La nostra povera italia ha perso definitivamente la sua sovranità, conquistata con immensi sacrifici nel Risorgimento e nella Resistenza ( cosa che non DOBBIAMO MAI DIMENTICARE!), con la caduta del Governo Parri nel 1945  (ri-leggi qui: Un “golpe bianco”: LA CRISI DEL GOVERNO PARRI.).

Quando pensammo che eravamo stati “liberati” dagli Alleati, alla fine della seconda guerra mondiale, in verità venimmo “occupati”, conquistati e sottomessi dai vincitori. E quindi addio sovranità.

Tutti i tentativi di recuperare un’autonomia politica ed economica dal 1946 in poi saranno stretti e soffocati dalla tragica STRATEGIA DELLA TENSIONE ( iniziata con la strage di contadini a Portella della Ginestra, in Sicilia, nel 1947; ri-leggi qui: Una strage di contadini: PORTELLA DELLA GINESTRA) diretta e organizzata dalle intelligence americane ed inglesi e che dura fino ad oggi, anche se in modi diversi.

L’italia è una suddita e tale deve rimanere, ad ogni costo.

In più, pian piano negli anni la nostra classe politica è diventata sempre più  un’accozzaglia di pupazzi, di fantocci servili e ricattati a cui della sovranità italiana non importa un picchio ( tranne in dichiarazioni pubbliche ipocrite). Fino ad oggi.

E in più ancora, siamo fondamentalmente un popolo senza memoria storica ( di cui in pratica alla massa non importa nulla, basta sopravvivere). Pupazzi e smemorati: una bella e diabolica  accoppiata, non c’è che dire ( ri-leggi qui: La sudditanza di un’italia senza memoria).

Per cui non meraviglia ciò che possiamo ascoltare e leggere (con attenzione) nell’articolo complessivo di oggi.

Povera italia…. (GLR)

 

Gaza, Iran e il caso Albanese: Orsini smonta la strategia del Governo

Alessandro Orsini

Ascolta e vedi quiGaza, Iran e il caso Albanese: Orsini smonta la strategia del Governo

 

 

 

L’Italia ha sede a Washington

Ogni serio discorso sulla politica estera dell’Italia dovrebbe cominciare con una sincera ammissione. L’Italia, sconfitta nella Seconda guerra mondiale dalle forze alleate, in pratica dagli statunitensi, non ha più una piena e libera sovranità, e questo ce lo ricordano le numerose basi americane e della NATO sparse sul nostro territorio.

Queste basi non stanno lì a proteggerci da fantomatici nemici, i servi non hanno nemici, ma a tutela dell’ordine internazionale americano o, eventualmente, a ricordarci chi comanda davvero.

Anche se qualcuno avverte un sincero affratellamento verso l’America, dopo tanti anni di condizionamento culturale, la sostanza non cambia di un millimetro.

Solo un osservatore onesto, che non fosse un politico farabutto dei nostri tempi, più o meno corrotto o in attesa di esserlo dagli statunitensi o dai loro addentellati variamente nominati, anche quando si chiamano europei o europeisti, per garantirsi una scintillante carriera parlamentare o un posto in qualche mirabile organismo dove si scalda la poltrona incassando fior di quattrini, potrebbe eludere questo punto che è l’unico vero argomento, soprattutto in fasi storiche di ribollimento che generano qualche preoccupazione nel nostro dominatore.

Si dirà che c’è stato un tempo, anche relativamente recente, in cui l’Italia ha potuto proiettarsi verso l’Est, l’Africa, il mondo arabo o quello persiano con un’azione strategica abbastanza autonoma. È vero, ma solo fino a un certo punto e con limiti ben precisi.

L’Italia di allora, con una classe politica di tutt’altra tempra uscita dalla guerra, seppe sfruttare le pieghe della geopolitica dei blocchi contrapposti, muovendosi in quella terra di nessuno, in quei pochi spazi dove Stati Uniti e Urss non si spingevano per non entrare direttamente in contatto, preferendo confrontarsi per interposte nazioni o lasciando che se ne occupassero altri, intervenendo solo quando strettamente necessario.

Questo consentì anche al nostro Paese di ritagliarsi una minima area di interesse attraverso cooperazione e scambio. Con l’attenzione dei nostri servizii, pochi soldati e molto commercio ci siamo ricavati, se non un posto al sole, almeno qualche oasi in cui la nostra presenza risultava persino gradita, più di quella degli elefanti mondiali predominanti in quel momento.

Poi l’Urss è implosa e gli americani non hanno più lasciato quei margini, ma solo spazi sempre più ridotti, che ci hanno estromesso anche da situazioni che in un’altra epoca avevamo saputo sfruttare con abilità.

Persino quella classe governante che aveva saputo muoversi in quella configurazione sistemica è stata fatta fuori, con le buone o con le cattive, per consegnarci agli attuali incapaci di alzare il capo e pronti solo ad allungare la lingua.

Oggi siamo ridotti alla suola dello stivale e riusciamo a vedere il mondo muovendoci rasoterra, strisciando le scarpe, consumandoci in passi a vuoto. L’Italia non ha più nemmeno una politica estera degna di questo nome, né le sue tradizionali sponde oltremare.

Quando un politico inizia un discorso evocando il pericoloso russo, sappiamo di avere di fronte un piccolo volatile sgraziato che gioca a fare l’aquila politica, ma resta una gallina.

Tutti i Paesi politicamente insignificanti, inseriti in una sfera egemonica ben precisa e con una posizione geografica se non strategica almeno rilevante, sono attraversati dai venti stranieri, diventano crocevia di incontri e scontri di apparati di intelligence, ma restano pesi piuma internazionali.

E qui tornano le galline starnazzanti di cui dicevo che vedono russi e cinesi come un pericolo costante, mentre in realtà a parlare è la loro malafede unità alla subordinazione al vero padrone, che definiscono persino alleato o amico perché altrimenti non saprebbero come giustificarsi.

Devo dunque dare ragione ad Alessandro Orsini che ieri su Il Fatto Quotidiano scriveva’ “Uno Stato satellite si definisce come uno Stato la cui politica estera e di sicurezza è controllata da una potenza straniera. Sotto il profilo formale la Repubblica italiana è libera e indipendente. Sotto il profilo sostanziale è controllata dalla Casa Bianca”. Ergo, i nostri sedicenti governanti “non possono prendere nessuna decisione invisa alla Casa Bianca” ed “ecco perché l’Italia ha assoluto bisogno di un sistema dell’informazione sulla politica internazionale stracorrotto”.

Altrimenti, come potrebbero convincere gli italiani che, da quando governa il centrodestra, l’Italia è tornata protagonista sulla scena mondiale? La prossima volta ci diranno che col centrosinistra saremo ancora più protagonisti, sempre che tutti facciano come dice l’America, altrimenti si va a casa o si fa la fine di Mattei o di Moro.

Questo è lo schema a cui siamo sottoposti e ce lo ripetono così tante volte che Goebbels scansati. Con una differenza, Goebbels non prendeva ordini da nessun Paese straniero. Noi invece, appena calpestiamo i piedi a qualcuno di più grosso, veniamo risospinti a cuccia, e questo non cambia qualunque sia il governo in Italia.

Certamente, in generale, gli affari esterni, come diceva Bernard Mandeville, devono essere condotti con prudenza, il ministero di ogni nazione deve disporre di un buon numero di spie e di informatori all’estero ed essere a conoscenza degli atti pubblici di tutti i Paesi che, per vicinanza, forza o interessi, possono arrecare vantaggio o danno, per poter prendere le misure necessarie, ostacolando alcuni e favorendo altri secondo che la politica o l’equilibrio delle forze richiedono, queste sono le arti che conducono alla grandezza terrena.

Se invece noi ci siamo rimpiccioliti da tempo, occorre che ci domandiamo perché e per chi.

Se appena ci muoviamo ci fanno secchi, vuol dire che il nostro problema non sono i russi, che finora si erano dimostrati, almeno sul piano economico, un vantaggio. Da quando abbiamo rotto con loro, nemmeno quella dimensione va più come dovrebbe. Mentre ai cinesi non gli abbiamo dato nemmeno il tempo di provarci che abbiamo rinnegato gli accordi siglati.

Come si dice in questi casi dagli amici mi guardi Dio perché non me ne so guardare io.

Gianni Petrosillo, https://www.ariannaeditrice.it/   19/2/2026 

 

 

Alla corte dell’egemone

Gli USA inaugurano il Consiglio per la Pace a Gaza e preparano la nuova guerra in Iran. Si confermano la nazione che esercita la più forte influenza destabilizzante del pianeta.

Non potrebbe essere diversamente visto che utilizzano le guerre per sostenere il loro complesso militare-industriale e, al contempo, distrarre gli americani dai problemi interni del loro paese. Il vero problema è che il motore del capitalismo non gira più.

La montagna di debito federale USA, pari a quasi 40 mila miliardi di dollari, e di quello privato, vicino ai 36 mila miliardi, non bastano più a produrre ricchezza nel cuore del capitalismo.

Come spiega il professor Volpi, ‘per la prima volta nella storia, il prezzo delle assicurazioni contro il fallimento del debito degli Stati Uniti, i cosiddetti Credit Default Swap, è più alto, in termini relativi, di quello della Grecia! Trump deve muovere le portaerei per provare a fermare il declino inesorabile di un sistema, ma tra non molto mancheranno i soldi per mantenerle’.

E allora ecco che si ricorre alle guerre e il prossimo bersaglio individuato è l’Iran.

E invece di ribellarci a questa barbarie imperialista, pensiamo a mandare i nostri rappresentati alla corte dell’imperatore con il cappellino MAGA in mano.

Questo governo di fantocci costantemente prostrati ai piedi dell’invasore del 1945 non mi rappresenta.

Fabio Filomeni, https://www.ariannaeditrice.it/   20/2/2026 

 

 

Plutocrazia universale

La vera notizia di questi giorni é che i cinque giudici della Corte penale internazionale che hanno incriminato Netanyahu per le atrocità di Gaza hanno le carte di credito bloccate e i depositi bancari congelati. Non possono più pagare online o prenotare un albergo.

Trump ha infatti imposto alle aziende americane come Visa e Mastercard  di sopendere i loro servizi a chi mette i bastoni tra le ruote ai suoi padroni sionisti. Questo deve servire di lezione a chiunque osi trattare Israele con gli stessi standard imposti agli altri governi.

Da qui due considerazioni. La prima è che la plutocrazia a stelle e strisce,  grazie al primato del dollaro e dei servizi finanziari , ha una leva potentissima con cui ricattare il mondo intero. Non le basta la potenza militare nè il primato planetario della sua oscena spazzatura culturale orgiastico-mercantile. Ha anche la leva del ricatto finanziario.

Parlare di “imperialismo del dollaro”è quindi quanto mai calzante. Urge la necessità di salvare il denaro contante in ogni modo da chi con un semplice clic può ridurci in miseria.

La seconda considerazione è che la plutocrazia a selle e strisce, non importa che governino i democratici o repubblicani, è sempre il braccio armato di Israele. Come lo stesso scandalo Epstein chiaramente dimostra.

Martino Mora, https://www.ariannaeditrice.it/   19/2/2026

 

 

 

 

 

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