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“Noi siamo da secoli Calpesti, derisi, perché non siam popolo, perché siam divisi…”
Questi versi appartengono al Canto degli Italiani (conosciuto come Inno di Mameli ), scritto da Goffredo Mameli nel 1847. La strofa denuncia la secolare sottomissione e derisione dell’Italia, causata dalla mancanza di unità nazionale e dalla frammentazione politica in piccoli stati, spronando alla creazione di una nazione unita.
Dal 1945 siamo ancor più “calpesti” dagli anglo-americani, soprattutto dopo che essi stessi fecero cadere il Governo Parri ( 24/11/1945), l’unico governo basato sulla Resistenza e che come primo punto del suo programma aveva l’assoluta sovranità italiana ( ri-leggi qui: Un “golpe bianco”: LA CRISI DEL GOVERNO PARRI.)
Vediamo l’origine storica dell’ assenza di sovranità militare e politica italiana nel dopoguerra:
“…le rilevantissimi limitazioni, a livello di sovranità militare e politica del nostro paese, sono da individuarsi già nel gennaio del ‘43 durante la Conferenza di Casablanca quando le potenze vincitrici si accordarono sulla base del principio della resa incondizionata: la Germania infatti e i suoi alleati non avrebbero in alcun modo avuto il diritto di negoziare alcun accomodamento con i vincitori. La seconda tappa relativa alla limitazione della sovranità del nostro paese fu l’armistizio firmato dal Maresciallo Badoglio e alludiamo, per essere più precisi, sia a quello del 3 settembre sia quello del 29 settembre. Entrambi infatti costituirono il presupposto per quella che sarà poi la pace punitiva del trattato di pace del ‘47. D’altronde l’8 settembre l’esercito italiano composto da 1.750.000 uomini si dileguò e ben 600.000 italiani finirono per diventare prigionieri tedeschi. Proprio per questo l’8 settembre rimane un giorno funesto per l’Italia, il giorno che rappresentò per il nostro paese la morte della patria.“
Continua la lettura qui: Il Trattato di Parigi del 1947 e le limitazioni della sovranità italiana
“L’Italia è un paese sovrano? Secondo una famosa definizione di Carl Schmitt (giurista e politologo tedesco, 1888-1985) “sovrano è chi decide sullo stato d’eccezione”. Il nostro paese è in condizione di farlo? Più di cento basi militari sul nostro territorio sotto l’usbergo degli Stati Uniti e/o della NATO, costituita al tempo della Guerra Fredda e oggi inutile in quanto non esistono più i blocchi che dividevano l’Europa dell’Ovest da quella dell’Est, stanno a dimostrare che la risposta è no. L’Italia non è in condizione di elaborare una politica estera autonoma, non è neppure in grado di far rispettare i trattati internazionali; l’episodio del Cermis, quello della base Dal Molin di Vicenza, sono soltanto alcuni esempi….” (Dal libro di Alessandro Bedini L’Italia Occupata, ed. Il Cerchio 2013)
L’Italia il 3 settembre del 1943 firmò a Cassibile (Siracusa) quello che viene chiamato armistizio (reso noto poi l’8 settembre 1943) e fu a tutti gli effetti un resa incondizionata che portò alla distruzione di tutte le strutture dello stato.
Di fatto l’ indipendenza dell’Italia, o meglio quella poca che allora avevamo, cessò di esistere e d’ allora siamo una colonia americana. E i caduti per la Resistenza furono usati per nulla. Ed anche quelli del Risorgimento.
I governi che successero a quello di Parri quasi sempre si adeguarono supini alla volontà anglo-americana con le rare eccezioni di politici coraggiosi che provarono a ridare dignità all’italia e che pagarono politicamente o anche con la vita (Moro, e prima di lui l’industriale Mattei) l’aver osato di cercare strade diverse da quelle ordinate dagli USA, nostra “amica ed alleata” (!!!).
Non parliamo poi della sudditanza ancor più vergognosa del governo presente e di quelli degli ultimi dieci anni.
Quanto al fatto che poi anche gli altri Paesi europei siano nelle medesime condizioni, è quasi scontato, ma comunque pur ospitando numerose basi americane non sono certo nelle nostre condizioni con l’ intero territorio di fatto sottoposto a vigilanza militare: in particolare Francia, Gran Bretagna e Spagna ne ha solo due e molti altri Paesi solo una.
L’articolo che vi proponiamo oggi vuole mostrare le dimensioni dello “scarpone militare” americano che ci schiaccia dal 1945. (GLR)