Quando parliamo di Grande Reset, ci riferiamo a un progetto esplicitamente dichiarato dalle élite globaliste riunite attorno al World Economic Forum.
Non si tratta affatto di una teoria della cospirazione, ma di un’agenda politica ed economica che mira a sfruttare le crisi — siano esse pandemiche, climatiche o energetiche — per imporre una ristrutturazione radicale della società.
La logica è quella di un passaggio verso un “capitalismo degli stakeholder”, dove le grandi multinazionali assumono un ruolo di governance globale, sostituendosi agli Stati nazionali. È la transizione verso una società a controllo totale, digitalizzata e sorvegliata, dove il concetto di proprietà privata viene eroso a favore dell’accesso ai servizi.
Il collegamento con lo scandalo Epstein è profondo e inquietante. Il caso Epstein non è una semplice vicenda di cronaca nera, ma svela il modus operandi di un sistema di potere trasversale. I file desecretati mostrano come una rete di ricatto e influenza abbia coinvolto i vertici della finanza, della politica, della scienza e dei servizi segreti occidentali.
Questa logica di potere si basa sul compromesso e sulla mutua protezione, creando un’élite intoccabile che opera al di fuori di ogni legge.
Lo scandalo Epstein ci dice che chi guida il Grande Reset e le sorti dell’Occidente è spesso inserito in circuiti che utilizzano metodi degradanti e malvagi per garantire la fedeltà al sistema e il controllo dei processi decisionali. È il volto oscuro di una tecnocrazia che si professa etica mentre pratica rituali luciferini…
Il neoliberismo ha sistematicamente distrutto il ceto medio, ha smantellato il welfare e ha trasformato il cittadino in un mero utente o consumatore. È un modello che privatizza i profitti e socializza le perdite, dove la competizione globale viene usata come clava per abbassare i salari e i diritti dei lavoratori.
Mettere il neoliberismo sul banco degli imputati significa denunciare un sistema che ha trasformato la vita umana in una merce e ha ridotto gli Stati a entità impotenti di fronte al potere transnazionale del capitale finanziario.
Ilaria Bifarini, economista 11/4/2026
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