Anche a ferragosto nel tempo del covid non si deve dimenticare cos’è la gente (tanto “amata” dai populisti al governo e no, appunto) anche se “distanziata e mascherata”.

Soprattutto  in questo ferragosto dell’anno I del nuovo Regime Sanitario che, in fondo, è proprio la gente a permettere con le sue irrazionali paure che fanno dimenticare libertà e Costituzione, con la sua ossessione per la salute per cui non esiste altro nè Valori nè Principi irrinunciabili, con la sua eterna predisposizione al fascismo ( vecchio o nuovo che sia) e alla sottomissione, con la sua tendenza malefica “a non volerne sapere”, con la sua totale mancanza di senso critico nei confronti di valvassori e valvassini ( leggi amministratori regionali e comunali) che fanno a gara per opprimerla con assurde “ordinanze”.

E le eccezioni ( uomini/donne liberi e pensanti che ci sono, eccome) confermano purtroppo la regola. (GLR)


 

L’Italia – e non solo l’Italia del Palazzo e del potere – è un Paese ridicolo e sinistro: i suoi potenti sono delle maschere comiche, vagamente imbrattate di sangue: «contaminazioni» tra Molière e il Grand Guignol. Ma i cittadini italiani non sono da meno. Li ho visti, li ho visti in folla a Ferragosto. Erano l’immagine della frenesia più insolente. Ponevano un tale impegno nel divertirsi a tutti i costi, che parevano in uno stato di «raptus»: era difficile non considerarli spregevoli o comunque colpevolmente incoscienti.

Pier Paolo Pasolini,  da Lettere luterane.


 

Italia, paese di porci e di mascalzoni. Il paese delle mistificazioni alimentari, della fede utili­taria (l’attesa del miracolo a tutti i livelli) della mancanza di senso civico (le città distrutte, la speculazione edilizia portata al limite) della protesta teppistica, un paese di ladri e di ba­gnini (che aspettano l’estate) un paese che vi­ve per le lotterie e il giuoco del calcio, per le canzoni e per le ferie pagate. Un paese che conserva tutti i suoi escrementi.

Ennio Flaiano (1910- 1972),  in Diario degli errori, 1969


 

In questo paese di gente accomodante e pronta alle transazioni, la intransigenza morale è stata sempre spregiata e perseguitata come testarda faziosità.

Piero Calamandrei (1889- 1956), in  Il Ponte, luglio 1955


 

Il fascismo è il governo che si merita un’Italia di disoccupati e di parassiti ancora lontana dalle moderne forme di convivenza democratiche e liberali, e per combatterlo bisogna lavorare per una rivoluzione  integrale, dell’economia come delle coscienze…

Piero Gobetti (1901- 1926), nella rivista La Rivoluzione liberale1924


 

dal film  LA RICOTTA (1964) di Pier Paolo Pasolini

Orson Wells, che interpreta il regista nel film, si rivolge ad un mediocre giornalista dicendo:

“ Lei non ha capito niente perche’ e’ un uomo medio.
Lei sa cos’e’ un uomo medio?
E’ un mostro, un pericoloso delinquente,
conformista, colonialista, razzista,
schiavista, qualunquista.”

 

 

Con che disprezzo non guarderai que­sta ermafrodita generazione d’italiani, questi miei paesani ch’io ho cercato di nobilitarti tante volte e che sì poco lo meritavano! È vero: Il tradimento ha paralizzato ogni slancio corag­gioso; ma comunque sia noi siamo disonorati! Il nome ita­liano sarà lo scherno degli stranieri d’ogni contrada. lo sono sdegnato veramente di appartenere ad una famiglia che conta tanti codardi; ma non creder perciò ch’io sia sco­rato! ch’io dubiti del destino del mio paese. Più speranza io nutro oggi che mai. Impunemente si’ può disonorare un indi­viduo; ma non si disonora impunemente una nazione. I tra­ditori ormai sono conosciuti. Il cuore dell’Italia palpita an­cora [...].

Da una lettera di Giuseppe Garibaldi ad Anita (19 aprile 1849)

 

 

La moltitudine degli uomini erranti non costituisce Nazione, dove non sia diretta da principii comuni, affratellata in una tendenza uniforme, governata da leggi eguali. Nazione è parola che rappresenta Unità. Unità di principi, d’intento e di dritto, è la sola che riunisca in un tutto omogeneo, una moltitudine d’ uomini. Senza quella, non v’è nazione, ma gente. I Barbari venuti dal Nord a trucidarsi l’un l’altro sul cadavere dell’ Impero Romano, erano gente. Gli italiani, a’ quali ogni manifestazione di principii, d’intento, di dritti è vietata, son gente fino a quest’oggi.

Giuseppe Mazzini, da  La Giovine Italia, 1831


 

Sicuramente, o Popolo, ben grande è il tuo potere,

poiché ciascun temere ti deve come un re!

Però, per il naso è facile menarti;

e troppo godi di chi ti liscia e abbindola;

e chi discorre, l’odi a bocca aperta;

ed esule va il senno tuo da te!

Aristofane (450- 385 a.C.), commediografo greco, dalla commedia “I Cavalieri“, 424 a.C.



ANNO I DEL REGIME SANITARIO

 

 

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