L’orribile caso epstein è come un vaso di Pandora da cui fuoriesce il marciume del potere e se qualcuno pensa che la questione sia meramente morale non ha capito molto, forse nulla.

Una corruzione così vasta e pervasiva delle élite occidentali, che per essere descritta ha bisogno di milioni di files, va ben oltre la parola “scandalo”.

Ciò che esce da quel vaso è invece qualcosa di ormai intrinseco e consustanziale alla governance del mondo gestita dall’aristocrazia finanziario-usuraia, l’èlite di super-miliardari, iper-banchieri e mega-tecnocrati dove la violenza sessuale innominabile su bambini e ragazze per puro divertimento e folle piacere s’intreccia con l’orribile genocidio di Gaza con la complicità di tutto l’Occidente, con guerre continue e sacrifici di popolazioni, con strategie di dominio digitale pervasivo ed incontrollato e politiche d’impaurimento pseudo-sanitario e pseudo-climatico.

E certamente tutto questo è sostenuto militarmente, minimizzato dai media asserviti e appoggiato politicamente grazie ai devastanti ricatti sessuali insiti nei files di epstein.

Un marciume marcescente che caratterizza la storia del potere in ogni tempo, non solo oggi.

Con il marciume dell’indifferenza della gente comune in ogni tempo, quella seduta nei bar o in cucina a casa nostra.

L’alleanza di due marciumi, di due putridumi.  Il dominio del demoniaco.   (GLR)

 

 

 

Giulietto Chiesa su Epstein

Giulietto Chiesa nel 2019 disse una cosa semplicissima e scomodissima: la morte di Jeffrey Epstein (10/8/2019) era circondata da anomalie troppo grandi per essere liquidate come coincidenze. Telecamere spente. Guardie addormentate insieme. Protocolli di sicurezza evaporati proprio nella cella dell’uomo che poteva far tremare mezzo establishment occidentale. Poi è arrivato il silenzio. In Italia, soprattutto. La vicenda è stata archiviata in fretta, mentre in questi giorni qualcuno prova persino a infilare la solita caricatura della “pista putiniana”, purché non si parli del marciume di Washington, Londra e dintorni.

Ascolta e vedi qui:  Giulietto Chiesa su Epstein

 

 

Epstein: Ritorno all’Isola che c’è

Oltre tre milioni di file relativi a Jeffrey Epstein, morto in carcere nel 2019, sono stati pubblicati. E c’è la possibilità che altre persone siano coinvolte. Persone i cui nomi non figuravano nell’inchiesta, coinvolte nella rete di abusi sessuali. In che modo la società americana è investita e quale reazione arriva da un mondo che appare estremamente puritano? I documenti sul caso vengono pubblicati a pezzi e nei momenti giusti: quale attendibilità in una rivelazione gestita dai centri del potere? La vicenda ha anche un punto di vista femminile di cui è doveroso tener conto, che vede le donne apparire sia vittime che carnefici. Nei file appaiono i nomi di mogli di uomini di potere e donne di potere, dalla duchessa di York Sarah Ferguson a Hillary Clinton, ex first lady ed ex segretario di Stato. Fino alla stessa Maxwell, compagna fedele nell’attività criminale di Epstein.

Franco Fracassi

Ascolta e vedi qui: Epstein: Ritorno all’Isola che c’è…

 

 

GIOCHI DI POTERE: DAL CASO EPSTEIN ALLA VICENDA CORONA SIGNORINI

In questa scottante puntata di Niente è come sembra facciamo luce, insieme al giornalista Franco Fracassi, sulla pubblicazione di un’enorme mole di video e fotografie da parte del governo americano sul caso di jeffrey Epstein, il finanziere morto in carcere nel 2019, che gestiva una rete di abusi sessuali su minori. Tanti i nomi di politici e personaggi noti coinvolti, molti dei quali hanno rassegnato le dimissioni in questi giorni. Il nome di Bill Gates, per esempio, è apparso per la prima volta sui media mainstream, in relazione a una mail di Epstein da cui si evince che il “filantropo” avesse contratto malattie sessualmente trasmissibili dopo aver avuto rapporti con prostitute russe. Ma c’è ben altro negli Epstein files, e i principali media del mondo non ne parlano: le violenze sui minori, che fino a poco tempo fa venivano derubricate come voci e invenzioni di “complottisti”. Franco Fracassi affronta poi il nodo cruciale del caso Corona-Signorini, che non è mero gossip, ma che riguarda l’esercizio e la gestione del potere mediatico e politico in Italia. (8/2/2026)

Ascolta e vedi qui:  GIOCHI DI POTERE: DAL CASO EPSTEIN ALLA VICENDA CORONA SIGNORINI.

 

L’élite demoniaca che domina il mondo

Alla fine avevano ragione i complottisti. La teoria che vede Israele tenere in mano le leve della politica occidentale corrisponde a realtà. Tre milioni di pagine di mail e di chat in cui lo sfruttamento della prostituzione minorile risulta essere solo la punta dell’iceberg di un sistema fondato su aberrazioni di ogni genere.
 
Sacrifici rituali, stupri con amputazioni, coprofagia, cannibalismo, bambini oggetto di riti sacrificali dove la depravazione umana si spinge oltre ogni follia. Il Dipartimento di Stato americano ha rivelato l’esistenza di altre 2 milioni e mezzo di pagine che non sono state ancora desecretate, dove si nasconderebbe il peggio di queste pratiche. 
 
L’aspetto più inquietante di questa faccenda è l’impronta luciferiana di queste élite ed il loro sodalizio metafisico con forze demoniache.
 
In più, la connessione di Jeffrey Epstein e della compagna Gisleine Maxwell con il Mossad israeliano è un elemento certo e rinforza la convinzione che al centro questa catena di crimini ci sia l’entità sionista. Dai file emerge che i ricatti sessuali fossero una leva da esercitare contro politici e primi ministri di varie nazionalità da parte parte del Mossad israeliano.
 
In una mail si leggono chiaramente le parole di Epstein dove i goyim (i gentili) sono visti come servitori di Israele. Il più classico dei teoremi complottisti prende sostanza in queste pagine che sembrano rispolverare i Protocolli dei Savi anziani di Sion o degli “Illuminati” di Baviera.
 
Anche il piano pandemico del periodo Covid viene smascherato con le mail tra Epstein e Bill Gates, dove si parla di un programma di controllo di massa attraverso le vaccinazioni obbligatorie e schedature digitali. 
 
Epstein era in possesso di un conto bancario con il nome “Baal”, entità demoniaca anteriore a Yahweh. 
 
Sono talmente tanti gli indizi e le testimonianze di riti sacrificali che è praticamente impossibile continuare ad ignorare le radici sataniche di soggetti che non operano semplicemente per ottenere più potere ma per distruggere e degradare l’essere umano.
 
Nei documenti vengono fatti nomi legati al mondo Repubblicano anche se quello Democratico sembra essere quello più coinvolto coi nomi di Bill ed Illary Clinton. In un file viene riportata la testimonianza di una ragazza interrogata dall’FBI che sostiene di avere assistito ad un stupro su uno yacht dove era presente anche G.W. Bush.
 
In tale stupro una ragazza bionda veniva violentata da sei uomini di colore fino a farla sanguinare e alla fine le venivano tranciati i piedi con una scimitarra. Per chi ha una certa familiarità per la simbologia è piuttosto semplice ravvisare l’intento rituale di degradazione della razza bianca. Anche l’amputazione dei piedi con una tipica arma medio-orientale assume caratteri simbolici evidenti: tranciare i piedi di un essere umano corrisponde a togliergli le basi per restare in piedi. Il numero 7 corrisponde all’unione tra piano spirituale e materiale, ai sette vizi capitali e sul piano biblico ai sigilli dell’apocalisse. 
 
Questa élite degenerata e controllata da Sion anela alla distruzione dei popoli europei e tali riti sacrificali rappresentano la trasposizione simbolica di ciò che viene perpetrato attraverso l’immigrazione di massa. Gli stupri e le violenze, ma anche l’ideologia immigrazionista e della promozione del meticciato, sono la manifestazione di una ideologia che opera anche su un piano occulto.
 
Altri riti sacrificali riguardano quelli di minori violentati ed uccisi. Sono milioni i bambini scomparsi nel mondo ed anche in questo caso è intuitivo trovare una corrispondenza simbolica con l’ideologia denatalista, i milioni di aborti e di bambini che ogni anno spariscono senza lasciare traccia; pensiamo solo agli orfani ucraini. Anche il genocidio di Gaza rientra in un genocidio di massa dove le maggiori vittime sono bambini da dare in offerta ad Israele e i suoi leader criminali. 
 
Il silenzio dei media mainstream 
 
Uno scandalo di tali proporzioni avrebbe dovuto accendere un dibattito nel mondo dell’informazione senza eguali, e invece si continua a parlare ossessivamente del delitto di Garlasco e del Rogo di Crans Montagna. Invece di interrogarsi sulla natura perversa e luciferina dei gruppi di potere ebraico-occidentali, i media e giornali di regime stanno rigirando la questione dei file Epstein con accuse incrociate sul coinvolgimento di esponenti del mondo Democratico e Repubblicano.
 
Video fake e IA che ritraggono Donald Trump con delle bambine scatenano i soliti anatemi ed insulti tra le rispettive controparti di destra e di sinistra, ma in generale quello che si nota è un clima di totale assuefazione ed indifferenza rispetto ad uno scandalo immondo che molti anche sul web, cercano di minimizzare o derubricare a balla pompata dai fanatici dei complotti, o peggio a mero gossip come vergognosamente fatto dal canale YouTube di Rick Düfer.
 
Intanto i motivi della desecretazione dei files rimangono oscuri. In effetti non traspaiono ricatti espliciti ai danni dei leader politici o magnati implicati, solo in Gran Bretagna lo scandalo sta generando un mezzo terremoto per la compromissione del premier Starmer coll’ex ministro laburista Mandelson.
 
A preoccupare maggiormente è l’anestesia cerebrale di una popolazione stordita da media ed dall’intrattenimento social che rimane indifferente o ignava rispetto anche a documenti che rivelano il volto più degenerato e immondo del potere.
 
Tra chi continua a minimizzare a sua volta con “la banalità del male” o a ricondurre il tutto all’ordinario rapporto tra sesso e potere, anche quando ci sono di mezzo sacrifici rituali, cannibalismo e coprofagia. I più scettici potranno contestare che non ci sono prove che incastrino quello o quell’altro, ma solo chat e mail. 
 
Ma per quale motivo si fa riferimento migliaia di volte a parole come cannibalismo o alla consegna di bambini? Un altro particolare agghiacciante ad essere citato nelle mail è l’ordine di Epstein di 1.250mila litri di acido solforico…
 
I dettagli sono talmente numerosi e congruenti da costituire già una verità che solo i ciechi o chi si ostina ancora non voler vedere, possono ancora ignorare.
 
È difficile capire quali motivi si celino dietro la pubblicazione di tali Files, se verrà allo scoperto anche la seconda parte, della guerra segreta tra le elite e dove tutto questo porterà. È ancora presto per dirlo e gli elementi di questa maledetta vicenda ancora troppo contraddittori e confusi per tracciarne una lettura coerente.
 
Probabilmente queste prime rivelazioni dei file Epstein sono un primo assaggio della bomba che Trump potrebbe sganciare prima delle elezioni mid-term contro il partito Democratico e sintomo di quella lotta interna tra gruppi di potere che negli States si fa sempre più cruenta.
 
Rimanendo su un piano esoterico possiamo arrivare ad una prima conclusione. Le élite occidentali vivono nel segno della marcescenza e della degenerazione e sono espressione di una parte di mondo profondamente malata. Alla luce della simbologia e i rituali che sono emersi nei files, possiamo immaginare che tali élite non si accontentino del potere per il potere, ma che obbediscano ad una metafisica del male al quale sono devoti.
 
Del resto non si capirebbe perché questi individui che già possiedono tutto, debbano cimentarsi non solo in pratiche che hanno nel Marchese de Sade il loro antesignano, ma che abbiano una vera e propria religione, con Baal e Mooloch, i propri demoni da adorare e ai quali riservare sacrifici umani.
 
Un altro messaggio lapalissiano sulle radici esoteriche e sataniche di tali élite di potere è venuto dalle cerimonia delle Olimpiadi invernali, con la rappresentazione di un Pentacolo rovesciato con il fuoco al centro a simboleggiare le fiamme dell’inferno.
 
La profezia dell’avvento dell’Anticristo sosteneva che il suo potere avrebbe raggiunto il culmine nel momento in cui non sarebbe restato più nascosto e che si fosse manifestato in tutta la sua evidenza. Stando ai segni sempre più visibili ed evidenti, quel regno non deve essere così lontano, anzi è già tra noi.
 
La disgregazione sociale, l’imbarbarimeto collettivo, la dissoluzione della famiglia, l’agenda woke e transfemminista, l’ecologia più estrema che vede l’uomo bianco come simbolo dell’avvelenamento del pianeta, l’immigrazione e la sostituzione etnica come fenomeni irreversibili ed inevitabili, sono tutte manifestazioni su un livello orizzontale di quelle forze della sovversione che agiscono su un piano sottile e che vogliono annientare la vita e civiltà degli Europei.
 
La seconda parte dei files non ancora resi pubblici potrebbero contenere delle prove così scottanti e compromettenti da far rotolare la tasta di chi è capo di questa Cabbala mostruosa, e come ha detto Putin: “il ballo dei vampiri sta per finire“. 
 
Antonio Terrenzio, https://www.ariannaeditrice.it/ 12/2/2026
 
Imprenditore, laureato in Scienze Politiche (UNINT) con Master di I livello in International relations with Eastern countries (Università di Macerata); laureando magistrale in Relazioni internazionali (Università Cusano).
 
 
 

Fotogrammi presi dal film di Pier Paolo Pasolini “Salò o le 120 giornate di Sodoma” (1975)

 

Dal grande reset al caso Epstein: l’era del visibile occulto

Silenziamento mediatico semi-totale: il mainstream sta trattando il caso Epstein come undicesima o dodicesima notizia, perdipiù brevemente accennata.

Abbiamo un bel dire, all’interno della nostra bolla anti-sistema, che siamo di fronte a un disvelamento epocale sulla natura della nostra civiltà, che siamo al punto di non ritorno della delegittimazione dell’Occidente, che il negazionismo sulla tratta dei bambini espresso in questi anni dai liberal-progressisti risulta finalmente ridicolizzato e spazzato via…

Tutto questo sarebbe vero se la dicotomia fosse soltanto tra pubblico e segreto ma, fintanto che i media mainstream continuano a essere la fonte d’informazione primaria per la maggioranza della popolazione, l’unica divisione effettiva è quella fra ciò che rientra nel dibattito politico-mediatico e ciò che non vi rientra.

In altre parole, un fatto o un progetto possono anche essere pubblicamente disvelati ma, al contempo, essi possono rimanere completamente occultati all’opinione pubblica grazie al fatto che la casta giornalistica e quella della politica istituzionale evitano di parlarne.

Questo fenomeno paradossale dove qualcosa risulta visibile e occulto allo stesso tempo, si è reso vieppiù evidente in occasione dell’emergenza pandemica.

Come molti ricorderanno, nel luglio 2020 l’allora presidente del World Economic Forum, Klaus Schwab, pubblicò il libro “Covid-19: The Great Reset”: nel testo veniva annunciato un cambiamento strutturale del mondo, il quale secondo Schwab sarebbe stato completamente rimodellato sulla base delle politiche emergenziali di vaccinazione continua e distanziamento sociale.

Naturalmente, il contenuto di quel libro fu rilanciato in termini di denuncia politica dal movimento contro il green pass.

Eppure, nella prima metà del 2021 due editorialisti della stampa padronale – Massimo Gramellini sul Corriere della Sera ed Enrico Franceschini su Repubblica – scrissero che i no-vax avevano inventato una nuova teoria del complotto chiamata “Grande Reset”. I due esponenti della casta giornalistica potevano scrivere questo impunemente per il semplice motivo che nessuno, nell’opinione pubblica, sapeva alcunché di Schwab, del WEF e dei loro programmi messi nero su bianco e consultabili online da chiunque.

Oggi, con il caso Epstein, assistiamo al medesimo materializzarsi d’un visibile occulto, con la maggioranza della popolazione che non sa nulla di suddetto caso malgrado la vasta mole documentale a disposizione di tutti o che, al massimo, ne ha sentito parlare come d’uno scandalo pruriginoso fra i tanti. 

Riccardo Paccosi, https://www.ariannaeditrice.it/   4/2/2026

 

Epstein, o l’orgia del potere. Ma il problema è il potere, non l’orgia

Epstein, o l’orgia del potere.Dove ciò che cattura lo sguardo di chi scorre quei files è l’orgia, intesa qui come infrazione di tabù (sesso con minorenni, sevizie, omicidi, antropofagia). Mentre il potere, fedele al famoso adagio, si conferma fonte di corruzione.

È la lettura immediata che si evince dal diluvio di commenti e analisi che ribollono, in Italia, soprattutto sui social media, appassionando molto meno, al contrario, i media giornalistici. È un’interpretazione corretta, che nasce dal senso morale comune che ancora regge.

L’enormità dei fatti, al momento indiziari, in quella montagna di email, immagini e video finora resi pubblici giustifica la reazione di ribrezzo e di sdegno, incluso il vouyerismo un po’ morboso che prevedibilmente accompagna la legittima curiosità ogni qual volta ci siano di mezzo crimini gravi, specialmente sessuali.

Ma il piano morale non esaurisce il significato della vicenda, anzi. Concentrarsi sull’immoralismo delle pratiche di cui Epstein risulta l’organizzatore seriale rischia di ingigantire un fattore che è sì certamente importante, ma che tuttavia lascia sullo sfondo altri due che vanno al di là della sana riprovazione di pancia: quello politico, e quello psicologico (e psichiatrico). Entrambi ben più complessi del giudizio istintivo di condanna.

Quello politico perché illumina su filiere e modalità in cui, all’atto pratico, si struttura e agisce l’oligarchia del denaro in Occidente. Quello psicologico, perché apre uno squarcio, a guardar bene ancora più inquietante, sull’abisso di senso morale ma più profondamente esistenziale, nell’accezione di esistenza come soggettività, come capacità naturale di elevarsi dagli appetiti primari all’auto-responsabilità. Mettendo in fila una serie di elementi, si capirà meglio lo scarto fra i diversi piani.

1) Perché Trump ha deciso di sganciare adesso la bomba. Lo sblocco di tre milioni di documenti, con omissis che hanno lasciato coperti nomi importanti, è stata una scelta che l’amministrazione ha adottato per necessità politica. Il presidente statunitense ha deciso di dare in pasto all’opinione pubblica anzitutto repubblicana, in particolare alla base elettorale Maga, un osso da spolpare, in questi mesi prima della campagna elettorale per le elezioni di midterm a novembre. Trump ha fatto un calcolo politico: annegato com’è il suo nominativo in quella massa di files in cui, tra l’altro, risultano addebitabili atti criminosi fino ad oggi non riscontrabili per lui, ha voluto pilotare la detonazione dell’ordigno comunicativo in modo da deviare lì l’attenzione generale, facendo dimenticare polemiche come lo scontro sull’Ice e distraendo dal disagio economico. I sondaggi, impietosi, lo danno infatti in picchiata. La mossa, dal punto di vista contingente, serve a mettere in imbarazzo il fronte politico-culturale avverso, che da Clinton a Gates sono, quantitativamente, più infognati nel sistema Epstein. Anche se quel procuratore Acosta che poco ci mancò che nel 2009 lasciasse libero e a spasso Epstein (perché “era uno dei servizi”, gli avevano detto) è lo stesso che Trump nominò segretario al Lavoro nella sua prima amministrazione. Il tycoon, da businessman prima che da politico, faceva parte del mondo imprenditoriale in cui il pedofilo ebreo newyorkese, da procacciatore d’affari prima che da lenone d’alto bordo, sguazzava come un pesce nell’acqua.

2) Perché sono più importanti i nomi “minori”. Per di qua giungiamo alla prima evidenza non abbastanza evidenziata, per paradosso, nel bailamme di queste settimane: il dato sociologico di una classe padronale, immersa tra finanza e politica, composta in gran parte, scansionando quei files, non solo da grandi nomi (che pure ci sono, basti pensare all’ex principe inglese Andrea o all’ex premier israeliano Barak, sodali del faccendiere) ma dal sottobosco di politici di seconda fila, diplomatici, affaristi e rappresentanti vari del jet set internazionale. Peter Mandelson, già anima nera di Tony Blair e oggi dimissionario dallo staff dell’attuale premier britannico Starmer, ne è la punta di diamante. Si tratta del milieu che forma lo scheletro del potere profondo, non del tutto sovrapponibile al cosiddetto Stato profondo costituito da esercito-intelligence-burocrazia statale.È nelle intercapedini di questa maglia di connessioni ad alto livello, ma meno appariscente e, pertanto, esposta a relazioni più occultabili, che l’arrampicatore sociale Epstein ha potuto brillare in tutta la sua nefandezza. Le grandi “star” che compaiono in quell’interminabile elenco sono significative, certamente, per capire fin dove ha potuto spingersi nella sua scalata un signor nessuno di Brooklin, accoppiatosi con la figlia di un magnate delle comunicazione, l’ebreo di origine ceca Robert Maxwell (già agente del Mossad), e che grazie ai buoni uffici di un altro industriale di primo piano, Leslie Wexner, riuscì a entrare nel gotha immobiliare e speculativo, fino a diventare consigliere della ceo del gruppo Rotschild, Ariane. Non facendosi mancare l’appoggio, per citare un altro grande pezzo da novanta, del trumpiano Peter Thiel fondatore di Palantir, azienda oggi legata a doppio filo all’apparato bellico e spionistico, e marito di Mark Danzeisen, ex vicepresidente di Blackrock, il primo fondo finanziario del mondo. Detto ciò, sono le personalità meno note a rappresentare meglio il modus operandi segreto, nient’affatto segreto, con cui il potere reale si mantiene: l’informalità.Nell’operatività quotidiana, essere al riparo dai riflettori agevola il formarsi di reti di conoscenze e favori trasversali. Non deve stupire quindi quel pullulare di figure poco o niente conosciute.

3) Perché le “grandi” menti della cupola si rivolgevano a un possibile ricattatore. Come spiegar allora la presenza di protagonisti ben più famosi, che avrebbero dovuto perciò temere le conseguenze del rischio di ricattabilità, palese anche a un cretino, nel frequentare un parvenu in cambio di servizi di prostituzione con ragazzine e bambine in camere, anche qua, che non ci voleva un genio per sospettare potessero essere tappezzate di telecamere? Si spiega con la psicologia del potere. Cioè con la sensazione di impunità che il potere dà a chi vive nella sua bolla, fatta di va e vieni tra case lussuose e palazzi damascati, su limousine con autista e aerei privati(come il Lolita Express dei viaggi by Epstein sull’isola degli orrori). Con la sensazione di intoccabilità data dal credito che un trafficone si era guadagnato nei circoli d’élite. Per cui, ad esempio, possiamo immaginare che un Woody Allen o un Noam Chomsky si siano sentiti rassicurati dal fatto che, nonostante l’acclarata pedofilia, Epstein fosse comunque in stretti rapporti con la créme dell’high society, non tutta da buttare in quanto percorsa anche da ipocrite tendenze progressiste (e, nel loro caso, magari lo giudicavano pure più vittima che colpevole, poiché ebreo e oggetto di accuse relative al sesso, che negli Stati Uniti possono emanare un tipico odore di puritanesimo di facciata). Insomma, si spiega con la normalità del potere, che da che mondo è mondo fa dell’abuso delle regole, etiche o legali, il suo marchio d’infamia.

4) Perché l’Epstein-gate fotografa la psicopatologia del potere. Tuttavia qualcosa di nuovo, di caratteristico della nostra epoca, c’è. E qui ci addentriamo nella psicopatologia vera e propria. Il potere oggettivizza: induce cioè chi ne gode a trattare il prossimo collocato in uno scalino inferiore come un oggetto.La dinamica è infatti il possesso: il potere è qualcosa che si ha, e chi lo possiede è portato a desiderarne di più e ancora di più, potenzialmente all’infinito. È la stessa identica logica immanente al denaro, che da Mida in poi distorce tutto quel che tocca (il Vaticano, santuario anti-satanista anzichenò, ha appena creato due fondi speculativi con titoli “conformi all’etica cattolica”: peccato che dentro ci si ritrovino Amazon, Meta, Tesla, Unicredi, Allianz e il meglio giro del sovrapotere globale). Anche e soprattutto le persone, quindi, divengono delle cose di cui disporre. Ma questo svuotare di valore intrinseco gli esseri umani non è che il riflesso esterno di un vuoto interno, che contraddistingue l’uomo potente che non abbia fatto i conti con l’onnipotenza infantile che anima tutti noi da bambini. È la sua psiche, innanzitutto, a essere abitata da una mancanza, o meglio dall’incapacità di sentire l’altro non come oggetto, ma come soggetto. La clinica in campo psicoterapeutico inviterebbe ad analizzare il singolo caso, per risalire ai motivi che sarebbero necessariamente specifici e biografici. Quel che ci preme qui, però, è rilevare il fattore sociale: più si sgomita e si evoluisce in quei club la cui regola non scritta è sfruttarsi l’un l’altro, più ci si conforma a un modo di vivere affetto da una strutturale carenza d’empatia. Il che non significa che tutti coloro che vi abbiano posto siano narcisisti senz’anima o potenziali stupratori o assassini. Significa che l’ambiente condiziona pesantemente il comportamento e la mentalità, e nei singoli più predisposti finisce con l’alimentare la brama di possedere: ricchezza, status symbol, e anche i corpi.Chi evoca il satanismo su Epstein, mettendosi così automaticamente nella schiera degli angeli del Bene, sottovaluta la forza d’attrazione dei lussi da semi-déi che l’ingresso negli inner circle può esercitare sul comune mortale, ovviamente se già tarato di suo da qualche fantasia proibita.

5) Perché il modello occidentale è il campo ideale per l’immoralismo organizzato. Il punto è questo: il confine della trasgressione. Si dà il caso che la nostra sia la società che più di ogni altra nella Storia abbia fatto dell’ego l’unità di valore primaria (tanto è vero che il limite per la libertà dell’individuo è posto nel non nuocere ad altri individui, secondo il principio di autonomia individuale).Sì, so che non dovrei compiere atti raccapriccianti – pensa il pervertito – ma lo faccio perché la sola legge che vale davvero è la sopraffazione, e lo è perché sono stato educato a credere che a decidere per me devo essere, in ultima istanza, solo io”. È la civiltà liberale e individualista che, nel suo odierno esito nichilista, ha come effetto – letteralmente perverso – offrire una strada spianata alla pasolinian-sadiana “anarchia del potere”. Che c’è dagli albori dell’umanità, ma fintantoché nell’emisfero occidentale moderno si sono avvicendati e intersecati conflitti radicali sui valori (religione vs religione, capitalismo vs socialcomunismo, nazionalismo vs internazionalismo), trovava un più o meno forte limite interiorizzato anche e perfino nei ceti dominanti. Pedofili e malati di ogni genere non sono mai mancati a ogni livello, ma la sanzione morale e sociale era, fino a non molti decenni fa, più stringente. A vedere invece la leggerezza quasi ingenua con cui gli impuniti à la Epstein grufolavano nella melma, si ha l’impressione che il timore di essere scoperti fosse inesistente non solo perché assuefatti a camminare due metri sopra terra, ma perché convinti che l’eventuale scandalo non avrebbe alzato chissà che scandalo. E mica solo perché i lecchini dei media avrebbero fatto, come infatti stanno facendo, opera di relativizzazione e annebbiamento. Ma perché il popolo, là giù in basso, è stato pedagogizzato allo stesso credo anestetico secondo cui è il potere, fatte tutte le somme e addizioni, l’unica cosa che alla fine conti. È questo cinismo interclassista il brodo da cui i “fortunati” sull’agendina di Epstein hanno tratto la sicurezza di poter fare il male senza pagare pegno.

6) Perché è il giudizio politico il vero grande assente. Una certezza rafforzata, in più, da un’altra, e decisiva. Il tipo umano dell’Occidente collettivo può schiumare di rabbia, di fronte a soprusi, angherie e oscenità di ogni genere. Ma la sua reattività è più morale che politica.

Il caso Epstein, purtroppo, lo dimostra anche troppo bene: tanto più strepita e si contorce di indignazione, tanto meno agisce per rovesciare il tavolo. Catechizzato a ridurre la politica a battaglia per diritti, in fondo, individuali, non si pone più la questione di come l’ordine sociale sia costruito (permettendo che gli si sbatta in faccia quanto è suddito, cornuto e mazziato), ma di chi lo governi e ne sia responsabile.

Non si domanda più le ragioni di lunga durata, le radici passate, i processi evolutivi, le caratteristiche focali e le origini culturali dell’architettura di dominio di cui i dominus, sugli altari o nella polvere, sono gli interpreti del momento. Si limita a puntare loro contro il dito, erigendo roghi immaginari su cui issare i mostri adoratori del demonio. Ma non sa più ragionare politicamente. Gli viene ostico indagare le cause: preferisce andare a caccia dei colpevoli. Nella più patetica incoscienza, mente a sé stesso.

Perché se non si capiscono le cause, i futuri colpevoli, anziché essere arginati da un diversa etica che faccia da correttivo al lato oscuro della natura umana, non faranno che riprodursi come la gramigna.

Aveva ancora e sempre ragione Nietzsche, quando scriveva che “nessuno mente quanto l’indignato”. Come mi ha scritto una lettrice, ci lasciano guardare il volto della Medusa. Ma non per pietrificarci: siamo già, in media, pietrificati. Semplicemente, fanno della nostra impotenza politica la pietra su cui tenere in piedi l’orgia del potere. Di cui un finanziere amico d’Israele e pr di divertimenti patologici può essere, nella sua torbida banalità, il sensale d’occasione.

Alessio Mannino,  https://www.lafionda.org/, 12/2/2026

Palermitano di nascita e veneto di adozione ha la tessera da giornalista dal 2006. Ha collaborato con diverse testate (nazionali, culturali, nucleari), diretto due quotidiani web, pubblicato alcuni saggi.

 

 

 

 

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