In Europa sono riusciti a inventarsi l’ennesimo ossimoro: la privacy controllata. Si chiama Chat Control ed è il nuovo giocattolo di Bruxelles. Funziona così: ogni messaggio che scrivi su WhatsApp, Telegram, Signal o qualunque altra app passerà al vaglio di un algoritmo che, con l’aria da grande inquisitore digitale, deciderà se sei un cittadino modello o un sospetto criminale. Dicono che lo fanno “per proteggere i minori”. L’alibi perfetto: chi osa contestare rischia di passare per complice dei pedofili. Così diciannove Stati su ventisette hanno già detto sì. Ora manca solo la Germania, che deve scegliere se fare da ultimo baluardo o da complice.

Il trucco è vecchio come il mondo: spacciare per sicurezza quello che in realtà è sorveglianza di massa. Non si tratta di indagini mirate, ma di scandagliare miliardi di messaggi al giorno, trasformando l’intelligenza artificiale in un gendarme che legge prima ancora che tu invii. Con l’effetto collaterale — nemmeno troppo collaterale — che gli innocenti rischiano di finire schedati per un errore di software, mentre i veri criminali troveranno altre vie. Perché, si sa, chi vuole aggirare la legge è sempre un passo avanti.

E non finisce qui. Entro il 2030, con la strategia ProtectEU, le autorità dovrebbero avere accesso diretto ai contenuti decrittati. Tradotto: la crittografia, quella che ti garantiva che i tuoi messaggi restavano privati, diventerà un guscio vuoto. Ma non preoccupatevi: sarà per la vostra sicurezza. Lo stesso mantra che da vent’anni accompagna guerre preventive, intercettazioni di massa, limitazioni alla libertà di parola.

Intanto, l’Unione Europea che si era riempita la bocca col GDPR e la difesa della privacy, rischia di trasformarsi nella caricatura di sé stessa. E con quali effetti collaterali? Le piattaforme digitali, per non trovarsi impantanate in regole invasive e costose, potrebbero spostare server e investimenti altrove. Risultato: meno privacy per i cittadini, meno competitività per le imprese, più potere per gli Stati che, tra un algoritmo e l’altro, possono ficcare il naso ovunque.

La Germania avrà l’ultima parola. Se voterà sì, dal 14 ottobre entreremo ufficialmente nell’era della privacy a termine: privata solo finché l’IA decide che non sei sospetto. E se oggi l’obiettivo è la pedofilia, domani chi ci assicura che non saranno passate al setaccio anche opinioni politiche, proteste sociali o contenuti “inappropriati”? Basta una direttiva in più, un voto in meno, e saremo già dentro un regime di sorveglianza preventiva.

Questa non è sicurezza, è un gigantesco cavallo di Troia. Ma a Bruxelles sembra che l’unica intelligenza che funziona davvero sia quella artificiale. Quella naturale, evidentemente, l’abbiamo lasciata ai confini dell’algoritmo.

Giuseppe Gagliano, https://www.lafionda.org/   19/8/2025

 

 

Net Zero, il panopticon digitale e il futuro del cibo

La transizione alimentare, la transizione energetica, l’ideologia net-zero, la valuta digitale programmabile della banca centrale, la censura della libertà di espressione e la soppressione della protesta. Di cosa si tratta? Per comprendere questi processi, dobbiamo prima individuare quello che è essenzialmente un reset sociale ed economico nel contesto di un sistema finanziario al collasso.

Lo scrittore Ted Reece nota che il tasso generale di profitto ha avuto una tendenza al ribasso da una stima del 43% nel 1870 al 17% nel 2000. Alla fine del 2019, molte aziende non riuscivano a generare profitti sufficienti. Sono stati prevalenti il calo del fatturato, i margini ridotti, i flussi di cassa limitati e i bilanci ad alta leva finanziaria.

Il professor Fabio Vighi dell’Università di Cardiff ha descritto come la chiusura dell’economia globale all’inizio del 2020 con il pretesto di combattere un patogeno apparentemente nuovo e sconosciuto abbia permesso alla Federal Reserve statunitense di inondare i mercati finanziari in crisi (aiuti COVID) con denaro appena stampato senza causare iperinflazione. I lockdown hanno limitato l’attività economica, eliminando così la domanda di denaro appena stampato (credito) nell’economia reale e prevenendo il “contagio”.

Secondo il giornalista investigativo Michael Byrant, solo per affrontare la crisi in Europa sono stati necessari 1,5 trilioni di euro. Il collasso finanziario che i banchieri centrali europei avevano davanti agli occhi ha raggiunto il culmine nel 2019. La comparsa di un “nuovo virus” ha fornito una comoda copertura.

La Banca centrale europea ha approvato un piano di salvataggio delle banche da 1,31 trilioni di euro, seguito dall’approvazione da parte dell’UE di un fondo di recupero da 750 miliardi di euro per gli Stati e le aziende europee. Questo pacchetto di crediti a lungo termine e a tassi ultra-bassi concesso a centinaia di banche è stato venduto all’opinione pubblica come un programma necessario per attenuare l’impatto della pandemia sulle imprese e sui lavoratori.

In risposta al crollo del neoliberismo, stiamo ora assistendo all’introduzione di un grande reset autoritario, un programma che intende rimodellare l’economia e cambiare il nostro modo di vivere… 

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L’unione Europea vi sta spiando

L’UE sta per adottare leggi che mettono fine al diritto alla privacy delle comunicazioni (“segreto postale”), alla libertà di espressione e al libero accesso alle informazioni su Internet.

Presto il governo potrà accedere ai messaggi delle chat, sarà introdotto l’obbligo di identificazione su Internet e i provider e le piattaforme saranno obbligati a conservare i dati degli utenti per lunghi periodi di tempo, in modo che le autorità investigative possano cercare a posteriori “modelli sospetti” nell’uso di Internet. Come argomento viene addotto la protezione dei minori e la lotta alla criminalità e al terrorismo. In realtà si tratta di un “enorme cambiamento dei diritti fondamentali digitali”, avverte il docente di informatica Michel Portier in una recente trasmissione di De Nieuwe Wereld e sui suoi canali social. “L’Europa sta diventando uno Stato di sorveglianza. Una volta attuate le misure, non ci sarà più modo di tornare indietro”.

Portier, che ha studiato informatica e lavora come docente di informatica presso l’ Università Saxion di Deventer, delinea un quadro distopico del prossimo futuro nell’UE, facendo riferimento a quanto sta già accadendo nel Regno Unito. Dal 25 luglio 2025 è in vigore l’Online Security Act, una legge che mira a rendere Internet più sicuro per i bambini. Tutti i siti web, i canali YouTube, i forum e i messaggi sui social media con contenuti potenzialmente dannosi per i minori sono ora protetti da un “age gate”, ovvero un “cancello dell’età”: è possibile accedervi solo dimostrando di avere più di 18 anni. A tal fine è necessario caricare il proprio passaporto o sottoporsi ad un’altra procedura di verifica dell’età poco rispettosa della privacy. “In questo modo ogni sito sa esattamente chi siete”, afferma Portier.

Inoltre, non vi è alcuna garanzia che i dati che siete obbligati a fornire e la vostra visita al sito non finiscano per essere divulgati a causa di una violazione dei dati. Non a caso, l’uso di software VPN, che consente agli utenti di nascondere la propria identità e posizione su Internet, è aumentato del 1400% nel Regno Unito in poche settimane…

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