V’invitiamo caldamente a leggere gli articoli e vedere ed ascoltare con attenzione i due video che vi proponiamo nell’articolo complessivo di oggi, mentre potete continuare a leggere gli aggiornamenti sulla guerra in Iran qui: GLR-NOTIZIE-FLASH 87 – Attacco d’israele all’Iran. 28/2/2026.

Siamo sempre più nel tempo della follia, della forza bruta e brutale, delle armi, della spietatezza senza remissione degli stati canaglia USA e israele.

Siamo sempre più dentro l’orrore del genocidio a Gaza di cui non si parla più.

Siamo tutti dentro la guerra fino al collo. E dentro le prossime drammatiche conseguenze economiche che tutti subiremo. Tutti!

Mentre stiamo a guardare dalla finestra ciò che orrendi politici folli e asserviti e un orrendo mainstream asservito vogliono farci vedere.  

Chissà, forse un giorno ci sveglieremo ma sarà già troppo tardi.  (GLR)

 

 

La guerra prima di tutto viene fatta con le manipolazioni delle parole.

Definisci regime

Regime. Una delle parole più inflazionate nel dibattito politico-mediatico occidentale per descrivere governi che non rispettano i parametri dell’ordine internazionale dominante. Stai con loro e vieni definito liberale; non stai con loro e sei, appunto, un “regime”. Perché?

Secondo l’enciclopedia, regime – da regĭmen, regimĭnis – indica qualsiasi forma di governo: democratico, parlamentare, presidenziale, autoritario o militare. In altre parole, ogni governo è formalmente un regime.

Eppure, nel dibattito pubblico, il termine viene applicato selettivamente agli Stati considerati “non allineati” agli interessi occidentali, trasformando una definizione intrinsecamente neutra in uno strumento di delegittimazione.

Accade così che, ad esempio, Russia, Cina, Repubblica Popolare di Corea e Iran, per citarne alcuni, vengano sistematicamente definiti “regimi” dai media occidentali, mentre la stessa etichetta raramente si applica a governi “amici” operanti in contesti strategicamente rilevanti. Come l’Arabia Saudita, pur caratterizzata da evidenti tratti autoritari e illiberali.

La scelta delle parole non segue criteri oggettivi, ma riflette interessi geopolitici, generando un doppio standard che guida la percezione pubblica.

Negli ultimi anni, le narrative sul conflitto in Ucraina, sulle tensioni nello Stretto di Taiwan e sulle crisi nucleari in Medio Oriente mostrano come il termine “regime” qualifichi gli attori prima ancora che si considerino i fatti.

L’uso mediatico volutamente impreciso carica la parola “regime” di un significato valutativo, semplificando la realtà e irrigidendo il dibattito. Questo fenomeno è illustrato dal concetto di framing, secondo cui la presentazione degli eventi influenza la percezione, enfatizzando alcuni elementi e relegandone altri sullo sfondo.

Allo stesso modo, la nozione di egemonia culturale di Antonio Gramsci rammenta come un gruppo dominante possa diffondere la propria visione alla stregua di universale, stabilendo implicitamente ciò che è considerato accettabile e cosa no.

In questo contesto, il lessico diventa uno strumento essenziale nella costruzione del consenso, anche in ambito bellico, dove il termine regime evoca inevitabilmente esperienze pregresse di oppressione e coercizione.  L’etichetta precede l’analisi e banalizza la complessità politica, riducendola a contrapposizioni immediate e reazioni istintive.

Si tratta di una strategia discorsiva che trasforma l’avversario, o chi debba essere considerato tale, in un soggetto non solo antagonista ma necessariamente percepito come incompatibile con l’ordine desiderato.

Émile Durkheim (sociologo e filosofo francese, 1858-1917) osservava a suo tempo come la definizione di ciò che è deviante o minaccioso rafforzi la coesione interna dei gruppi sociali. L’identificazione simbolica del nemico segue la stessa logica, polarizzando l’opinione pubblica – con me o contro di me – consolidando un orientamento basato più sulla percezione indotta da fuori che su un’analisi comparativa delle istituzioni e delle loro pratiche di governo.

I conflitti moderni, allora, non si preparano solo attraverso l’accumulo dell’arsenale militare, ma anche sul piano discorsivo. Formule coniate ad hoc come “guerra umanitaria”, “danni collaterali”, “peacekeeping” e, più recentemente, “attacco preventivo” dimostrano come la semantica bellica contribuisca a normalizzare decisioni altrimenti percepite dalla massa come moralmente deprecabili.

La narrazione selettiva costruisce, passo dopo passo, l’incompatibilità tra chi deve essere identificato come nemico e i principi autoproclamati universali. Prima si colloca l’avversario al di fuori di quell’orizzonte di valori moralmente “superiori”, poi ogni misura coercitiva adottata nei suoi confronti (sanzioni, isolamento diplomatico, escalation militare, embargo, eliminazione fisica) appare inevitabile e giustificata.

La demonizzazione preventiva sostituisce l’analisi critica e un’etichetta come “regime” vanifica il dibattito dialettico.

Il meccanismo è chiaro: quando il lessico assurge a strumento di mobilitazione, la guerra è già in atto, molto prima di manifestarsi sul campo. Le parole, così, smettono di descrivere la realtà e contribuiscono a produrla secondo gli schemi prefissati, determinandone gli esiti.

Aderire, più o meno consapevolmente, a questa griglia concettuale significa partecipare attivamente alla costruzione del consenso, un impegno che si fa ancora più grave quando in gioco vi è la guerra.

La scelta dei termini non è quindi innocente: essa orienta la rappresentazione pubblica, legittima azioni e guida le politiche internazionali, trasformando la narrazione in un vero e proprio campo di battaglia.

In un contesto di tensioni globali, indirizzare il giudizio collettivo verso la guerra costituisce un atto di responsabilità morale e politica di gravità pari a quella della guerra stessa.

Quindi: chi è un “regime”?

Matteo Parini,  https://www.lafionda.org/  4/3/2026

 

 

La guerra USA-israele contro l’Iran è fatta da idioti sotto ricatto?

LE PREVISIONI SBAGLIATE E IL RICATTO DI ISRAELE

Franco Fracassi

Ascolta e vedi qui:  LE PREVISIONI SBAGLIATE E IL RICATTO DI ISRAELE

 

 

 

Trump ha aperto il vaso di Pandora mediorientale

Il conflitto in corso nel Golfo Persico è di natura diversa rispetto alla guerra dei 12 giorni del 2025 a causa della morte dell’Ayatollah Khamenei che la trasforma in uno scontro di civiltà tra Occidente e Iran. Una guerra che però nasconde un altro scenario: quello della lotta per la sopravvivenza degli USA come impero….

Continua la lettura qui: Trump ha aperto il vaso di Pandora mediorientale

 

 

Quali sono le ragioni folli d’israele nella guerra contro l’Iran?

Iran: quanto durerà la guerra?

Alessandro Orsini

Ascolta e vedi qui:  Iran: quanto durerà la guerra?

 

 

E se dietro questa guerra assurda ci fosse un piano ancora più diabolico e micidiale per tutti noi da parte dell’èlite?

USA Israele Iran: la guerra in Medio Oriente è un laboratorio mondiale

Il presidente americano Trump sull’Iran: “Li stiamo massacrando ma la grande ondata deve ancora arrivare… Guerra per 4-5 settimane… non escludo truppe americane sul campo…””. Eppure l’agenzia di stampa Reuters riporta che solo un americano su quattro approva gli attacchi degli Stati Uniti contro l’Iran che hanno gettato il Medio Oriente nel caos, mentre un altro sondaggio ufficiale certifica che per la prima volta la maggior parte dell’opinione pubblica americana è favorevole alla Palestina e non a Israele.

Il Ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha dichiarato poche ore fa: “Il signor Rubio (il Segretario di Stato americano – ndr) ha ammesso ciò che tutti sapevamo: gli USA sono entrati in guerra per scelta, in nome di Israele. Non c’è mai stata la cosiddetta “minaccia iraniana”.  Lo spargimento di sangue ricade quindi sui sostenitori di Israel First. Il popolo americano merita di meglio e dovrebbe riprendersi il suo paese”.

Trump sembra essere diventato un guerrafondaio, l’ennesimo di una lunghissima lista di presidenti e amministrazioni guerrafondaie.

Perchè gli Stati Uniti hanno scatenato la guerra contro l’Iran? Analizziamo i cinque fattori individuati. La nostra intervista a GIACOMO MARIA PRATI giornalista, scrittore, autore del libro “Saturno e l’orchidea” e DAVIDE ROSSI analista politico scrittore, autore del canale Telegram “Davide Rossi Scrittore”

Ascolta e vedi qui:  USA Israele Iran: la guerra in Medio Oriente è un laboratorio mondiale .

 

 

E poi, così, tanto per sapere facciamo due conti…

Ascolta e vedi qui: IRAN-USA | MISSILI E MILIARDI: CHI SI STA SVUOTANDO GLI ARSENALI?

 

 

Vi invitiamo a rileggere:

Ragioni e conseguenze della follia USA-israele

Pensiero Urgente n.321). L’incubo delle canaglie.

Dio non benedice l’America

Il megalomane fantoccio.

Un pericolosissimo “impero del bene”.

Caos e menzogne imperiali

 

 

 

Articoli che vi raccomandiamo di leggere e rileggere:

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