GLR-NOTIZIE-VOTO  2     31/7/2022

ANNO III DEL REGIME SANITARIO-DIGITALE

 

Vedi “Notizie” precedenti QUI

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giornalista statunitense (1908-1965)

 

Questa è una nuova serie di GLR-NOTIZIE dedicata espressamente al voto del 25 settembre prossimo. Quel giorno avremo, forse, l’ultima occasione per abbattere questo regime sanitario-digitale ( iniziato, in Italia, il 9/3/2020, leggi qui: 9 marzo 2020: un’ orribile data piantata nel cervello come un paletto.) ad opera di masnadieri politici e governativi legati ai criminali che gestiscono il progetto globale chiamato Grande Reset ( leggi i tanti articoli QUI).

Il GLR parteggia per i nuovi movimenti e le nuove forze politiche nate in questi orrendi anni di regime come ferma opposizione a questa dittatura sanitario-digitale. Cercheremo di offrire informazioni e riflessioni legate, quindi, ad un voto di opposizione ed alternativa alla macelleria socio-politica-economica in corso in italia. E di opposizione ai covidioti della strada, primi complici di questa dittatura.

Come GLR non condividiamo tutto ciò che esprimono queste nuove forze ma ora non ha importanza. L’importante e urgente ora è che “il nemico del mio nemico è mio amico ( proverbio arabo)”. E i nostri nemici sono e devono essere i rappresentanti del Grande Reset in italia, tra pseudo-politici e governativi e pseudo-esperti. Discussioni, differenziazioni politiche ed ideali verranno dopo aver abbattuto ( se ci riusciremo) questo ammasso di masnadieri fascistoidi.

Il CLN che condusse la Lotta di Resistenza in italia tra il 1943 e il 1945 così  agì.

Prima di leggere questo articolo è necessario leggere o rileggere qui: GLR-NOTIZIE-VOTO  1 - 24/7/2022.

 

 

 

politico e scrittore statunitense (1818-1895)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LISTA PROVVISORIA DELLE FORZE ANTISISTEMA

Viviamo nel tempo dell’estremismo di centro: un centrodestra bluette e un centrosinistra fucsia che fingono di contrapporsi su tutto e che, in realtà, sono espressioni del medesimo, vale a dire del liberismo come nuova ragione del mondo.

Si può essere liberisti di centro, di destra e di sinistra, ma non si può non essere liberisti, pena l’essere ostracizzati e demonizzati dall’ordine dominante. I vecchi totalitarismi avevano il partito unico. Quello cool neoliberale ha un pluralismo fittizio, dacché tutti i partiti sono espressioni del liberismo stesso.

Negli ultimi due anni l’umanità è regredita di almeno un secolo, ma oggi all’improvviso ci ritroviamo tutti in campagna elettorale. I motivi non sono difficili da intuire, ma si apre uno spiraglio, un varco: se non lo attraverseremo, rischiamo che nel prossimo Parlamento non ci sia più nessuno a difenderci, nessuno a dire basta ad ogni forma di negazione dei diritti della persona, basta alla sospensione del diritto al lavoro, basta con i trattamenti sanitari obbligatori, basta con gli stati di emergenza continui, basta con le guerre che non ci appartengono!

Per fortuna molti cittadini si sono organizzati in forze politiche che hanno il coraggio di opporsi a questo decadimento della società, ma hanno tre problemi. Il primo è la frammentazione. Il secondo è che il sistema le costringerà a raccogliere decine di migliaia di firme autenticate, in moltissimi collegi, in meno di un mese. Il terzo è che verranno ignorate da televisioni e giornali, in barba alla par condicio, perché i grandi editori hanno altri interessi e possono anche permettersi di pagare le multe.

La sovranità dello Stato nazionale resta uno degli ultimi baluardi di resistenza contro l’avanzata del liberismo cosmopolita. Esso aspira a produrre un mondo unificato sotto il segno della forma merce e della deregulation, che è poi la legge del più forte: un open space sottratto alla presa della politica e alla possibilità di un governo dell’economia. In antitesi con la narrazione liberista, lo Stato sovrano nazionale può e deve essere democratico: l’economia globale desovranizzata non lo sarà mai.

 

Eccco, quindi, alcune  liste che, previo successo della fase di raccolta firme, intendono presentarsi al voto del 25 settembre 2022. Alcune liste sono ancora fluide. Vi proponiamo dunque le principali alternative di voto per come sono configurate in questo momento, nell’area delle forze cosiddette anti sistema, cioè contrarie alle restrizioni sui diritti della persona.

Raccogliere costantemente queste informazioni sarà utile alle liste stesse per rendersi conto di eventuali aggiustamenti o migliorie da apportare al loro progetto, e ai cittadini (nell’esclusivo interesse dei quali opera Byoblu) per adottare ogni migliore pragmatismo utile ad avere il più alto numero di loro rappresentanti possibili in Parlamento.

 

Forza del Popolo (Massimiliano Musso)

Italia sovrana e popolare (Ancora Italia, Partito Comunista, Riconquistare l’Italia, Azione Civile, Rinascita Repubblicana, Comitati No Draghi, Italia Unita)

Vita (Sara Cunial, Movimento 3V, Il Popolo Italiano, Sentinelle della Costituzione-Io sto con l’Avvocato Polacco, Alleanza Italiana Stop 5G, Davide Barillari, Paolo Sensini del No Paura Day)

Alternativa per l’Italia (Adinolfi, Il popolo della Famiglia – Simone Di Stefano, Movimento Exit)

UCDL (Erich Grimaldi)

Italexit (Paragone, Cabras, prof. Barbaro ed altri in via di definizione)

 

https://www.byoblu.com/  30/7/2022

 

 

 

 

ELEZIONI: “PREPARIAMOCI AD UN AUTUNNO CALDO” – UGO MATTEI

Si moltiplicano in questi giorni gli appelli di cittadini e associazioni per un fronte unitario che raccolga le istanze del dissenso rispetto alle norme varate dai governi Conte e Draghi.

Anche attraverso decine di lettere che sono state recapitate anche all’indirizzo email della nostra redazione, molti elettori chiedono una coalizione ampia in cui possano convogliare le varie forze politiche che in questi due anni hanno portato avanti le istanze di libertà di scelta in campo sanitario, di riaffermazione dei diritti e rispetto della Costituzione.

Parallelamente si fanno avanti appelli di senso apparentemente contrario, come quello del magistrato Paolo Sceusa che suggerisce l’astensione, oppure il rifiuto della scheda elettorale, con la verbalizzazione, al seggio, della dichiarazione da parte dell’elettore di non sentirsi rappresentato da nessuna forza politica in campo.

Cosa aspettarci, dunque, in questo scenario caratterizzato da tempi molto stretti per la raccolta delle firme in vista delle candidature per le elezioni del 25 settembre? Ne abbiamo parlato, in questa intervista, con il professor Ugo Mattei, giurista e docente, che ci ha spiegato anche quale ruolo avrà, in questa tornata elettorale, il nuovo Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) da lui fondato.

 

Vedi e ascolta QUI

 

 

 

 

LA STRADA PER IL PARLAMENTO PASSA PER L’UNIONE- A SOTTOTRACCIA INTERVENGONO FRANCESCO TOSCANO, LILLO M. MUSSO, ERICH GRIMALDI E SIMONE DI STEFANO

partiti sono pronti a raccogliere le firme e a correre alle elezioni per cercare di entrare in Parlamento. Per superare lo sbarramento però c’è bisogno di unirsi: alcuni partiti lo hanno già fatto, mentre altri hanno deciso di correre da soli. C’è chi propone una federazione unica e chi invece punta alle coalizioni.

Una corsa contro il tempo che si scontra anche con il forte astensionismo che rischia seriamente di essere il protagonista di questa tornata elettorale. Nel rispetto della par condicio, Byoblu offre i propri spazi per creare un dibattito ed essere dalla parte dei partiti antisistema.

Partiamo da Sottotraccia con quattro dei protagonisti di questa prima fase elettorale: Francesco Toscano (Italia sovrana e popolare), Lillo Massimiliano Musso (Forza del Popolo), Erich Grimaldi (UCDL) e Simone Di Stefano (Alternativa per l’Italia).


Vedi e ascolta QUI

 

 

 

Italia Sovrana e Popolare, liste quasi pronte. Ora la raccolta firme: «Pronti alla lotta»

«Italia Sovrana e Popolare. Siamo pronti. Le liste sono praticamente ultimate. Siamo e saremo sempre unitari con chi si ribella al sistema, riteniamo comunque alleati futuri anche quelli che, per ora, non vogliono esserci. Abbiamo incontrato e visto tutti. Ora 40 mila firme!!!», lo scrive Marco Rizzo su un tweet.

«Oltre ai partiti e alle organizzazioni di Ancora Italia, Partito Comunista, Riconquistare l’Italia, Azione Civile, Rinascita Repubblicana, Comitati No Draghi, Italia Unita e tanti altri. Assieme ai leader Francesco Toscano, Marco Rizzo, Stefano D’Andrea, Antonio Ingroia, Francesca Donato, Igor Camilli, Antonella D’Angeli e Francesco Nappi avremo la presenza e l’appoggio di personalità delle lotte no Green Pass e contro l’atlantismo guerrafondaio come: Giorgio Bianchi, Paolo Borgognone, Daniele Giovanardi, Fulvio Grimaldi, Lambrenedetto, Enzo Pennetta, Gianni Vattimo, Andrea Zhok e tanti altri», si legge su Affari Italiani.

«Tra poche ore sarà ufficiale. Adesso dobbiamo provare a battere il sistema che ha creato questa trappola del tempo, con la data del 20 agosto per raccogliere 40 mila firme in ogni angolo d’Italia. Tra pochissimi giorni la palla passa a Voi, passa a noi… ce la faremo tutti assieme. Al lavoro, alla lotta!»

https://www.lapekoranera.it  27/7/2022

 

 

 

IL DOPO DRAGHI. SCENARI INQUIETANTI PER L’ITALIA

Molti hanno giubilato alla notizia della fine del governo di Mario Draghi. Probabilmente non hanno compreso che non si tratta di una sua sconfitta, dacché Mario Draghi fa parte di quel genere di uomini nati per vincere e comandare.

Egli se ne è andato di modo che gli effetti distruttivi del suo governo in autunno possano essere presentati come dovuti al fatto che il suo governo non c’è più. Inoltre, con le elezioni anticipate, Draghi ha reso infinitamente più difficile il compito alle forze del dissenso, che dovranno organizzarsi in tempi brevissimi.

Insomma, difficilmente quella di Draghi può essere intesa come una sconfitta.

 

Diego Fusaro, filosofo

Ascolta QUI

26/7/2022

 

 

 

Fate molta attenzione a questo articolo…

 

IL GOVERNO DRAGHI È CADUTO, MA NON È FINITO

Il 21 luglio 2022 Mario Draghi ha rassegnato le dimissioni da Presidente del Consiglio e il Capo dello Stato le ha accettate. Il fatto ha suscitato scalpore a livello nazionale e internazionale sia per la fama del personaggio, sia per l’attuale momento storico caratterizzato dalla guerra in corso, dalla necessità di rispettare i vincoli imposti dal Pnrr, da un’inflazione galoppante e dall’incombere di una recessione economica che potrebbe avere esiti devastanti anche sul piano sociale.

Per quale motivi si è aperta la crisi di governo apparentemente imprevedibile e ingiustificata, come molti politici e commentatori hanno sostenuto? Le dimissioni del 21 luglio 2022 hanno posto realmente fine al governo Draghi e al “draghismo” come stile di direzione politica del Paese?

Nel dare una risposta a questi due interrogativi è opportuno prendere le distanze dal gossip politico di cui sono pieni i giornali e le trasmissioni televisive di questi giorni e cercare di vedere la vicenda con un minimo di distacco, collocandola in un orizzonte che vada oltre una narrazione fatta di pettegolezzi, di aneddoti, di accuse reciproche, di retroscena, di insinuazioni complotti e tradimenti. Questa prospettiva è necessaria – e questo è il punto principale – non solo per interpretare quanto accaduto, ma soprattutto per valutare realisticamente e con lungimiranza la situazione che si sta delineando in vista delle elezioni politiche che si terranno tra sessanta giorni. E, nel caso, agire di conseguenza.

Una crisi prevedibile

Il dibattito che in questi giorni – o meglio, in queste ore – si sta sviluppando intorno alle cause della crisi è, a dir poco deludente e, per alcuni aspetti inquietante. Da un lato, vi è la spasmodica ricerca del colpevole e la creazione del capo espiatorio: il Movimento 5 Stelle, la Lega o Forza Italia?

Chi si è assunto la responsabilità di infrangere l’idilliaca unità nazionale che apparentemente cementava e sosteneva il governo dei sedicenti Migliori? Dall’altro lato, sono state minacciate ritorsioni e vendette, in particolare dal Partito democratico, contro gli irresponsabili che hanno pensato agli interessi di partito (e quale partito non lo fa?) invece che a quelli del Paese (che, come noto, consistono nel sottostare alle politiche imposte dalla Commissione europea, nel comminare sanzioni alla Russia, nel realizzare liberalizzazioni e nell’avviare una nuova campagna vaccinale).

Questa visione colpevolizzante e punitiva è fuorviante in quanto la ricerca dei colpevoli rischia di ostacolare l’individuazione delle cause della crisi di governo. E queste non dipendono dalla malafede o dalla miopia politica di nessuno degli attori in gioco.

Il governo Draghi nasce il 13 febbraio 2021 con una caratteristica istituzionale ben precisa: è un governo a composizione mista in cui sono presenti sia ministri politici (15) che tecnici (8), guidato da un banchiere centrale, Mario Draghi, con una pluriennale esperienza negli alti ranghi della pubblica amministrazione e robusti legami con la finanza internazionale.

Si noti che, contrariamente a quanto sostenuto da molti, un governo tecnico non è un governo apolitico, ma è un governo composto, in tutto o in parte, da personale non politico che, non avendo aspettative di rielezione, può anche adottare politiche “impopolari, ma necessarie”.

Tuttavia, i costi politici di queste decisioni – come dimostra il caso greco (Lanzalaco 2022, 350-357), dal quale si possono trarre molti insegnamenti validi per il nostro Paese – ricadono immancabilmente sui partiti che hanno sostenuto il governo tecnico. Questo è un punto essenziale per capire quanto accaduto nelle ultime settimane in Italia, anche perché la composizione “mista” (politica e tecnica) del governo in carica ha reso ancora più esplicite le responsabilità dei partiti.

In generale, un governo tecnico ha un mandato definito sia politicamente, cioè deve realizzare una gamma precisa e limitata di obiettivi, che temporalmente, in quanto durerà in carica solo il tempo necessario alla attuazione del suo programma.

Inizialmente, quando il 13 febbraio 2021 il governo Draghi si insedia, il suo mandato era chiaramente limitato alla gestione delle politiche di contrasto della pandemia e alla progettazione degli interventi del Pnrr.

Per un primo periodo le cose vanno relativamente bene. Le proteste contro la campagna vaccinale e il green pass, per quanto diffuse e represse violentemente, riguardano una fetta di popolazione sostanzialmente minoritaria il cui dissenso non costituisce certamente un problema. Anche le perplessità suscitate dalla lentezza con cui vengono erogati gli aiuti finanziari riguarda tutto sommato categorie circoscritte e poco inclini alla protesta.

L’opacità dei processi di formulazione degli interventi collegati al Pnrr è evidente, ma si tratta di materie tecniche, non semplici da capire e, quindi, da contestare, anche per la scarsa trasparenza dei processi decisionali in questi settori.

I problemi seri iniziano quando la cosiddetta “agenda Draghi”, vedremo tra poco l’importanza di questa espressione, si amplia a dismisura includendo non solo tematiche dettate dall’emergenza bellica, quali le sanzioni alla Russia, l’invio di armi all’Ucraina e la gestione delle politiche energetiche ma anche interventi in settori che non erano certamente nel programma originario quali:

L’ “agenda Draghi”

Superbonus 110%

Pensioni e meccanismi di uscita

Concorrenza, taxi e concessioni balneari

Il Pnrr

Riforma fiscale

Il no a scostamenti di bilancio

Decreto agosto

Taglio cuneo fiscale e contratti

Salario minimo e reddito

Medici di base e autonomia differenziata

Armi all’Ucraina

Gas russo e rigassificatori

Fonte: Il Sole-24 Ore (2022)

 

Il governo Draghi, nel giro di pochi mesi si è trasformato da governo tecnico, nella accezione prima illustrata, in governo politico a tutti gli effetti, con un programma che non si limita a tamponare alcune emergenze con decisioni che, per quanto impopolari e discutibili, erano facilmente prevedibili, ma inizia a perseguire obiettivi chiaramente riconducibili ad un disegno neo liberista: liberalizzazioni, affermazione del mercato come principale meccanismo di regolazione sociale, riduzione del ruolo dello stato nel sostenere la domanda e nell’aiutare i ceti più disagiati, penalizzazione di alcuni settori del lavoro autonomo a favore delle multinazionali.

Più che l’agenda di un governo tecnico, quella delle ultime settimane del governo Draghi si configura come una vera e propria piattaforma programmatica di un partito o di una coalizione di partiti. Si tratta, quindi, di un nuovo programma di governo che, si noti, non è stato preventivamente sottoposto allo scrutinio dell’elettorato, come si usa fare nei regimi democratici, ma che lo sarà a breve, per l’esattezza il 25 settembre 2022.

Ma procediamo con ordine. Come spiegare questa svolta del governo Draghi? Le ragioni sono essenzialmente tre.

La prima, spesso ignorata, è che verso la fine del 2021, alcuni governi in Europa tornano ad esprimere posizioni contrarie alla revisione dei vincoli di bilancio, ostili a forme di solidarietà fiscale tra gli stati europei e favorevoli alle politiche di austerità. Draghi deve dimostrare che il suo governo è rispettoso della disciplina dei mercati, condizione necessaria per tenere sotto controllo lo spread, e che a questo fine è disposto a ignorare le “interferenze della politica”, come spesso dicono i documenti della Commissione europea. Si potrebbe spiegare così – ma l’argomento merita di essere approfondito – l’accelerazione che nel mese di novembre subisce il ricorso alle questioni di fiducia per evitare le discussioni parlamentari e garantire l’approvazione dei provvedimenti e delle leggi (Openpolis 2021).

La seconda ragione, più evidente e più stringente, è che il governo Draghi ha dovuto affrontare a partire dal 24 febbraio 2022 una nuova emergenza, cioè l’esplosione del conflitto tra Russia e Ucraina. Il modo in cui l’ha fatto è sicuramente discutibile, ma è altrettanto certo che questo evento imprevedibile ha imposto l’adozione di nuove misure non incluse nel programma originario. Ma Draghi non si è limitato a questo, ha infatti inserito nell’agenda politica anche misure ed interventi che con la guerra hanno ben poco a che fare: che c’entrano, per esempio, i taxisti e i titolari degli stabilimenti balneari con l’Ucraina e la Russia, con le sanzioni e la crisi energetica, con l’invio di armi e le relazioni diplomatiche? Nulla.

Ed è qui che emerge la terza causa della svolta del governo Draghi che è riconducibile, come fanno notare acutamente sia Piero Ignazi (2022) che Andrea Scanzi (2022), alla sua mancata elezione a Presidente della Repubblica nel gennaio 2022. Per Draghi, la Presidenza del Consiglio dei Ministri era semplicemente una tappa intermedia, un gradino per salire alla ben più ambita carica di Capo dello stato.

Dall’alto del Quirinale avrebbe realizzato il suo disegno politico, comportandosi come se ci si trovasse in un sistema semipresidenziale, come testimonia la lettera scritta a quattro mani con Macron nel dicembre 2021, mettendo a Palazzo Chigi una persona facilmente controllabile e di sua totale fiducia come più volte annunciato con nomi e cognomi, dalla stampa. Fallito questo disegno di semipresidenzialismo strisciante, e mal digerita l’umiliazione che gli hanno inflitto i partiti, Draghi ha quindi impresso una svolta radicale al suo mandato e ha deciso di attuare il suo programma radicalmente europeista, atlantista, globalista, elitista e neoliberista dalla posizione Presidente del Consiglio dei ministri.

La rapida trasformazione del governo Draghi da governo tecnico in governo apertamente politico non lascia indifferenti i partiti che si rendono conto che la posta in gioco è cambiata. A dire il vero, il rapporto con i partiti politici non è mai stato idilliaco. L’amplissima maggioranza che faceva parte del governo, implicava la presenza di posizioni politiche molto differenti tra loro. Draghi, fino a un certo punto è riuscito a neutralizzare l’opposizione interna al governo ricorrendo in maniera massiccia al voto di fiducia. Nei diciassette mesi della sua permanenza a Palazzo Chigi Draghi ha chiesto ed ottenuto il voto di fiducia 3,24 volte al mese, più di ogni altro governo repubblicano (Ansa 2022).

Normalmente, si ricorre al voto di fiducia quando le profonde divergenze tra i partiti al governo sulle politiche da adottare mettono a rischio la sua sopravvivenza. La frequenza con cui Draghi ha chiesto la fiducia, soprattutto nella seconda parte del suo mandato, ci dice che i partiti, soprattutto Lega e Movimento 5 Stelle, hanno dovuto accettare reiteratamente di approvare implicitamente provvedimenti che non condividevano pur di garantire la sopravvivenza del governo. Non si può dire, quindi, che non siano stati “leali e responsabili”.

Ma a tutto c’è un limite, anche alla lealtà e alla responsabilità, e quel limite viene raggiunto e superato con la svolta dell’ultimo semestre. Alcuni partiti, più precisamente Lega e Movimento 5 Stelle, iniziano a capire che i costi politici del sostegno al governo Draghi possono essere molto, troppo elevati, soprattutto tenendo conto di due fatti. Da un lato, si è alla fine della legislatura e si avvicina il momento in cui i loro elettori valuteranno le scelte del governo e dei partiti che lo hanno sostenuto. Dall’altro, dai sondaggi emerge sempre più chiaramente che l’elettorato è assai propenso a premiare la coerente opposizione di Fratelli d’Italia al governo Draghi. Restare al governo, a questo punto, è un suicidio. Meglio evitare.

Parallelamente, il Partito democratico vede una “finestra di opportunità”: offrire sostegno a Draghi e alla sua nuova agenda politica può colmare, o più correttamente coprire, il suo vuoto programmatico. E così il PD si trasforma da Partito democratico in Partito di Draghi: rigidamente europeista, totalmente acritico nei confronti degli strappi che l’ex banchiere della Banca centrale europea ha inferto alla Costituzione e alle consuetudini democratiche, supino alla disciplina dei “mercati” e delle agenzie di rating e alfiere di un rigore finanziario totalmente estraneo alla tradizione della sinistra a cui il partito sostiene di appartenere. Inoltre, il filodraghismo offre un potente canale di legittimazione ed un altrettanto efficace collante per cementare la coalizione con cui presentarsi alle elezioni.

Stare dalla parte di Draghi, diventare promotori e custodi della “agenda Draghi” con una convinzione che sfiora il fondamentalismo religioso, non solo tranquillizza “i mercati”, assicurando il sostegno elettorale, politico ed economico delle élite finanziarie e imprenditoriali, ma soprattutto significa essere “contro la Meloni” e, quindi, antisovranisti, antipopulisti e, in ultima analisi, antifascisti.

Di nuovo, come già accaduto con i vaccini, il green pass e l’invio di armi in Ucraina, il mondo si distingue in buoni e cattivi, da un lato l’Impero del Bene, dall’altro quello del Male. L’idea che il dissenso nei confronti del governo Draghi, delle sue politiche, della sua sistematica compressione dei diritti civili (dal green pass alla repressione violenta delle manifestazioni di piazza) del suo modo di svilire le istituzioni democratiche e i partiti non implichi affatto essere necessariamente di destra e filofascisti, non rientra tra le ipotesi ammesse dal pensiero unico del PD.

Come si vede, non esistono colpevoli della crisi del governo Draghi.

Anzitutto, perché togliere la fiducia a un governo in una democrazia parlamentare è cosa pienamente legittima e fisiologica. Legittimità che non può essere scalfita né dalla presenza di presunte e reiterate emergenze, né dal fatto che “ci devono arrivare i soldi dall’Europa”. Si può ragionare sull’opportunità di uscire da una maggioranza di governo, ma non si può mettere in discussione, come fa il PD, la legittimità di una scelta di questo tipo.

In secondo luogo, perché, come abbiamo visto, ogni partito ha fatto i propri calcoli di convenienza, non ci sono sleali traditori, così come non ci sono patrioti puri e integerrimi. È fisiologico che in una democrazia i partiti competano alle elezioni per acquisire o mantenere il potere.

Terzo, molto banalmente, perché si sarebbe comunque andati a votare nel 2023, la crisi ha solo anticipato di qualche mese la data delle elezioni e la prevedibile vittoria del centrodestra, il vero incubo del PD.

Perché tanta preoccupazione allora? La risposta è semplice: perché quei mesi sarebbero serviti a svuotare di significato le elezioni, o perlomeno a contenerne l’impatto, in modo da garantire continuità alle politiche inaugurate e consolidate da Draghi. Ora questo obiettivo dovrà essere raggiunto non in nove mesi, ma in sessanta giorni. Come?


Il lascito del governo Draghi

E passiamo così al secondo interrogativo che ci eravamo posti: la caduta del governo Draghi significa che è automaticamente finito anche il “draghismo”, ci si passi l’orrendo termine, inteso come stile politico (decisionismo antidemocratico), come contenuto delle politiche (neoliberismo) e come collocazione internazionale del Paese (europeismo e atlantismo)?

La risposta è negativa per almeno due ragioni. La prima l’abbiamo già vista. La difesa ad oltranza dell’”agenda Draghi”, fatta propria dal PD e da alcuni piccoli partiti di centro, ha assunto un valore identitario, in quanto compensa l’assenza o la debolezza della proposta programmatica dell’area di centrosinistra che del sostegno incondizionato al governo aveva fatto il proprio punto di forza. Proporre un programma elettorale che si allontani, se non per aspetti marginali, dall’agenda Draghi significa smentire e delegittimare quanto fatto e sostenuto negli ultimi diciassette mesi. Da questo punto di vista la continuità è praticamente una scelta obbligata.

La seconda ragione per cui la fine del governo Draghi non significa la fine del “draghismo è che il PD e i piccoli partiti di centro non solo hanno bisogno della continuità, ma hanno anche gli strumenti per garantirla.

Gli incumbents, così si chiamano tecnicamente i “politici in carica”, cioè le forze politiche che si presentano alle elezioni stando al governo – e Draghi fino al 25 settembre è ancora al governo – hanno modo di condizionare l’esito elettorale o, qualora non siano loro a vincerle, il comportamento del futuro governo.

Il modo più semplice per acquisire voti è quello di attuare politiche distributive, erogando risorse economiche che poi si traducono in consenso elettorale. Oppure, strada anche questa spesso seguita, si possono approvare leggi e provvedimenti che dovranno poi essere attuati dal successivo governo, a prescindere dal suo orientamento politico.

Infine, possono essere attuate politiche che rendono necessaria la presenza futura, anche dopo le elezioni, del governo in carica.

Il Pnrr è stato utilizzato esattamente in questo modo: prendiamo oggi degli impegni che, se si vuole che arrivino i soldi da Bruxelles, debbono essere necessariamente rispettati. E le uniche forze politiche in grado di garantire questi esborsi futuri sono quelle oggi al governo. L’interpretazione estensiva che il Presidente Mattarella ha dato al mandato del “disbrigo degli affari correnti” conferito al governo Draghi fa presupporre che verrà seguita anche questa strada pur di evitare che il centrodestra vinca le elezioni, presentando come catastrofico un futuro senza Draghi e, soprattutto, senza il PD al governo. Sarà quindi meglio monitorare molto attentamente quanto accadrà da oggi al 25 settembre 2022.


Conclusioni

Si dice che nella vita “chi trova un amico, trova un tesoro”, in politica è vero esattamente il contrario: la presenza di un nemico chiaro, tangibile e facilmente individuabile è una risorsa insostituibile in quanto permette di mobilitare risorse, di cementare coalizioni, di suscitare passioni ed entusiasmo, di fare sacrifici oggi per assicurare la vittoria domani. Tant’è che se il nemico non c’è, lo si inventa.

L’ossessivo attaccamento del PD e dei suoi alleati alla fantomatica “agenda Draghi” offre una impagabile opportunità alle forze alternative ed antagoniste che si sono opposte al governo Draghi nell’ultimo anno e mezzo.

1) Anzitutto, si ricomincia a parlare di politica, di opzioni alternative, di programmi, insomma di cose serie, dopo un lungo periodo in cui tutto sembrava appiattito sulla gestione amministrativa dell’esistente, sulle scelte obbligate, sul rispetto dei vincoli esterni imposti dalle emergenze, dai mercati, dalle istituzioni comunitarie, dall’euro.

Uscire dal pensiero unico, significa anzitutto pensare politicamente, cioè riconoscere che non esiste un unico modo ottimale, la one best way, per definire e risolvere i problemi, ma che ci sono visioni del mondo differenti che si devono confrontare e, se necessario, scontrare.

2) In secondo luogo, il rischio che l’”agenda Draghi” diventi il programma del futuro governo costituisce uno sprone ad elaborare una “agenda sociale” opposta a quella dell’ex banchiere della Bce, di Letta, di Renzi e di Di Maio.


Il governo Draghi è caduto, ma non è finito: la sua fine dipenderà dalla capacità dei partiti e dei movimenti sovranisti e antielitisti di elaborare in tempi rapidi proposte politiche radicalmente alternative, realistiche e credibili.

Luca Lanzalaco,  ComeDonChisciotte.org, 26/7/2022


Luca Lanzalaco è professore ordinario di Scienza politica presso l’Università di Macerata. Ha recentemente pubblicato, con Giampiero Cama e Sara Rocchi, Le banche centrali prima e dopo la crisi. Politica e politiche monetarie non convenzionali (ATì editore, 2019)Fragile Boundaries. The Power of Global Finance and the Weakness of Political Institutions (Rivista Italiana di Politiche pubbliche, 2/2015, il Mulino). E’ autore del libro L’euro e la democrazia. Dalla crisi greca al nuovo Mes (Youcanprint, Bari, 2022).

 

 

 

 

Per introdurre questo articolo leggi qui: GLR-NOTIZIE-FLASH  43 - 25/7/2022

 

MENTRE GLI ANTI-SISTEMA SONO DISTRATTI DALLE ELEZIONI ITALIANE, L’OMS LANCIA UNA PHEIC

La decisione presa da Sergio Mattarella il 21 luglio scorso di sciogliere anticipatamente le Camere ha colto alla sprovvista molti italiani, parte dei quali riteneva plausibile la possibilità che non si andasse al voto neanche al termine naturale dell’attuale legislatura. Così, le discussioni si sono da subito accese intorno alle ragioni che possono aver determinato una scelta così bizzarra. Due interpretazioni hanno maggiormente tenuto banco.

Secondo la prima, si sarebbe ricorso ad una mossa tanto peregrina per evitare alla galassia dei partiti, che avrebbero sostenuto il Draghismo anche durante il prossimo autunno-inverno, di subire un’emorragia di voti alle elezioni previste per la primavera 2023. Un conto è presentarsi alle elezioni di questo settembre con il calcolo che molte delle vessazioni subite dagli Italiani fino ad aprile-maggio 2022 per colpa dei partiti di maggioranza siano state, se non dimenticate, perlomeno metabolizzate, un conto è presentarsi a marzo 2023 davanti ad elettori che si è contribuito a mortificare fino al mese prima. In quel caso, la memoria sarebbe ancora fresca ed il voto poco assicurato!

La seconda interpretazione tiene conto dei tempi tecnici ristrettissimi con i quali i partiti della galassia no pass dovrebbero confrontarsi per poter concorrere alle elezioni. Trattandosi di nuove formazioni mai presentatesi alle elezioni politiche, o prive di gruppo parlamentare in una delle due Camere alla data del 31 dicembre 2021, necessiterebbero di raccogliere nell’intero paese, entro il 21 agosto, almeno 36.750 firme autenticate per la Camera e 19.500 per il Senato, onde presentarsi alle urne.

A fronte di tempi così risicati, per di più in un contesto vacanziero, l’impresa appare pressoché impossibile per piccole realtà partitiche che, solo in tempi recentissimi, hanno intrapreso un dialogo tra di loro al fine di edificare un fronte unico anti-Sistema auspicabile nella prospettiva di superare la soglia di sbarramento.

Ed è proprio quello che Sergio Mattarella avrebbe mirato con l’iniziativa del 21 luglio, secondo questa seconda interpretazione, ossia impedire alla compagine anti-Sistema di mandare in Parlamento i propri candidati. Sì, perché queste neo-organizzazioni non dispongono certo dell’infrastruttura di un PD che con le sue 400 feste dell’Unità in programma in tutta Italia tra fine luglio ed agosto non mancherà di tribune per attirare potenziali (e polli) elettori.

Vi è, tuttavia, una terza ipotesi che pare nessuno abbia valutato. È una pura coincidenza che lo scioglimento delle Camere in Italia sia avvenuto tre giorni prima del lancio del massimo grado di allerta OMS (i.e. PHEIC relativo al vaiolo della (povera) scimmia, per intendersi, lo stesso grado di allerta che aveva interessato il SARS-CoV-2 a fine gennaio 2020?

Il vaiolo della scimmia potrebbe essere un fuoco di paglia, ma il passato recente insegna che i governi approfittano dello spauracchio epidemico per assaltare le nostre libertà fondamentali. Tanto più che fin da maggio 2022 i paesi occidentali hanno cominciato a fare scorta del vaccino antivaioloso in vista di una campagna vaccinale focalizzata sui soggetti più suscettibili a quel virus . Tuttavia, la musica la conosciamo, si parte con l’evocare una protezione dei più fragili, per poi progressivamente estendere la platea del braccio da bucare a tutti, anche attraverso il ricatto vaccinale.

Se quindi nelle prossime settimane si prospetta la possibilità di un poderoso rilancio di biopandemismo, sarebbe opportuno trovarsi preparati per contrastare eventuali fughe in avanti governative. Ed è lì che casca l’asino relativamente al contesto italiano!

Le forze sane della penisola, che negli ultimi mesi avevano cominciato seriamente a fare rete, indipendentemente dalla politica istituzionale, e discutere dei migliori strumenti funzionali al ristabilimento di un’agibilità democratica nel paese, sembrano distratte dal fenomeno elezioni e dalle sue implicazioni, ossia dalla necessità di sanare la divisione tra i leaders no pass con ambizioni parlamentari e di raccogliere le famose firme autenticate.

Alla luce di quest’aspetto, che qualunque osservatore dotato di buon senso avrebbe potuto prevedere, è lecito domandarsi se la mossa di Sergio Mattarella (ma anche di Mario Draghi) non sia proprio dipesa dall’esigenza di depotenziare la resistenza attiva degli anti-Sistema, in un contesto di possibili nuovi restrizioni già ad agosto-settembre e, a maggior ragione, nell’autunno prossimo.

Da decenni il blocco mondialista si adopera per suscitare emergenze a ripetizione e provocare colpi di scena atti a disgregare il dissenso e a confonderlo. Che il teatrino andato in scena dopo il presunto strappo tra Giuseppe Conte e Mario Draghi non sia stato un’ennesima arma di distrazione di massa?

Tomaso Pascucci, storico – Université de Franche-Comté

https://comedonchisciotte.org/    26/7/2022

 

 

 

Per la Vera Unità ci vuole tanta Umiltà. Amore per il Popolo. E per la Libertà.

Una premessa d’obbligo: chi scrive non può essere candidato e non ha mire elettorali. Nella mia vita avrò votato 4 volte. Quindi queste mie parole, non sono destinate solo al prossimo 25 settembre, ma alla resistenza tutta.

Da quando Draghi ha deciso di auto-eliminarsi è partita una campagna elettorale completamente diversa dalle altre: si tratta della più veloce e, forse, anche la più anomala della storia della nostra repubblica….


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CHI HA VOTATO PRO O CONTRO IL GREEN PASS: NOMI, DATI E STATISTICHE

Le elezioni del 25 settembre si avvicinano ed è giunto il momento di portare tutti i nodi al pettine. Primo fra tutti: la questione green pass. I parlamentari devono rispondere del proprio voto e i cittadini devono poter conoscere nomi e cognomi di chi ha approvato il lasciapassare.

Pubblichiamo allora l’elenco completo dei deputati che hanno votato a favore o contro lo strumento di controllo sociale e le percentuali dei partiti che hanno sostenuto o meno tali decreti.

I dati sono forniti da Openpolis, piattaforma di democrazia diretta che permette di consultare banche dati pubbliche e liberamente fruibili sulle attività degli eletti, le loro dichiarazioni, programmi ed iniziative effettivamente realizzate.

I dati qui sotto riguardano: green pass, green pass sul lavoro, super green pass e obbligo vaccinale per gli over 50. Per ogni parlamentare scoprirete se il deputato è favorevole, contrario o assente….

Parlamentari ribelli che hanno espresso un voto diverso da quello del partito: Tomasi Maura (Lega), Cestari Emanuale (Lega), De Martini Guido (Lega), Sani Luca (PD), Zangrillo Paolo (Fratelli d’Italia), Pella Roberto (FI), Giannone Veronica (FI), Lorenzini Gabriele (Movimento cinque stelle), Fraccaro Riccardi (M5S).

 

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Governeranno sempre i soliti. Quelli dal nazi-pass e «piombo per i noi vax»

«Lasciatemi cantare, con la chitarra in mano… Sono un italiano vero». Così Toto Cutugno cantava per descrivere la popolazione italica. Sì, popolazione. Ossia un insieme di persone che non s’identificano in un unico popolo. L’italiano, le italiane e i trans italici (non vorrei discriminare nessuno) «se la cantano e se la suonano da soli». Credono d’essere sempre i «più furbi» e le «più furbe», e quando fottono qualcuno si sentono perfino dei «geni».

Neanche le ingiustizie perpetrate dai governi Conte e Draghi nei confronti di chi non desiderava sottoporsi alla sperimentazione del farmaco genico riesce ad unire questa strana popolazione, ancora medievale per certi versi.

Molti concordano sul fatto che i partiti dell’arco costituzionale si sono piegati al volere di Big Pharma; che l’Italia ha perso la sovranità essendo di fatto una colonia americana; che esiste un deep state da contrastare, etc. Poi, però, se c’è da unirsi per un obiettivo viene fuori l’atavico egoismo, anche ipocrita, dell’abitante del Belpaese.

Insomma, dai tempi dei Guelfi e Ghibellini, passando per Destra e Sinistra, l’italiano non riesce a compattarsi, a parte chi fa il politico di professione. Costoro, i politici, fanno finta di litigare in continuazione per dividere ulteriormente gli italioti (Divide et impera), ma quando ci sono le elezioni formano immediatamente coalizioni e listoni, pur d’accaparrasi poltrone, privilegi e potere.

E gli ideali? Princìpi sempre più obsoleti. La peculiarità dell’italico politico è la capacità di svolazzare di qua e di là, come bandierine al vento perché il trasformismo è il loro maggior talento. Essi esprimono fedelmente la loro popolazione essendo: omertosi, arrivisti, fondamentalmente bugiardi, sempre pronti a inchiappettare chiunque pur di primeggiare, anche solo per una semplice fila al supermercato.

In questo periodo si sono formati una miriade di partitelli, federazioni, movimenti, fronti politici, pronti (a parole) a dar battaglia al deep state, ma sempre ognuno per proprio conto: unendosi correrebbero il rischio che qualche loro leader potrebbe perdere visibilità, likes nei social, e non arrivare a qualche poltrona importante.

Quindi continueranno ad avere la meglio coloro che ci hanno governato per circa vent’anni, pur uscendo sconfitti dalle tornate elettorali. Perché non faranno governare la Meloni, nonostante faccia parte del teatrino. Pensate che i nazisti del pass stanno già rispolverando lo spauracchio del fascismo.  Incredibile ma vero!

Quelli che hanno approvato il green pass, ricattato gli italiani con un siero sperimentale, impedito il lavoro a sanitari, insegnanti, over 50, rincorso le persone sulle spiagge con i droni, negato lo sport ai ragazzi, obbligato a mettere mascherine ovunque e comunque, impedito le cure con «Tachipirina e vigile attesa», seminato odio e divisione, segregato la popolazione in casa per mesi, imposto il coprifuoco, distrutto l’economia, hanno paura del «fascismo» di Giorgia Meloni!

Fa ridere no? Esatto. Purtroppo fa soltanto ridere e non incazzare davvero chi «con la chitarra in mano, si sente il vero italiano», Cutugno docet.

Antonio Ferrero https://www.lapekoranera.it/ 25/7/2020

 

 

 

 

 

ANNO III DEL REGIME SANITARIO

 

 

Ultimi articoli che vi raccomandiamo di leggere e rileggere:

Pericolo vaccino (36). Un vaccino avverso.

Il Grande Reset. La Grande Risistemazione (24). Clima: il nuovo “covid”.

Verso la dittatura digitale (11). Smart city: una città di schiavi.

Verso la dittatura digitale (10). Schiavi digitali.

Terza guerra mondiale e Grande Reset

Le tre piovre.

GLR-CONSIDERAZIONI 34. Dalla deterrenza nucleare a quella biologica.

 

 

Il sito di La PekoraNera riporta un prezioso elenco continuamente aggiornato di notizie su malori e morte improvvise, assolutamente in continuo aumento. I giornali citati nell’elenco quasi mai creano una correlazione tra vaccinazione e malori o morti improvvise.

Ma sappiamo ( o dovremmo sapere) che siamo sotto un regime sanitario, quindi… Comunque a voi leggere, sapere  e riflettere.

LEGGERE QUI

 

Raccolta di sospetti eventi avversi da “vaccini anti Covid-19”, in ordine cronologico, provenienti dalla stampa italiana e internazionale. Inseriti così come pubblicati in origine, anche in lingua originale non tradotta. Lista aggiornata continuamente.

Vedi QUI

 

Tante notizie sui danni delle mascherine, dei tamponi e degli pseudo-vaccini QUI

 

 

Leggi “GLR-NOTIZIE” e “ GLR-NOTIZIE FLASH” precedenti QUI

dove trovate altre notizie importanti su vaccini e tamponi

 

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