Sempre più occhi fisici, digitali, tecnologici, virtuali sulle nostre esistenze. Una tirannia, apparentemente invisibile, che oggi si manifesta attraverso mille occhi per strada, nei computer, nei social, in internet, dove viviamo e lavoriamo.
L’occhio del padrone. Del vero padrone.
Ma a “troppissimi” di noi piace dormire, non sapere, non essere svegliati e cullarsi, ninnare, illudersi: Pensiero Urgente n.318). I belli addormentati.
A “troppissimi”, purtroppo, se parli di Grande Reset, cioè un di progetto criminale di governance tirannica globale voluto e gestito dall’aristocrazia finanziario-usuraia attraverso governi ed istituzioni mondiali, è come parlare turco e se ti va bene ti accusano di essere un complottista, uno che vede cospirazioni da tutte le parti, un maniaco.
Questa tirannia è stata preparata da decenni ma ha cominciato ad operare dal 2020 con la falsa pandemia e tutti suoi orpelli di limitazione della libertà e dei diritti. Una dittatura pseudo-sanitaria.
Poi si è sviluppata come dittatura pseudo-climatica ed, infine, come dittatura digitale sempre più omnipervasiva.
Il Grande Reset nelle sue forme dittatoriale sta erodendo pensiero repubblicano, democrazia, Costituzione, libertà civili e sociali, libertà di parola, economia, pace, cultura, umanesimo, identità personale, Memoria.
Stiamo affondando in una democratura (apparente democrazia autoritaria) nauseante che diventerà sempre più tirannia vera e propria. Ma non ditelo ai dormienti che, casomai, vi sono a lato. Non li svegliate: potrebbero arrabbiarsi o prendervi per pazzi. (GLR)
Rileggete questi articoli:
GLR CONSIDERAZIONI 68. La ferocia della democratura.
Governo invisibile del mondo, manipolazione occulta di massa e… democrazia
Verso la dittatura digitale (35). Id digitale: schiavitù a vita.
E mentre siamo distratti o indifferenti…
Verso la dittatura digitale (33). Un “amorevole” controllo su adulti e bambini.
Verso la dittatura digitale (32). Un’europa che ci ama tanto…
Lezione (a tutti, fra cui me stesso) sullo Stato minimo tirannico
Lo Stato Minimo Tirannico ha iniziato a palesarsi intorno agli anni ’90 su argomenti apparentemente ineccepibili quali il divieto di fumo nei locali pubblici senonché, successivamente, suddeto divieto si è esteso alle spiagge e ad alcuni centri cittadini.
In Italia, lo SMT si è sviluppato con l’introduzione nel 2008 d’un Pacchetto Sicurezza attribuente maggiori poteri ai sindaci e dal quale sono discese, in varie città, ordinanze come il divieto di raccogliere conchiglie in spiaggia o di mangiare panini nella pubblica piazza.
Infine, lo SMT si è definitivamente imposto come paradigma di governo, in tutti i paesi occidentali, con l’emergenza pandemica prima e con il green deal subito dopo.
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Dal punto di vista della storia della filosofia, possiamo dire che il concetto di società del controllo andrebbe rivisto in quanto non si è trattato – come invece sosteneva Deleuze – d’un passaggio dalla società disciplinare a quella del controllo, bensì quest’ultima ha recato con sé una dinamica progressivamente neo-disciplinare che ha investito aspetti della vita che, nel corso di tutta la precedente storia umana, erano stati invece appannaggio dell’autonomia dei singoli individui e della capacità di autoregolazione propria della società.
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Suddetta capacità di autoregolazione della società è ciò che lo SMT intende progressivamente azzerare, giacché esso si fonda sulla considerazione che tanto gli individui quanto il popolo siano entità potenzialmente irrazionali e/o inefficaci, alle quali non può dunque essere affidato libero arbitrio su alcun aspetto dell’esistenza.
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Questa visione concentrazionaria di società tanto del controllo quanto neodisciplinare, punta altresì a limitare al massimo la libertà di spostamento, ha trovato nella ID digitale il proprio strumento di amministrazione e nel meccanismo di credito sociale il proprio strumento di coercizione.
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Diversamente da quanto diffonde certa vulgata, definire tutto questo come una tardiva riproposizione del socialismo reale o di qualcosa comunque afferente alla dottrina comunista del novecento, rappresenta un errore storico, filosofico e finanche logico per almeno due evidenti ragioni: la prima ragione è che il processo di cui stiamo parlando vede, almeno in Occidente, i meccanismi disciplinari e di controllo in mano non già alla sfera pubblica bensì a delle corporation private; la seconda e più importante ragione consta del fatto che, nel socialismo reale, la valenza totalitaria era filosoficamente collegata alla garanzia universale dei diritti di lavoro, abitazione, istruzione e cura, mentre nello SMT di questo aspetto non vi è traccia se non come retaggio, in via di smantellamento, del breve trentennio socialdemocratico in Europa occidentale.
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In sintesi, lo Stato Minimo Tirannico è minimo perché, come vuole la dottrina neoliberale, lascia l’economia esclusivamentte in mano agli oligopoli privati e, quando un cittadino si ammala, perde lavoro o rimane senza casa, esso si astiene dall’intervenire.
D’altro canto, lo Stato Minimo Tirannico è tirannico in quanto investe la nuda vita – sia individuale che associata – d’un controllo pervasivo cancellante ogni spazio di autoregolazione: la gestione del proprio corpo, le modalità con cui incontrarsi e associarsi, la possibilità di spostarsi, la conformità del proprio pensiero.
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Era evidente da tempo – e inevitabile – che questa stretta biopolitica finisse per investire quegli aspetti dell’umanità che meno di tutti gli altri si confanno alla previsione algoritmica e alla misurabilità: la sessualità, l’amore e – nel prossimo futuro in modo più evidente di oggi – la riproduzione e la responsabilità genitoriale.
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Oggi, non esistono dottrine politiche in grado d’interpretare in termini critici lo SMT. Ciò è dovuto principalmente al perdurare della polarizzazione destra-sinistra.
Vediamo, infatti, che la cultura politica di destra si limita a contestare la valenza tirannica, mentre la cultura politica di sinistra si limita a contestare la valenza minima.
Essendo lo Stato Minimo Tirannico qualcosa di nuovo che si sta materializzando intorno alla nostra vita, per analizzarlo criticamente e per combatterlo sarà dunque necessario un pensiero parimenti nuovo, irriducibile all’ingabbiamento nella diade destra-sinistra.
Riccardo Paccosi, https://www.ariannaeditrice.it/ 20/11/2025

Chi sono i veri padroni del mondo?
In questo video ti racconto quello che i media mainstream non hanno alcun interesse a farti sapere.
Altro che democrazia, altro che popoli sovrani e governi liberi: il mondo è nelle mani di pochi, invisibili ma potentissimi.
Parleremo di finanza, geopolitica, Big Tech, gruppi d’influenza come Bilderberg, Trilaterale, e delle dinastie che da secoli tirano le fila: Rothschild, Rockefeller, Morgan. Scoprirai come funziona davvero il potere oggi, chi muove le pedine, chi decide guerre, crisi e persino il futuro delle nostre vite.
Non è complottismo, è **analisi dei fatti, dei dati e dei numeri**.
E soprattutto è un invito a svegliarsi: il nemico non è chi ha un’opinione diversa dalla tua, ma chi ci divide per governare indisturbato.
Matteo Gracis
Ascolta e vedi qui: I veri padroni del mondo

UE: come ci censura
L’ultimo progetto di Ursula von der Leyen, lo “Scudo democratico”, rappresenta una pericolosa escalation nella costruzione da parte dell’UE di una macchina di censura a livello continentale.
Questi strumenti, come il Digital Services Act (DSA), pretendono di proteggere i cittadini e la democrazia da “fake news”, “disinformazione” e “interferenze straniere”.
In realtà, il loro scopo è controllare la narrazione e reprimere il dissenso in un momento in cui le élite politiche europee si trovano ad affrontare livelli senza precedenti di sfiducia pubblica, centralizzando il controllo sul flusso di informazioni e imponendo un’unica “verità” definita da Bruxelles.
Non si tratta di proteggere la democrazia, ma piuttosto di proteggere l’establishment dalla democrazia stessa.
Se associato ad altre iniziative, come il piano di von der Leyen di creare un apparato di intelligence sovranazionale simile alla CIA, questo indica una tendenza più ampia e profondamente inquietante alla centralizzazione del potere nelle mani della Commissione – e di von der Leyen in persona. La vera guerra alla democrazia non è condotta da Mosca o Pechino, ma da Bruxelles.
Come ha affermato di recente un diplomatico dell’UE, in pieno stile orwelliano: “La libertà di parola rimane per tutti. Allo stesso tempo, però, i cittadini devono essere liberi da interferenze”.
Ma chi decide cosa costituisce “interferenza”? Chi stabilisce cosa è “vero” e cosa è “falso”?
Le stesse istituzioni e gli stessi organi di informazione aziendali che si sono ripetutamente dedicati a diffondere allarmismo e disinformazione. Solo poche settimane fa, Ursula von der Leyen ha affermato che il sistema GPS del suo aereo era stato disturbato dalla Russia, un’accusa rapidamente smentita dagli analisti.
Nel frattempo, la BBC, spesso considerata un modello di integrità giornalistica, è stata recentemente sorpresa a modificare le riprese di un discorso di Donald Trump per renderlo più estremo. E che dire della copertura mediatica ininterrotta delle presunte “incursioni di droni russi” in tutta Europa a cui abbiamo assistito nelle ultime settimane, per le quali non è stata fornita alcuna prova?
L’UE afferma di proteggere i cittadini dalle “falsità”, ma su quale base democratica o morale la Commissione si attribuisce l’autorità di decidere cosa sia vero, soprattutto quando è chiaro che lo stesso establishment politico-mediatico dell’UE si dedica regolarmente alla disinformazione e alla propaganda?
Inoltre, quando i cosiddetti fact-checker indipendenti vengono selezionati e finanziati dalla Commissione stessa, il risultato è un circolo vizioso: l’UE finanzia istituzioni che poi “verificano” e amplificano le narrazioni dell’UE stessa.
Lo Scudo Democratico, come i suoi predecessori, istituzionalizza quindi il potere di definire la realtà stessa.
Non si tratta di una novità. Come ho dimostrato in diversi recenti rapporti, l’Unione Europea gestisce già un vasto apparato di propaganda e censura che abbraccia ogni livello della società civile: ONG, think tank, media e persino il mondo accademico.
Il fulcro di questo sistema è una rete di programmi finanziati dall’UE – in particolare CERV (Cittadini, Uguaglianza, Diritti e Valori), Europa Creativa e l’iniziativa Jean Monnet – che collettivamente convogliano miliardi di euro in organizzazioni che sono, in teoria, “indipendenti”, ma che di fatto sono profondamente invischiate nella macchina di Bruxelles.
(Fonte Blondet)
ANNO VI DEL REGIME SANITARIO- ECOLOGICO- DIGITALE
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