Articoli marcati con tag ‘miti’

Secondo i dati dell’Associazione Italiana Editori, nel 2018 quattro italiani su dieci non hanno letto neanche un libro; e di quella parte della popolazione che legge, invece, il 41% non arriva comunque a tre libri letti in un anno. Il dato è drammatico ed è dovuto a un insieme di concause di diversa natura. È evidente che, in una situazione del genere, per molti la lettura resti un’esperienza collegata per lo più al periodo scolastico. Leggi il resto di questo articolo »

Dna modificati in laboratorio, uomini cyborg e desideri monitorati dalle macchine. Il nostro futuro secondo lo storico e saggista israeliano Yuval Noah Harari.

 

Guardate l’essere umano. Guardate le sue dita dei piedi, questi ditini fragili, nulla a che vedere con gli artigli di un puma; questo corpo spelacchiato, così diverso dal manto di un orso; questo petto che per quanto gonfio nulla è rispetto ai pettorali corazzati di un gorilla; l’occhio miope che si acceca alla prima penombra, incapace di vedere nella notte come un gufo; queste scapolette umane che non hanno nulla a che vedere con le magnifiche ali di un falco pellegrino. Basta guardarci per capire quanto poco sia dotato questo orrendo essere umano che non sa volare, si arrampica a fatica e nuota peggio dell’ultimo dei pesci rossi. E il fiuto? Sentiamo odori a pochi metri da noi, mentre un cane è capace di sentire a distanza di due campi da calcio. Leggi il resto di questo articolo »

Befana e Babbo, bue e asinello. Quante fake news sulla festa

“Non voglio guastare le feste a nessuno. Anzi, il contrario: voglio dimostrare che lo spirito del Natale ha in sé qualcosa di eterno, di intramontabile. Di tradizioni ce n’è un bisogno assoluto: ne abbiamo così fame che spesso le inventiamo, le facciamo nostre, dimenticando le loro origini reali“. Sorride, quasi si giustifica, Errico Buonanno, scrittore e saggista, autore di “Falso Natale”, una puntuale inchiesta sulle tante fake news che troviamo sotto l’albero. Leggi il resto di questo articolo »

Su alcuni giornali, duecento morti o dispersi in mare come quelli dell’altro ieri, in una fuga della disperazione, non finiscono neppure più in prima pagina, scivolano in quelle seguenti fra le notizie certo rilevanti ma non eclatanti. Per sciagure analoghe, solo qualche anno fa pure un presidente del Consiglio si commuoveva o almeno sentiva il dovere di commuoversi pubblicamente. Le tragedie odierne dei profughi in cerca di salvezza o di una sopravvivenza meno miserabile che periscono, spesso anonimi e ignoti, in mare non sono meno dolorose, ma non sono più un’eccezione sia pur frequente, bensì una regola. Diventano quindi una cronaca consueta, cui si è fatto il callo, che quasi ci si attende già prima di aprire il giornale e che dunque non scandalizza e non turba più, non desta più emozioni collettive. Questa assuefazione che conduce all’indifferenza è certo inquietante e accresce l’incolmabile distanza tra chi soffre o muore, in quell’attimo sempre solo, come quei fuggiaschi inghiottiti dai gorghi, e gli altri, tutti o quasi tutti gli altri, che per continuare a vivere non possono essere troppo assorbiti da quei gorghi che trascinano a fondo.

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Dee in fuga. Una sera a parlare di dee in fuga dalla Terra, dall’Umanità. Da questa Umanità. Aidos era la dea della vergogna, del pudore, del senso del limite che abbandona il Mondo poichè gli uomini scelgono la Hybris, cioè la tracotanza, il senso di onnipotenza, il superamento di ogni limite. Con Aidos fugge  Nemesi, la dea dell’indignazione e della giustizia compensatrice e fugge anche Astrea, colei che diffondeva i sentimenti di giustizia: diverrà la splendida costellazione della Vergine e da lì ci guarda piangente per come ci siamo ridotti. Leggi il resto di questo articolo »


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