Due orrori incombono su di noi in questi tempi: la terza guerra mondiale e la dittatura digitale pervasiva nelle nostre esistenze.

Noi continuiamo a vivere le nostre vite troppo spesso senza renderci conto che dei folli politicanti e militari ( a servizio della vera padrona del mondo: l’aristocrazia finanziario-usuraia) giocano con i fili elettrici che possono accendere in un attimo un cataclisma bellico senza fine da cui usciremo distrutti.

Nello stesso tempo queste folli carogne, a servizio dell’èlite iper-miliardaria nelle istituzioni mondiali e nei governi locali, stanno costruendo la gabbia digitale che ucciderà la nostra libertà, la nostra identità, la nostra privacy, la nostra possibilità di sapere e capire essendo iper-controllati e iper-sorvegliati.

La dittatura digitale è il supremo fine del progetto criminale globale chiamato Grande Reset, voluto dall’aristocrazia finanziario-usuraia per costruire la sua governance totale su tutti noi, fosse anche con un cataclisma atomico.

Intanto un passo alla volta. I video e gli articoli che oggi vi proponiamo spiegano abbondantemente cosa si nasconde dietro dietro il fatto dei siti pornografici su internet bloccati da ieri e fruibili solo con l’uso dei nostri documenti d’identità.

A noi non interessano i siti pornografici ma c’interessa cosa “marpionamente” si sta preparando con le ottime scuse della difesa dei minori.

Noi non crediamo proprio che all’èlite di iper-miliardari ( e allo stuolo di carogne a loro servizio nelle varie istituzioni) interessino i bambini ( se no, perchè Gaza e la strage di oltre ventimila bambini?) così come non gli interessa la nostra salute (quella vera), la nostra dignità economica, l’ambiente, la libertà per tutti, la giustizia.

Al cuore nero che abita dentro i corpacci dei padroni del mondo ( e delle carogne a loro servizio) interessa solo una cosa: il potere assoluto su di noi. Il resto e fuffa per i gonzi.  (GLR)

 

Leggete gli articoli che trovate qui:

VERSO LA DITTATURA DIGITALE

 

 

L’UE sta per piantare l’ultimo chiodo nella bara della privacy.

Moreno Razzoli

Ascolta e vedi qui:  Europa e la fine della privacy

 

 

 

Siti per adulti BLOCCATI IN ITALIA! Cosa succede dal 12 novembre e perché dovresti preoccuparti!

Sta per cambiare tutto: dal 12 novembre i siti per adulti in Italia richiederanno un documento d’identità per accedere. Ma dietro la scusa della “protezione dei minori” si nasconde un meccanismo di controllo che potrebbe riscrivere il concetto stesso di libertà online. In questo video ti spiego come funziona la nuova normativa, cosa comporterà davvero per gli utenti, quali rischi apre per la privacy e perché potrebbe essere solo l’inizio di una deriva pericolosa per internet. Ti racconto nel dettaglio come l’AGCOM sta imponendo ai principali siti la verifica dell’età, cosa significa “doppio anonimato” e perché, nonostante le promesse di tutela, il sistema potrebbe trasformarsi in un enorme esperimento di sorveglianza digitale. Voglio che tu capisca esattamente cosa sta per succedere, così da non ritrovarti a dover cedere la tua identità per navigare in un web che un tempo era libero.

Vito-Gentiluomo Digitale

Ascolta e vedi qui:  Siti bloccati

 

 

 

 
 

Le leggi sulla sicurezza online dei minori potrebbero seppellire la libertà di espressione e la privacy

 
Per molte persone, le restrizioni alla libertà di condividere le proprie opinioni online e ascoltare i propri podcast preferiti senza il permesso del governo possono sembrare qualcosa uscito da un romanzo distopico o da un film horror.
 
Tuttavia, sempre più spesso, i legislatori dei paesi con una tradizione consolidata di rispetto della libertà di parola hanno lavorato per approvare leggi, sebbene animate da buone intenzioni, volte a proteggere i giovani online limitando una più ampia gamma di contenuti senza prima caricare un documento d’identità rilasciato dal governo.

È una storia spaventosa per i nostri diritti di libertà di parola e privacy che sta diventando sempre più preoccupante e reale.

All’inizio di quest’anno è entrata in vigore la legge britannica sulla sicurezza online (Online Safety Act). La legge impone requisiti rigorosi ai siti web e alle app che potrebbero contenere informazioni ritenute “dannose per i minori”.
 
Subito dopo la data di entrata in vigore della legge, alcuni importanti siti web hanno bloccato l’accesso agli utenti non verificati per età ai contenuti sulle guerre a Gaza e in Ucraina per garantire il rispetto della legge.
 
Lo hanno fatto con il (presumibile) ragionamento che, anche se tali contenuti potrebbero essere protetti dalle eccezioni della legge per le notizie, comportavano comunque un rischio troppo elevato di essere considerati in violazione dei termini e delle categorie vaghi della legge. Sebbene sia stata intrapresa per eccesso di cautela, questa azione priva molti utenti di notizie importanti e di un dibattito critico su questi argomenti.
 
Quando i responsabili politici sostengono che le eccezioni esistenti nella legge sulla sicurezza online dovrebbero rendere superflue o eccessive le cautele dei siti web nella rimozione dei contenuti, la realtà è che i siti web hanno pochi incentivi a non peccare di eccessiva cautela piuttosto che pubblicare contenuti che potrebbero essere considerati discutibili da chiunque.
 
Leggi come l’Online Safety Act potrebbero anche, più in generale, raffreddare il dibattito su una serie di argomenti importanti, ben oltre le eccezioni di interesse giornalistico per il dibattito sugli eventi mondiali, comprese le conversazioni sul trattamento della tossicodipendenza o le informazioni sulla salute sessuale e riproduttiva.

Ancora una volta, se i siti web temono che qualsiasi contenuto pubblicato possa scatenare potenziali azioni di contrasto, saranno estremamente cauti, anche se i legislatori affermano che non era questa la loro intenzione. Ciò potrebbe rendere più difficile per le persone di tutte le età trovare aiuto o comunità preziose e utili per ottenere informazioni che spesso sono difficili da discutere o che potrebbero persino essere usate contro di loro.

 
Ad esempio, gli immigrati, i dissidenti e i membri della comunità LGBTQ+ potrebbero essere legittimamente preoccupati per le ripercussioni sociali o legali derivanti dalla compromissione della loro identità e delle loro conversazioni.

Sebbene alcuni possano inizialmente applaudire queste leggi e ritenere che non avranno un impatto significativo sulla propria esperienza di navigazione in Internet, in realtà tali restrizioni sono molto più ampie rispetto ai tipi di contenuti generalmente considerati problematici per i minori, come la pornografia, che potrebbero già essere soggetti a restrizioni nel mondo reale.

 
Oggi, gli utenti del Regno Unito devono caricare documenti di identità rilasciati dal governo o verificare in altro modo la propria età online per accedere a tutti i contenuti dei siti web, inclusi Spotify, Reddit, e X.

Anche la privacy rischia di essere gravemente compromessa da queste leggi e l’esperienza del Regno Unito dimostra che leggi così radicali non sono solo teoriche o limitate ai siti web dannosi.

 
Discord, una piattaforma in crescita nata come host per le comunità di gioco, ha già segnalato che oltre 70.000 documenti di identità raccolti dal sito nel corso del processo di conformità sono stati compromessi. L’aumento della raccolta di dati potrebbe rendere più vulnerabili i giovani che tali leggi dovrebbero proteggere, così come gli utenti adulti di Internet.

Requisiti simili in materia di identificazione stanno rapidamente arrivando anche negli Stati Uniti, lasciandosi alle spalle una scia di servizi digitali un tempo funzionanti.

 
Ad esempio, una legge del Mississippi che richiede la verifica dell’età per un ampio gruppo di siti web ha portato l’alternativa Bluesky a lasciare lo Stato a causa delle preoccupazioni relative alle specifiche modifiche di conformità che sarebbero state necessarie per la legge e al tempo e ai costi che una piccola azienda avrebbe dovuto sostenere per assorbire tali costi in un solo Stato.
 
Sebbene la maggior parte di questo tipo di leggi sia attualmente sospesa o sia stata respinta in tribunale sulla base del Primo Emendamento, le conseguenze potenzialmente disastrose sia per la libertà di espressione che per il diritto alla privacy potrebbero presto diventare realtà se i tribunali dovessero ritenere ammissibili alcune versioni di queste leggi.

Proprio come il dottor Frankenstein intendeva la sua creazione per il bene, i responsabili politici dietro tale legislazione potrebbero avere sinceramente l’intenzione di proteggere i bambini.

 
Tuttavia, la realtà è che un approccio politico dall’alto verso il basso compromette l’innovazione, la libertà di parola e la privacy, senza riuscire a proteggere effettivamente i bambini.
 
Si spera che, entro la prossima stagione spettrale, potremo dire che il Primo Emendamento è stato l’eroe della nostra storia negli Stati Uniti, e non che abbiamo dovuto passare davanti a un cimitero pieno di diritti e app che un tempo erano amati.
 
 
 
 
 
 
 

ProtectEU: quando la sicurezza diventa pretesto per la sorveglianza

In Europa sono riusciti a inventarsi l’ennesimo ossimoro: la privacy controllata. Si chiama Chat Control ed è il nuovo giocattolo di Bruxelles.

Funziona così: ogni messaggio che scrivi su WhatsApp, Telegram, Signal o qualunque altra app passerà al vaglio di un algoritmo che, con l’aria da grande inquisitore digitale, deciderà se sei un cittadino modello o un sospetto criminale.  Dicono che lo fanno “per proteggere i minori”. L’alibi perfetto: chi osa contestare rischia di passare per complice dei pedofili.

Così diciannove Stati su ventisette hanno già detto sì. Ora manca solo la Germania, che deve scegliere se fare da ultimo baluardo o da complice.

Il trucco è vecchio come il mondo: spacciare per sicurezza quello che in realtà è sorveglianza di massa.

Non si tratta di indagini mirate, ma di scandagliare miliardi di messaggi al giorno, trasformando l’intelligenza artificiale in un gendarme che legge prima ancora che tu invii.

Con l’effetto collaterale — nemmeno troppo collaterale — che gli innocenti rischiano di finire schedati per un errore di software, mentre i veri criminali troveranno altre vie. Perché, si sa, chi vuole aggirare la legge è sempre un passo avanti.

E non finisce qui. Entro il 2030, con la strategia ProtectEU, le autorità dovrebbero avere accesso diretto ai contenuti decrittati. Tradotto: la crittografia, quella che ti garantiva che i tuoi messaggi restavano privati, diventerà un guscio vuoto.

Ma non preoccupatevi: sarà per la vostra sicurezza. Lo stesso mantra che da vent’anni accompagna guerre preventive, intercettazioni di massa, limitazioni alla libertà di parola.

Intanto, l’Unione Europea che si era riempita la bocca col GDPR e la difesa della privacy, rischia di trasformarsi nella caricatura di sé stessa. E con quali effetti collaterali? Le piattaforme digitali, per non trovarsi impantanate in regole invasive e costose, potrebbero spostare server e investimenti altrove. Risultato: meno privacy per i cittadini, meno competitività per le imprese, più potere per gli Stati che, tra un algoritmo e l’altro, possono ficcare il naso ovunque.

La Germania avrà l’ultima parola. Se voterà sì, dal 14 ottobre entreremo ufficialmente nell’era della privacy a termine: privata solo finché l’IA decide che non sei sospetto.

E se oggi l’obiettivo è la pedofilia, domani chi ci assicura che non saranno passate al setaccio anche opinioni politiche, proteste sociali o contenuti “inappropriati”? Basta una direttiva in più, un voto in meno, e saremo già dentro un regime di sorveglianza preventiva.

Questa non è sicurezza, è un gigantesco cavallo di Troia.

Ma a Bruxelles sembra che l’unica intelligenza che funziona davvero sia quella artificiale. Quella naturale, evidentemente, l’abbiamo lasciata ai confini dell’algoritmo.

Giuseppe Gagliano, https://www.lafionda.org/2025/08/19

 

 

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