
Beit Lahia, nella Striscia di Gaza, distrutta dai bombardamenti israeliani.
Un rapporto svela il ruolo dell’Italia nel genocidio di Israele a Gaza
Il rapporto ha documentato 416 spedizioni di natura militare, oltre a 224 chilotonnellate di carburante trasferite dall’Italia a Israele nel periodo in questione.
Questi dati sono in netto contrasto con gli obblighi dell’Italia ai sensi del diritto nazionale e internazionale – «con implicazioni a valle che suggeriscono anche un ruolo italiano nell’attuale guerra contro l’Iran» – e illustrano fino a che punto il governo di Giorgia Meloni si sia spinto per fuorviare l’opinione pubblica sul suo reale sostegno a Israele.
Una delle conclusioni chiave del rapporto è che lo Stato italiano è direttamente coinvolto nelle spedizioni, non solo attraverso la fornitura di materiale militare tramite le forze armate e aziende come Leonardo, di cui detiene la maggioranza, o fornendo componenti per equipaggiamenti militari assemblati in paesi terzi e inviati a Israele, ma anche mantenendo legami commerciali e di investimento con le potenze occupanti nel campo delle tecnologie militari e correlate.
«I risultati di questo rapporto dimostrano in modo inconfutabile che il complesso militare-industriale italiano è parte integrante del genocidio in corso a Gaza», afferma l’analisi.
Tra i prodotti consegnati a Israele vi sono componenti aeronautici – compresi quelli utilizzati nei caccia F-15 impiegati nel bombardamento di Gaza – container, antenne, giubbotti antiproiettile e armi. Alcuni di questi sono stati facilitati direttamente da istituzioni come le forze di polizia e militari.
Oltre a queste forniture letali, le autorità italiane hanno permesso a Israele di ricevere carburante per alimentare i veicoli blindati a Gaza e fornire energia agli insediamenti illegali, aggiungendo un’altra dimensione al loro sostegno all’entità occupante.
In particolare, le infrastrutture civili, compresi i principali aeroporti di Milano e Roma e i porti di Genova e Ravenna, sono state ripetutamente utilizzate per sostenere direttamente o indirettamente l’offensiva israeliana – proprio mentre milioni di italiani scioperavano in solidarietà con Gaza.
Il rapporto descrive anche i tentativi di nascondere il vero contenuto o la destinazione delle spedizioni, rendendo ancora più difficile seguire il loro itinerario già di per sé oscuro.
Un’altra forma di complicità del governo è emersa attraverso le crescenti importazioni e le relazioni commerciali tra Italia e Israele. Secondo il rapporto, le importazioni militari da Israele verso l’Italia nel 2024 hanno rappresentato oltre il 20% del totale (per un valore di quasi 155 milioni di euro), rispetto al 2,5% dell’anno precedente. «Il rapporto è circolare: componenti, manutenzione e altri input italiani alimentano le linee di produzione israeliane; i sistemi israeliani vengono testati sul campo a Gaza, aumentando il loro valore di esportazione e consentendo economie di scala; e i profitti, i contratti e i legami commerciali generati da questo commercio tornano ad alimentare l’espansione delle stesse industrie militari con cui l’Italia continua a fare affari».
«Senza investimenti e sostegno stranieri, Israele non potrebbe continuare la sua campagna di genocidio, espansione e guerra», sottolinea il rapporto. «L’Italia non è estranea alla capacità bellica genocida di Israele. Le aziende italiane, gli enti legati allo Stato, i porti, gli aeroporti, i vettori merci e le infrastrutture energetiche hanno tutti contribuito a sostenerla».
«Continuare questo commercio significa rimanere complici dell’eradicazione sistematica del popolo palestinese e degli attacchi aggressivi di Israele in Cisgiordania, in Iran e in tutta la regione», conclude l’Embargo Popolare per la Palestina. «Ciò che è necessario ora è un’azione strategica sostenuta, in grado di imporre costi politici e materiali reali alla macchina da guerra, e cambiamenti chiari attuati dal governo italiano».
Mentre in Italia i sindacati e i movimenti rimangono vigili e impegnati in diverse iniziative di solidarietà internazionale, il rapporto li esorta a mobilitarsi e a chiedere al governo, tra le altre cose, di imporre un embargo sulle armi significativo nei confronti di Israele, di annullare gli accordi di assistenza tecnica e le licenze di esportazione in corso e di interrompere le forniture di carburante alle autorità di occupazione.
“L’Italia deve assumersi la responsabilità diretta della catena logistica delle armi che opera sul suo territorio”, afferma il rapporto.
Ana Vračar, peoplesdispatch.org 27/3/2026
link: Report uncovers Italy’s role in Israel’s genocide in Gaza : Peoples Dispatch
QUI IL RAPPORTO IN FORMATO PDF
Made+in+Italy+per+l’Industria+del+Genocidio.pdf
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