Archivio di agosto 2017

Si è discusso molto del terremoto di Ischia. Nonostante la magnitudo bassa ci sono stati crolli e vittime, di chi è la colpa? Dei cittadini? Della politica? Della natura matrigna? Molti hanno citato Benedetto Croce perché finì sotto le macerie del terremoto di Casamicciola nel 1883 perdendo il padre, la madre e la sorella. In verità la riflessione filosofica sui terremoti viene da lontano e porta con sé (anche) interessanti considerazioni sul “male”. Non solo Rousseau. A Leibniz che diceva di “armonie prestabilite”, che “viviamo nel migliore dei mondi possibili”, rispose Voltaire in occasione del terremoto di Lisbona; significò l’abbandono dell’ottimismo e una riflessione sulla miseria dell’uomo e la dimensione del dolore (cfr. Poema sul disastro di Lisbona, 1756). Leggi il resto di questo articolo »

Il 29 agosto del 1944  muore fucilato dai nazifascisti a Laiano di Filettole (Pisa) don LIBERO RAGLIANTI (29 anni) presbitero, partigiano e Antifascista.

Raglianti nacque a Cenaia (PI) in una famiglia contadina, entrò in seminario e venne ordinato sacerdote nel 1938 poi dal 1940 al 1944 fu giovanissimo parroco della Pieve di Valcastello (Pisa).

Era uomo d’azione, estremamente sincero e aveva mal sopportato da sempre il regime fascista: in molte occasioni aveva coraggiosamente espresso le sue critiche durante le omelie. Subito dopo l’8 settembre 1943 iniziò un’attiva collaborazione con la Resistenza tanto da meritare la qualifica di partigiano combattente nella formazione Bandelloni attiva sul confine della Linea Gotica delle Alpi Apuane in Toscana. Leggi il resto di questo articolo »

Il 29 agosto del 1944  muore fucilato dai nazifascisti nel poligono di Bolzano GASTONE FRANCHETTI (24 anni, nome di battaglia Fieramosca) alpino, attivista Antifascista e capo partigiano delle “Fiamme Verdi”.

Franchetti, nativo della  Garfagnana (Lucca), si trasferisce  a Riva del Garda (Trento) con la famiglia dove diventerà tenente degli alpini e attivista antifascista con il nome di battaglia Fieramosca e sarà uno dei fautori, dopo l’8 settembre, della nascita di un movimento di ex-alpini che si opponeva alla leva forzata nell’esercito della Repubblica Sociale, le Brigate delle Fiamme Verdi (dal colore delle mostrine degli Alpini). Leggi il resto di questo articolo »

La società moderna si concede il lusso di tollerare che tutti dicano ciò che vogliono perché oggi, di fondo, tutti pensano allo stesso modo.

Al volgo non interessa essere libero, ma credersi tale.

L’idea del “libero sviluppo della personalità” sembra degna di ammirazione finché non incappa in individui la cui personalità si è sviluppata liberamente.

Oggi a partecipare si finisce per essere complici.

Nicolas Gomez Davila (1913- 1994), filosofo e scrittore colombiano,  da “In margine ad un texto esplicito“, 1986

 

vedi:  Pensiero Urgente n.190)

Pensiero Urgente n.166)

C’È qualcosa che ferisce nella divisione che sembra attraversare il Paese in queste ore, dopo la tragedia di Ischia. Con la contrapposizione esasperata dai social fra parti diverse e contrapposte, fra Nord e Sud. Con chi dice che lo Stato non dovrebbe pagare la ricostruzione delle case abusive o di quelle costruite dai camorristi, e con le urla contro i “giornalisti sciacalli”. E con una polemica politica che è incentrata non sull’analisi ma sulle colpe da rinfacciare all’avversario. Né sembrano esservi stati in queste ore veri moti di solidarietà. Leggi il resto di questo articolo »

Stati Uniti. Novant’anni fa l’esecuzione dei due anarchici immigrati dal nostro Paese: condannati non solo perché ritenuti sovversivi, ma anche per le loro origini. Oggi, nell’era di Trump, sono discriminati i nativi, gli ispanici e i musulmani

Il 23 agosto 1927, nel penitenziario di Charlestown a Boston, furono giustiziati gli anarchici italiani Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. Al termine di un contestatissimo iter giudiziario, il cui esito aveva suscitato proteste non solo negli Stati Uniti ma anche nel resto del mondo, i due erano stati ritenuti responsabili del duplice omicidio di un contabile e di una guardia giurata, avvenuto il 15 aprile 1920 durante una rapina. Leggi il resto di questo articolo »

Il 23 agosto del 1927 muoiono giustiziati sulla sedia elettrica nel penitenziario di Charlestown (Boston, USA) NICOLA SACCO (36 anni) e BARTOLOMEO VANZETTI (39 anni) anarchici italiani.

Vanzetti nacque a Villafalletto nel Cuneese figlio di un agricoltore. A vent’anni entra in contatto con le idee socialiste e, dopo la morte della madre, decide di partire per l’America nel 1908, miraggio di una vita migliore per gli italiani dei primi del Novecento. Stabilitosi nel Massachusets, milita in gruppi anarchici e nel 1916, per sfuggire all’arruolamento, si trasferisce in Messico.

È qui che stringe amicizia con Nicola Sacco un calzolaio proveniente dalla provincia di Foggia (da Torremaggiore) e anch’egli attivista anarchico. Da allora, Nick e Bart diventano inseparabili e frequentano i circoli anarchici americani. Vanzetti, al processo, descriverà così l’esperienza dell’immigrazione:

“Al centro immigrazione ebbi la prima sorpresa. Gli emigranti venivano smistati come tanti animali. Non una parola di gentilezza, di incoraggiamento, per alleggerire il fardello di dolori che pesa così tanto su chi è appena arrivato in America.” Leggi il resto di questo articolo »

Né patria, né Dio – Così gli smartphone diventano garanti dell‘onestà. Persino più della mamma

“Te lo giuro, sul mio telefonino”. Abruzzo, spiaggia di Tortoreto, uno stabilimento (ma qui si chiamano chalet), neanche tra i più moderni. È quasi ora di pranzo. Tre ragazzine, quattordici/quindici anni al massimo, giocano un’improbabile partita a scopa. Vanno perdonate, non hanno la manualità dei loro nonni, che con l’astuccio delle “napoletane” avevano ben altra dimestichezza, ma sembrano impegnarsi. E poi, una volta tanto, non si stanno parlando attraverso un telefonino. Qualcuno le osserva, quasi intenerito dal loro perdersi nel calcolo della primiera, perché una delle tre racconta di aver saputo dal padre che, oltre ai sette e ai sei, contano anche gli assi. Come e quanto, non lo sanno, ma contano. Ridono. Leggi il resto di questo articolo »

Il 20 agosto 1799 muore impiccata dal potere borbonico in piazza del Mercato a Napoli ELEONORA FONSECA PIMENTEL (47 anni) giornalista, scrittrice, politica, rivoluzionaria e responsabile della Repubblica Napoletana del 1799.

Eleonora nacque a Roma  in via di Ripetta 22 da genitori portoghesi ma a quattro anni la famiglia si trasferì a Napoli. Fin dall’adolescenza Eleonora apparve dotata di un non consueto insieme di naturali talenti che trovarono nutrimento nella sua prima formazione culturale affidata all’abate suo zio: l’italiano, il portoghese, il francese furono lingue che scrisse correntemente, l’inglese quella di molte sue letture. Prese lezioni di greco, latino e storia antica, scrisse poesie giovanili di gusto arcadico. A 18 anni inviò a Pietro Metastasio i suoi primi componimenti e iniziò con lui una  corrispondenza durata fino alla morte del poeta. Leggi il resto di questo articolo »

All’origine della vicenda c’è il rapporto degli americani con una materia difficilmente definibile, chiamata “denaro”. Denaro prima come mezzo che come fine, sovvertendo i principi dei progenitori emigranti. Laddove nella prudente visione di quei non-garantiti “risparmio” significava “sicurezza”, i quattrini americani di fine Novecento cambiano senso: sono lo strumento da utilizzare impetuosamente per accrescere il possesso e assicurarsi prospettive di soddisfazione.

Primi anni 2000. L’isteria da edonismo, trascina milioni di americani in un equivoco: il denaro non è più la rappresentazione del proprio grado di successo, ma diventa un passepartout accessibile a tutti. Come? Prelevandone quanto ne serve presso il deposito in servizio continuato chiamato “sistema bancario”. Dicendo “pagherò”, incoraggiati dalle stesse banche sulle main street. Che, grazie questa circolazione anti-virtuosa, prosperano. Perché a loro volta dispongono di tutto il denaro di cui hanno bisogno per elargire sconsiderati prestiti, dal momento che le banche centrali inondano il mercato di dollari a tassi d’interesse bassissimi. Leggi il resto di questo articolo »

L’Italia – e non solo l’Italia del Palazzo e del potere – è un Paese ridicolo e sinistro: i suoi potenti sono delle maschere comiche, vagamente imbrattate di sangue: «contaminazioni» tra Molière e il Grand Guignol. Ma i cittadini italiani non sono da meno. Li ho visti, li ho visti in folla a Ferragosto. Erano l’immagine della frenesia più insolente. Ponevano un tale impegno nel divertirsi a tutti i costi, che parevano in uno stato di «raptus»: era difficile non considerarli spregevoli o comunque colpevolmente incoscienti.

Pier Paolo Pasolini,  da  Lettere luterane.

Il mio pessimismo mi spinge a vedere un futuro nero, intollerabile a uno sguardo umanistico, dominato da un neo-imperialismo dalle forme in realtà imprevedibili.

Pier Paolo Pasolini,  in Vie Nuove, 15/10/1964

 

vedi:  Da Salvini equiparazioni perniciose

Pensiero Urgente n.244)

Se i cittadini di un paese...

Pensiero Urgente  n.258)

Tavecchio deve restare: è il presidente che ci meritiamo


Il 14 agosto 1944 muore a Meloncello di Bologna (BO) fucilata da un reparto di nazifascisti IRMA BANDIERA (29 anni  nome di battaglia Mimma) Partigiana e Antifascista comunista.

Il 14 agosto 1944 nei pressi del Meloncello il cadavere di una giovane donna, coperto solo da una vestaglia rossa a pois bianchi, giaceva a terra esposto alla vista di chiunque passasse e  usato come monito. Due militi fascisti montavano di guardia ai poveri resti: era il corpo di Irma Bandiera, staffetta e gappista partigiana che era nata in quella zona. Leggi il resto di questo articolo »

Il 13 agosto 1955 muore ucciso a Cattolica Eraclea (AG)  con sette colpi di lupara da parte di sicari mafiosi GIUSEPPE SPAGNOLO (55 anni) contadino, sindaco e attivista sindacale comunista.

Spagnolo fu attivista e primo segretario del Partito comunista locale e della Camera del Lavoro e stimato leader del movimento contadino. In quegli anni era sempre in testa alle celebri cavalcate nelle terre incolte e con in pugno la bandiera rossa guidava la riscossa dei contadini poveri. Fondò con altri compagni nel 1945 la cooperativa La Proletaria con la quale venivano gestite  le terre incolte dei nobili latifondisti dopo averle conquistate con le occupazione delle terre e aspri scontri con i gabelloti e i campieri della mafia al servizio dei padroni. Leggi il resto di questo articolo »

Diario. 1939-1945, gli anni che hanno segnato l’Italia repubblicana. «L’eredità» di Corrado Stajano

Si può camminare sull’orlo di un precipizio senza neppure accorgersene. Ci si può avviare verso una catastrofe a occhi chiusi, senza neppur coglierne i segni. Ci sono voluti gli occhi di un bambino e i ricordi di un anziano, compresi in un’unica voce narrante, per darci la misura di questa nostra maledizione (personale e nazionale). È questa la sensazione attualissima – sconvolgente – che ho provato leggendo il più recente libro di Corrado Stajano, appena pubblicato dal Saggiatore. L’Eredità (pp. 165, euro 18) di cui parla – e che dà il titolo al libro – è appunto questa storia depositata dentro di noi, costellata di tragedie reali e di normalità virtuali. D’illusioni attese e di rovine concrete. La demagogia della politica (meglio: del Potere) e le dure repliche della Storia. Leggi il resto di questo articolo »

Il 10 agosto 1849 muore fucilato da militari austriaci a Porto Tolle (Rovigo)  ANGELO BRUNETTI (49 anni, detto Ciceruacchio) carrettiere, Patriota risorgimentale e difensore della Repubblica Romana del 1849.

Brunetti era nato a Roma da famiglia popolana (il padre era maniscalco) nel Rione Campo Marzio, in via di Ripetta. Il soprannome, secondo alcuni, gli derivava da “Cicero“ con riferimento alla sua eloquenza; secondo altri da un vezzeggiativo fattogli fin dalla primissima infanzia dalle donne del quartiere per la floridezza dell’aspetto (fusione di “Ciccio” con il termine romanesco “rocchio“).

Iniziò giovanissimo a lavorare come carrettiere trasportando vino dai Castelli a Roma e aprì poi un’osteria. Abile e avveduto nel lavoro ben presto riuscì a estendere la sua attività: comprò carretti e cavalli e cominciò a lavorare in proprio raggiungendo una certa agiatezza. Leggi il resto di questo articolo »

L’8 agosto 1849 muore fucilato da militari austriaci a Bologna UGO BASSI (48 anni) presbitero, Patriota risorgimentale e difensore della Repubblica Romana del 1849.

Con Bassi venne giustiziato anche GIOVANNI LIVRAGHI (30 anni) ufficiale garibaldino e difensore della Repubblica Romana del 1849. Livraghi venne giustiziato con molto disprezzo perchè considerato, in quanto milanese e quindi suddito austriaco, un disertore.

Ugo Bassi nacque a Cento (FE) fe u battezzato col nome di Giuseppe che egli poi, in omaggio al Foscolo suo poeta prediletto, mutò in quello di Ugo. Adolescente durante l’età napoleonica studiò nel collegio Barnabita di Bologna ed in questo momento si avvicinò agli ambienti culturali liberali. Rimase affascinato dal Proclama che Gioacchino Murat lanciò da Rimini nel 1815 parlando per la prima volta di una Italia libera e unita. Leggi il resto di questo articolo »

«Un bambino di due mesi viene usato come palla da calcio da una banda di teppisti, fino a morirne». Come si sentirebbero i genitori del bambino? E quelli dei teppisti, ammesso che i loro genitori abbiano ancora una coscienza? L’orrore dei primi e la vergogna dei secondi dovrebbero essere immensi. E noi cittadini cosa faremmo? Frugolino era un gattino di due mesi. E’ morto dopo essere stato seviziato. Un gruppo di teppisti lo ha usato come palla da calcio, scaraventandolo da un piede all’altro, tra urla e risate. Leggi il resto di questo articolo »

Il 7 agosto 1952 muore ucciso a colpi di accetta da parte di sicari di Cosa Nostra a Caccamo (PA) FILIPPO INTILI (51 anni) contadino e militante comunista.

Intili oltre a svolgere il suo lavoro nei campi prendeva parte alle proteste dei contadini che rivendicavano l’applicazione della riforma agraria. Infatti voleva dividere il prodotto dei campi che aveva a mezzadria al 60% per il mezzadro e il 40% per il proprietario in base al decreto del ministro Fausto Gullo dell’ottobre 1944. A molti anni dal decreto agrari e mafiosi pretendevano di dividere ancora al 50%. Leggi il resto di questo articolo »

Il 6 agosto 1945 muore ucciso con due colpi di lupara da parte di sicari di Cosa Nostra a Casteldaccia (PA) ANDREA RAIA (38 anni) artigiano di fuochi artificiali, sindacalista e segretario della Camera del Lavoro locale.

Raia venne ucciso proprio davanti alla sua abitazione mentre con la sedia in mano stava entrando in casa dopo essersi riposato al fresco per andare a dormire. Venne colpito nel momento in cui si girò verso l’uscio per rincasare. Raia fu la prima vittima comunista e il suo fu il primo delitto politico-mafioso del dopoguerra in Sicilia che come tutti gli altri precedenti e successivi sindacalisti uccisi subì l’ingiustizia del depistaggio la mancanza di un processo e il proscioglimento dei mandanti e degli esecutori accusati dalla coraggiosa mamma e dalla vedova di Raia. Leggi il resto di questo articolo »

Il 5 agosto 1944 muore fucilato da un reparto di SS italiane a Villar Pelice (TO) GUGLIELMO JERVIS (43 anni nome di battaglia “Willy”) ingegnere partigiano antifascista e azionista.

Jervis nacque a Napoli: la madre apparteneva ad una famiglia valdese e il padre era un ingegnere di origini inglesi. Dopo avere studiato a Torino e Firenze nel 1925 si era laureato in ingegneria al Politecnico di Milano. Subito dopo prestò un anno di servizio militare e lavorò per sei anni in una fabbrica di Milano. Entrò poi a lavorare all’Olivetti d’Ivrea nel 1934 dove fu incaricato  di dirigere la Scuola apprendisti meccanici dell’azienda. Era anche molto attivo nella Comunità religiosa Valdese e nel 1932 si sposò con LUCILLA ROCHAT ( 1907- 1988 insegnante e partigiana) con cui ebbe tre figli. Leggi il resto di questo articolo »

Il 4 agosto 1849 muore a Mandriole di Ravenna (Ravenna) per sfinimento fisico ANITA GARIBALDI (Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva il suo nome originale, 28 anni) rivoluzionaria brasiliana, Patriota italiana e difenditrice della Repubblica Romana del 1849.

Anita era nata nello stato di Santa Caterina in Brasile nella cittadina di Laguna. Da subito mostrò il suo carattere forte e volitivo: battagliera nell’animo (sa cavalcare a pelo con una grande destrezza ed è anche una esperta nuotatrice) abbracciò gli ideali di giustizia sociale ai quali lo zio materno la iniziò. Leggi il resto di questo articolo »

Sono convinto che ormai, in giro per il mondo, fra la gente piu’ diversa, sta crescendo una nuova coscienza di che cosa e’ sbagliato e di che cosa va fatto. Questa nuova coscienza, a mio parere, e’ il grande bene del nostro tempo. Va coltivata. la soluzione e’ dentro di noi, si tratta di conquistarla facendo ordine, buttando via cio’ che e’ inutile e arrivando al nocciolo di chi siamo. Piu’ che assaltare le citta’ del potere, si tratta ormai di fare una lunga resistenza. Bisogna resistere alle tentazioni del benessere, alla felicita’ impacchettata; bisogna rinunciare a volere solo cio’ che ci fa piacere. Leggi il resto di questo articolo »

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