli Stati Uniti.
Chris Hedges, https://chrishedges.substack.com/ 3/1/2026
Chris Hedges è uno scrittore e giornalista statunitense vincitore del Premio Pulitzer ed è stato corrispondente estero per quindici anni per il New York Times.
Il caso Maduro e l’ennesima fine del diritto internazionale
Non è uno strappo improvviso, né un evento eccezionale. Non si tratta manco di un “precedente pericoloso”, come recita con linguaggio ormai standardizzato la nota ufficiale delle Nazioni Unite.
La cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte delle forze speciali statunitensi è semplicemente l’ennesimo episodio di una storia che va avanti da anni, in cui il diritto internazionale viene evocato solo quando i fatti sono già stati decisi altrove. Non c’è nulla di cui stupirsi, perché non è la prima volta. E, con ogni probabilità, non sarà l’ultima.
La sequenza è chiara. Operazioni militari statunitensi su Caracas e in altre aree strategiche, la dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Venezuela, il trasferimento di Maduro e della moglie fuori dal Paese e l’annuncio, fatto senza particolari cautele dal presidente Donald Trump, che i due saranno giudicati negli Stati Uniti sulla base di un’incriminazione risalente al 2020. A quel punto entra in scena l’ONU, con il suo copione ormai noto: preoccupazione, allarme, richiamo alla Carta, invito al dialogo, ammonimento sui rischi per la stabilità regionale….
Continua la lettura qui: Il caso Maduro
Indignazione
Esprimo la mia indignazione per ciò che oggi viene raccontato come “operazione necessaria”, “atto di responsabilità”, “intervento per la democrazia”.
Che si tratti di un blitz concordato o di un’azione di forza mascherata poco cambia nella sostanza…ancora una volta gli Stati Uniti si arrogano il diritto di decidere chi può governare e chi no, chi è legittimo e chi è demonizzabile. Il Venezuela diventa l’ennesimo capitolo di una storia vecchia, ripetitiva, stanca, ma mai innocua.
L’America Latina è stata trattata per decenni come un cortile di servizio... Nicaragua, Cile, Guatemala, Panama, Cuba. Prima arrivano le sanzioni, poi l’isolamento economico, poi la narrazione tossica del “dittatore”, del “tiranno”, del “nemico dei diritti umani”. Infine, quando il quadro è abbastanza deformato, l’intervento diventa persino “morale”. È una liturgia ben rodata. Cambiano i nomi, non il copione.
Ma ciò che oggi indigna ancora di più è il silenzio ipocrita, o peggio il linguaggio ambiguo, di molta politica europea. Gli stessi che ieri scandivano ossessivamente le parole “aggressore” e “aggredito”, oggi smarriscono il vocabolario. Niente appelli solenni al diritto internazionale, niente indignazione rituale, niente unanimità morale. I doppi standard non sono più un sospetto: sono diventati metodo.
Un tempo queste operazioni si facevano nell’ombra, e non che fossero giuste, al contrario…ma tramite servizi segreti, colpi di stato silenziosi, rivoluzioni colorate confezionate con cura. Oggi no. Oggi si è diventati sfacciati!! Si agisce alla luce del sole, certi che il controllo del racconto mediatico farà il resto.
Lo vediamo anche altrove, come in Iran, dove proteste nate da cause economiche reali, svalutazione della moneta, sanzioni soffocanti, pressione esterna costante, vengono immediatamente trasformate in una favola occidentale…che il popolo che sogna di diventare “come noi”, che chiede di essere occidentalizzato, salvato, rieducato.
Ed è qui il nodo più grave… l’Occidente continua a credere che il proprio modello sia un destino universale. Che tutti i popoli desiderino, nel profondo, assomigliargli. Ma quando mai qualcuno ha davvero chiesto a quei popoli cosa vogliono? Quando mai l’autodeterminazione è stata qualcosa di più di una parola buona per i discorsi ufficiali?
La verità, scomoda e poco spendibile, è che il diritto internazionale viene invocato solo quando conviene, e ignorato quando intralcia. Che la democrazia è spesso un pretesto, non un fine. E che la sovranità vale solo per chi è abbastanza forte da difenderla.
Non è una difesa di uomini o governi. È una difesa di un principio. Perché quando accetti che qualcuno venga “prelevato”, rovesciato o delegittimato dall’esterno in nome di un bene superiore deciso altrove, stai accettando un mondo in cui la forza precede il diritto. E in quel mondo, prima o poi, nessuno è davvero al sicuro.
Questo non è realismo cinico. È semplice memoria storica. E la memoria, quando non viene anestetizzata, continua a fare male.
Kilian K. Pileggi, da Facebook 3/1/2026
Leggete o rileggete qui: GLR-NOTIZIE-FLASH 82 – 3/1/2026. La follia prepotente dell’impero.

ANNO VII DEL REGIME SANITARIO- ECOLOGICO- DIGITALE
Articoli che vi raccomandiamo di leggere e rileggere:
DALLA RETE: l’informazione libera.
Per acquistare il nostro Calendario Laico dei Santi QUI
Vedete il nostro video ” Il dovere della Memoria“: QUI
INCONTRI DEL GRUPPO LAICO DI RICERCA
vedi: QUI
Canale Telegram del “Gruppo Laico di Ricerca”
Vedete ed ascoltate anche qui:
Subscribe to our newsletter!