Verrebbe da gridare: SVEGLIA GENTE! Sveglia perchè pian piano stanno costruendo una gabbia, apparentemente dorata, intorno a ciascuno di noi attraverso la totale digitalizzazione della nostra esistenza e della nostra identità.
I covidioti, che hanno creduto alle fantomatiche proprietà terapeutiche dello pseudo-vaccino, ora si trasformano in digidioti che credono ciecamente nel miracolo di una vita digitalizzata che faciliterebbe l’esistenza e le sue incombenze.
E’ sempre la stessa cosa: nessuna capacità critica, nessuno impegno e voglia d’informarsi oltre le trombonate del mainstream, nessuna forma di dignità personale da opporre alla prevaricazione del potere che oggi ha il nome di Grande Reset, il progetto criminale globale ( a cui l’UE è totalmente asservita) partorito dalla mente malata dell’aristocrazia finanziario-usuraia che ha lo scopo di creare una sua governance totalitaria su tutti e ciascuno.
E, come qui scriviamo da sempre, al vertice di questo progetto diabolico c’è proprio l’instaurazione di una dittatura digitale che completa quella sanitaria e quella climatica in corso di costruzione. E soprattutto modella i bambini come i futuri schiavi obbedienti.
Con l’identità digitale/portafoglio digitale basterà un click per sospendere l’accesso in banca, la patente, e tutta la vita di un cittadino se trovato non conforme alle regole del Grande Reset. Prossimo passo la democrazia a punti.
Ma ci rendiamo conto di cosa veramente significhino il wallet digitale, l’ID digitale, l’euro digitale per ciascuno di noi? E chi controlla i controllori?
Quindi tutto quello che è digitale “può” diventare pericoloso, molto pericoloso e per certi versi da noi incontrollabile. Altro che facilitare la vita.
Casomai faciliterà il controllo e la sorveglianza totale su di noi come le malefiche “città dei quindici minuti” ( leggi QUI): un’altra gabbia dove inglobare le nostre gabbiette personali.
SVEGLIA GENTE! La conoscenza diventa importante e la condivisione necessaria perchè ora i No Vax debbono diventare anche No Digitalper Resistere per la propria dignità e libertà. (GLR)
Chat Control: L’Europa vuole leggere i nostri messaggi (e forse anche i pensieri)
Nel mondo iperconnesso in cui viviamo, cerchiamo la privacy su internet? Ormai è come trovare un parcheggio libero in centro: possibile, ma sempre più raro. Ora, con la proposta europea nota come “Chat Control”, potrebbe sparire del tutto.
L’obiettivo dichiarato è la lotta alla pedo-pornografia online, ma il metodo fa discutere: ogni messaggio, foto o video verrebbe analizzato direttamente sul dispositivo dell’utente, prima ancora di essere criptato. Addio crittografia end-to-end, benvenuto Grande Fratello.
Il sistema si basa su algoritmi che dovrebbero rilevare contenuti illeciti, ma gli esperti avvertono: i falsi positivi potrebbero essere numerosi. Una foto innocente potrebbe trasformarsi in una segnalazione automatica. Le associazioni per i diritti digitali parlano di sorveglianza di massa, violazione della privacy e rischio per la libertà di espressione. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha già stabilito che la crittografia è un diritto fondamentale, ma la proposta sembra ignorare del tutto il diritto stesso.
Nel cuore dell’Europa digitale, nel mentre, una nuova iniziativa scuote le fondamenta del rapporto tra cittadini e istituzioni: “Stop Killing Privacy” è il grido di chi rifiuta di diventare un vassallo dell’impero americano in nome di una sicurezza che profuma di sorveglianza. La campagna non nasce da un capriccio, ma da un disagio crescente: stiamo assistendo alla costruzione di un sistema in cui ogni clic, ogni accesso, ogni respiro digitale deve essere verificato, registrato, autorizzato. Il nuovo sistema di verifica dell’età, con tanto di scansioni facciali e caricamenti di documenti, promette sicurezza, la nostra, ma consegna sorveglianza, la loro. E, come se non bastasse, l’app ufficiale si appoggia all’API Play Integrity di Google, perché evidentemente la sovranità digitale europea è un concetto troppo astratto per essere preso sul serio.
In pratica, ci affidiamo all’infrastruttura digitale dell’impero americano, accettando con sorprendente entusiasmo il nostro ruolo di vassalli digitali (e non solo).
Chi usa Android in versione privacy-friendly? Escluso.
Chi non vuole farsi scannerizzare il volto per leggere un articolo? Escluso.
Chi osa pensare che la libertà online non debba passare per il riconoscimento biometrico? Escluso.
Chat control: il cavallo di Troia
Stiamo diventando schiavi digitali, e lo stiamo facendo con una tale compostezza che quasi ci si aspetta di ricevere un premio per la docilità. La protezione dei minori è una causa nobile, ma non può diventare il cavallo di Troia per un sistema di controllo permanente.
Non si può procedere in questa direzione senza chiedersi dove stiamo andando. Perché se il futuro digitale è fatto di app obbligatorie, sorrisi imposti e identità verificate a ogni accesso, allora non è un futuro: è una distopia travestita da progresso.
A quel punto, forse, il vero atto di ribellione sarà semplicemente disconnettersi.
Ma ciò che inquieta ancora di più è il silenzio assordante della maggioranza: cittadini ignari, ignavi, immobili, che accettano tutto con la passività di chi ha smesso di pensare.
Nessuna indignazione, nessuna opposizione, nessuna domanda. Solo una lunga fila di utenti che si lasciano scannerizzare il volto per entrare in un sito, come se fosse la cosa più naturale del mondo. E mentre l’UE si traveste da paladina della sicurezza, costruisce con metodo chirurgico un ecosistema di controllo che nessuno ha chiesto, ma che tutti sembrano pronti a subire.
La privacy muore non solo per mano delle istituzioni, ma per complicità di chi rinuncia a difenderla.
Sapete quando tutto ciò potrà accadere? Non tra un secolo ma, come vorrebbe l’Agenda 2030, questo insieme di elementi è già dietro l’angolo che ci attende.
Infatti il voto sul “Regolamento per la prevenzione e la lotta contro l’abuso sessuale sui minori”, noto anche come Chat Control, è previsto per ottobre 2025 e si prevede una possibile approvazione già entro il 14 ottobre 2025.Attualmente, 19 paesi su 27 hanno già espresso parere favorevole, tra cui Italia, Francia, Spagna, Danimarca, Belgio, Ungheria e Svezia.
Austria, Polonia, Paesi Bassi e Finlandia si oppongono apertamente.
E poi c’è la Germania: indecisa, silenziosa, ma strategicamente centrale. Il suo voto potrebbe determinare le sorti della privacy digitale in tutta Europa. Ancora una volta, il destino di milioni di cittadini sembra appeso al giudizio di Berlino. Ogni sua esitazione, ogni sua scelta, influenza l’andamento di questo carrozzone chiamato Unione Europea, dove la coerenza spesso cede il passo alla convenienza politica.
Se il regolamento venisse approvato, tutte le piattaforme di messaggistica: da WhatsApp a Signal, sarebbero obbligate a implementare sistemi di scansione automatica dei contenuti.
Sarebbe un cambiamento radicale, che non solo minaccia la riservatezza delle comunicazioni, ma ridefinisce il confine tra sicurezza e sorveglianza.
E tutto questo, forse, per una firma tedesca.
Nel frattempo, sui social fioccano commenti del tipo: “Io non ho nulla da nascondere”. Un mantra apparentemente rassicurante, ma profondamente ingenuo.
Se davvero non avessimo nulla da nascondere, dovremmo accettare di vivere in case con pareti trasparenti, senza porte né serrature. La privacy non è un privilegio per chi ha segreti, ma un diritto per chi ha dignità. E rinunciarvi in nome della sicurezza assoluta significa accettare una società dove tutto è controllato, e nulla è davvero libero.
Proteggere i minori è fondamentale, ma a che costo?
Forse è il momento di riflettere su dove finisce la sicurezza e dove inizia il controllo. Perché se ogni messaggio è potenzialmente sospetto, allora forse il sospettato siamo noi.
Leonardo Lisanti, radio28tv.it 19/8/2025

SCUOLA. DIGITALIZZARE LA DIDATTICA, RIFORMATTARE IL PENSIERO UMANO
Lo studente 4.0 fra globalizzazione, neoliberismo, metaverso e transumanesimo.
Lo studio del cambiamento climatico e della raccolta differenziata al posto dell’italiano e della matematica; i test a crocette in sostituzione dei temi, dei dettati e delle poesie a memoria; la calcolatrice in luogo dei calcoli a mente; le immagini invece del testo scritto sui manuali; le fotocopie da colorare anziché il disegno a mano libera.1
E, poi, cattedre vuote, docenti di passaggio, supplenze perenni.
Per non parlare di muri sporchi, soffitti scrostati, calcinacci che crollano, edilizia in totale degrado quale segno più visibile della decadenza civile di un Paese che investe nell’istruzione meno di tutte le altre Nazioni europee e quale simbolo di offesa al prestigio dell’istituzione scolastica….
Continua la lettura qui: Scuola, digitalizzazione e pensiero umano

La generazione ansiosa: tra smartphone e perdita dell’infanzia
In questo video esploriamo il fenomeno della “Generazione Z” – i nati dopo la metà degli anni ’90 – che è la prima generazione a crescere con uno smartphone in tasca e una connessione perenne ai social network. A partire dalle riflessioni di Jonathan Haidt nel suo saggio La generazione ansiosa e da molte altre ricerche, analizziamo come l’introduzione dell’iPhone nel 2007 e l’esplosione dei social media dal 2010 al 2015 abbiano cambiato radicalmente l’infanzia e l’adolescenza. Parleremo di:
- *La Grande Riconfigurazione dell’infanzia:* come l’iperconnessione ha sostituito il gioco libero, espropriando i ragazzi della possibilità di imparare a rischio e autonomia.
- *I danni fondamentali dell’infanzia “basata sul telefono”:* deprivazione sociale, privazione del sonno, frammentazione dell’attenzione e dipendenza.
- *L’iperprotezione nel mondo reale e l’assenza di regole nel mondo digitale:* un paradosso educativo che lascia i giovani vulnerabili.
- *Dati allarmanti su ansia e depressione:* perché l’uso intenso dei social media è associato a disturbi emotivi, autolesionismo e solitudine, ma anche perché non è l’unico fattore in gioco.
- *Il ruolo dei genitori, degli educatori e delle istituzioni:* dall’esempio degli adulti alle leggi che devono proteggere i minori nel nuovo ecosistema digitale.
- *Spunti propositivi:* come promuovere sonno e igiene digitale, limitare le ore online, rafforzare le relazioni offline, educare alle emozioni e rendere la tecnologia un supporto invece che una gabbia.
Se vuoi capire meglio come lo smartphone e i social influenzano la salute mentale dei giovani e cosa possiamo fare per accompagnare questa generazione con consapevolezza, questo video fa per te.
Matteo Gracis
Vedi e ascolta qui: La generazione ansiosa

Vedi: DALLA RETE: l’informazione libera.
ANNO VI DEL REGIME SANITARIO- ECOLOGICO- DIGITALE
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