Speranza e desiderio

La nostra condizione, quanto alla speranza e al desiderio, assomiglia a quella di coloro che, nella Commedia dantesca, stanno sospesi nel limbo e, nelle parole di Virgilio, desiderano senza più sperare (sanza speme vivemo in disio).

Anche noi, come gli abitanti del limbo, siamo sospesi fra desiderio e speranza, abbiamo perduto la speranza in un mondo migliore e, tuttavia, continuiamo vanamente a desiderarlo e non possiamo farne a meno. Per uscire da questa condizione limbale, occorre rivolgere la speranza non a un bene che ci manca e vogliamo avere, ma a quello che già abbiamo, al bene che è in noi, perché resti vivo e ci faccia vivere.

E se la fede è, nelle parole dell’apostolo, l’esistenza di cose sperate (dalla Lettera agli Ebrei, 11,1-3), queste sono presenti in noi e davanti a noi e il desiderio di un bene in cui crediamo è già sempre soddisfatto. La speranza in ciò che abbiamo è, cioè, una forma speciale di memoria, che non si limita a ricordare un bene passato, ma incessantemente agisce perché esso resti presente e vivo. E questa inversione di speranza in memoria è il pensiero, la vita della mente.

 

Giorgio Agamben, filosofo   20 ottobre 2026

 

 

 

 

 

INCONTRI DEL GRUPPO LAICO DI RICERCA

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IL DOVERE DELLA MEMORIA

Gli stolti di Dio

Dizionario biografico laico dei Santi

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