Archivio di giugno 2017

Il 30 giugno 1849 muore presso “l’ambulanza” di Santa Maria della Scala a Roma a causa di ferite da combattimento LUCIANO MANARA (24 anni) militare, Patriota Risorgimentale e Difensore della Repubblica Romana del 1849.

Manara nacque a Milano nella famiglia benestante di un avvocato e fu amico di CARLO CATTANEO (1801- 1869) durante gli studi liceali che svolse a Milano. Frequentò anche la scuola di Marina a Venezia e per circa sei anni visse in Germania e in Francia. Intanto nel 1843 si sposò con Carmelita Fè ed ebbe da lei tre figli. In quel periodo Manara conduceva una vita elegante e oziosa, frequentando salotti e rimanendo estraneo ad ambienti patriottici. Leggi il resto di questo articolo »

Il  testo è tratto da Diritti e democrazia, di Stefano Rodotà, in La filosofia e le sue storie – L’età contemporanea, a cura di Umberto Eco e Riccardo Fedriga, ed. Laterza, 2015

“L’età dei diritti”, come l’ha definita Norberto Bobbio, trova nel Novecento una stagione particolarmente intensa, nel corso della quale sono proprio i diritti fondamentali a dare il tono ai mutamenti costituzionali. Ma il Novecento stesso è pure il tempo della loro terribile convivenza con la radicale negazione non solo d’ogni diritto, ma della stessa umanità delle persone, che ha segnato il “secolo breve” (…) e le dittature che l’hanno accompagnato. La reazione è stata affidata alle parole che, non a caso, aprono nel 1949 la costituzione tedesca, “la dignità umana è inviolabile”, le stesse che ritroviamo all’inizio della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. E questa linea di pieno recupero dell’umanità di ciascuno trova la sua manifestazione più incisiva nella frase che conclude l’articolo 32 della Costituzione italiana del 1948: “La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

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Il 28 giugno 1946 muore ucciso da Cosa Nostra a colpi di lupara  a Naro (AG) PINO CAMILLERI (27 anni) studente, politico e sindaco socialista.

Camilleri nonostante la sua giovane età era già riconosciuto come capo contadino in una vasta zona a cavallo tra le province di Caltanissetta e Agrigento e fu colpito con colpi di lupara mentre cavalcava da Riesi (Caltanissetta) verso il feudo Deliella di cui i contadini chiedevano l’assegnazione nonostante le intimidazioni e le minacce da parte dei gabelloti mafiosi. Leggi il resto di questo articolo »

Prima di Mani pulite lo scritto su tangenti e politica – 1991

Pubblichiamo un’ampia sintesi della prefazione che Stefano Rodotà nel 1991 scrisse per il libro “Milano degli scandali”

Sono, queste, cronache di ordinaria corruzione. In esse non si riflette una patologia, ma quella che ormai sta diventando (è già diventata ?) la fisiologia dell’intero sistema politico – amministrativo dell’Italia repubblicana. Non sono cronache di una lontana provincia, isolate e dissonate, ma del centro produttivo del Paese (…) La corruzione si è fatta da tempo metodo di governo. Negli ultimi anni è divenuta qualcosa di più: cultura diffusa, che ispira comportamenti politici e stili di vita di un’intera classe dirigente politica, amministrativa, imprenditoriale, la quale ostenta con durezza i panni del realismo e disprezza il moralismo. Leggi il resto di questo articolo »

Il 26 giugno 1967 muore a Firenze dopo una lunga malattia don LORENZO MILANI (44 anni) presbitero, educatore e scrittore.

Don Milani morì  a Firenze nella casa di famiglia stroncato dal linfoma di Hodgkin ( oggi facilmente curabile). Ad accudirlo negli ultimi giorni furono i suoi ragazzi della parrocchia di Barbiana (FI) uno sperduto paesino sulle montagne del Mugello dove visse in esilio “ecclesiastico” dal 1954. Quattro mesi dopo la sua morte venne condannato in un processo in quanto difensore degli obiettori di coscienza accusati di viltà da un gruppo di cappellani militari toscani ma il reato fu estinto per la sua morte.

Il testo che aveva scritto ai suoi giudici (1964), prima ancora di quello indirizzato alla famosa professoressa (1967), è uno dei grandi risultati della letteratura italiana del Novecento non solo per ciò che dichiara sull’idea di patria, chiesa, scuola, storia, giustizia e responsabilità ma anche per come lo esprime. Ecco un passo fondamentale dalla “Lettera ai giudici“:

« Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani per cui l’obbedienza non è ormai più una virtù ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto”. Leggi il resto di questo articolo »

Le personalità come la sua una volta venivano definite en réserve de la République: autorevoli uomini pubblici a cui ricorrere tutte le volte che la democrazia ne avesse avuto bisogno. La vicenda umana di un grande giurista e di un grande protagonista della sinistra italiana, ci racconta invece degli ostacoli che furono frapposti fra Stefano Rodotà e la Repubblica che egli non poté sempre servire come sarebbe stato necessario. Il suo peccato originale? Essere l’uomo del sì sì no no, costretto a nuotare nelle acque spesso paludose della politica italiana, ben più adatte ai maestri delle ambiguità e dei colpi proibiti. Leggi il resto di questo articolo »

L’ETÀ dell’indifferenza: questo il titolo che possiamo dare alle ricerche demoscopiche più recenti sullo stato della coscienza politica dei cittadini italiani. Indifferenza, soprattutto nel caso dei giovani tra i 18 e i 34 anni, per le tradizionali divisioni tra destra e sinistra. Lo conferma il Rapporto Giovani 2017 dell’Istituto Toniolo, realizzato in collaborazione con Fim Cisl.

I giovani non sono indifferenti alle questioni di giustizia (e di ingiustizia) sociale — alla crescita della diseguaglianza, al declino delle eguali opportunità, al valore tradito del merito personale: insomma agli ideali che dal Settecento in poi sono stati rubricati sotto le bandiere delle varie sinistre. E dunque, in questo senso, non vi è indifferenza per quella divisione antica. Leggi il resto di questo articolo »

Il 22 giugno 1947 vengono uccisi a Partinico (PA) da una banda criminale che assale la Camera del Lavoro locale GIUSEPPE CASARRUBEA (48 anni) e VINCENZO LO IACONO (38 anni) contadini e  dirigenti sindacali.

La Camera del Lavoro era anche la sede del Partito comunista italiano sezione “Antonio Gramsci” e la sera del 22 giugno  Casarrubea e Lo Iacono con altri contadini erano riuniti per ricordare la strage di Portella della Ginestra.

Sul posto venne trovato un volantino firmato dal bandito Salvatore Giuliano che invitava i siciliani a lottare “contro la canea dei rossi” e annunciava la costituzione di un quartiere generale di lotta contro il bolscevismo nel feudo Sagana, nelle vicinanze di Partinico,  promettendo sussidi a quanti si sarebbero presentati nella sede della formazione militare. Leggi il resto di questo articolo »

Il 21 giugno 1945 viene inaugurato a Roma il GOVERNO presieduto da FERRUCCIO PARRI: l’unico governo italiano ispirato dalla Resistenza fondato sul CLN ( Comitato di Liberazione Nazionale) e con un Partigiano alla guida.

Il Governo Parri era composto da una coalizione politica che comprendeva i partiti del CLN: Partito d’Azione ( a cui apparteneva Parri), Partito Comunista italiano, Democrazia Cristiana, Partito Socialista italiano di unità proletaria, Democrazia del Lavoro, Partito Liberale italiano. Fu l’unico Governo veramente di coalizione nella storia dell’Italia del dopoguerra. Il Governo durerà 157 giorni: sarà proditoriamente messo in crisi il 24 novembre 1945 e continuerà con attività provvisorie fino all’8 dicembre 1945. Leggi il resto di questo articolo »

APPELLO

Siamo di fronte a una decisione urgente. Che non è decidere quale combinazione di sigle potrà sostenere il prossimo governo fotocopia, ma come far sì che nel prossimo Parlamento sia rappresentata la parte più fragile di questo Paese e quanti, giovani e meno giovani, in seguito alla crisi, sono scivolati nella fascia del bisogno, della precarietà, della mancanza di futuro e di prospettive. La parte di tutti coloro che da anni non votano perché non credono che la politica possa avere risposte per la loro vita quotidiana: coloro che non sono garantiti perché senza lavoro, o con lavoro precario; coloro che non arrivano alla fine del mese, per stipendi insufficienti o pensioni da fame. Leggi il resto di questo articolo »

Il 19 giugno 1833 muore suicida nelle carceri del palazzo ducale di Genova JACOPO RUFFINI (28 anni) avvocato, medico e Patriota Risorgimentale.

Jacopo nacque a Genova, nella zone del porto, in una famiglia della buona borghesia: suo padre era un avvocato e un monarchico appassionato e sua madre era ELEONORA CURLO (1781- 1856) di origini nobili, grande figura del Risorgimento e Patriota convinta: per tutta la vita fu punto di riferimento per la famiglia e per l’attività politica dei figli Jacopo e GIOVANNI (1807- 1881), entrati con la sua approvazione nella Carboneria con Mazzini il quale manterrà un forte rapporto epistolare ed ideale con lei fino alla morte della donna. Leggi il resto di questo articolo »

Un tempo non era permesso a nessuno di pensare liberamente. Ora sarebbe permesso, ma nessuno ne è più capace. Ora la gente vuole pensare ciò che si suppone debba pensare. E questo lo considera libertà.

Oswald Spengler (1880- 1936), filosofo e storico tedesco, da ” Il tramonto dell’Occidente” (1923)

 

vedi:  La lunga marcia all'indietro del sovranismo

Pensiero Urgente n.242)

Pensiero Urgente n.225)

Pensiero Urgente n.248)

I bulli a scuola e l’occidente


Il 18 giugno 1155 muore a Roma impiccato e arso sul rogo ARNALDO DA BRESCIA (65 anni) monaco agostiniano, riformatore religioso, politico e Padre della Prima Repubblica Romana.

Arnaldo fu un riformatore religioso caratterizzato da notevole eloquenza e forte avversione per l’istituzione tradizionale ecclesiastica. Sostenne il movimento antipapale e autonomistico romano (costituzione del Comune di Roma o renovatio Senatus) e durante il Risorgimento divenne una figura di riferimento per chi aveva una visione laica dello Stato. Leggi il resto di questo articolo »

«Il razzismo è principalmente un prodotto dell’Occidente. La sua logica è stata pienamente sviluppata, scrupolosamente attuata e portata fino alle estreme conseguenze, proprio nel contesto che presupponeva l’uguaglianza fra gli uomini».

QUESTE PAROLE sono di George Fredrickson (1934-2008), professore di storia degli Stati Uniti e condirettore dell’Istituto di ricerca per gli studi comparativi su razza e identità, fra i massimi esperti d’oltreoceano di razzismo. Poiché il fanatismo ha visto e prodotto forme di discriminazione anche in Oriente (il conflitto tra cinesi e giapponesi ha generato una notevole letteratura a proposito) e rintraccia come vittima, a volte, anche l’uomo bianco, tale giudizio sembrerebbe avventato. In realtà la dichiarazione è netta e precisa, ed esprime il nucleo centrale del libro appena riproposto da Donzelli, Breve Storia del razzismo (pp. 186, euro 18), e cioè che l’esclusione su base genetica nasce inscindibilmente con il capitalismo del XIV-XV sec., e in contrasto con quella mentalità democratica ritenuta inviolabile per i dominanti bianchi. Fredrickson stabilisce un confine chiaro tra cosa significhi razzismo e cosa sia invece l’antisemitismo, l’antigiudaismo e la schiavitù dei neri. Leggi il resto di questo articolo »

Il 13 giugno 1849 muore a Roma uccisa mentre combatte a Porta San Pancrazio per la difesa della Repubblica Romana COLOMBA ANTONIETTI (23 anni) fornaia e Patriota Risorgimentale..

Colomba nacque a Bastia Umbra, figlia di un fornaio, e giovanissima si trasferì con la famiglia a Foligno; qui conobbe il conte LUIGI PORZI che era un cadetto delle truppe pontificie. Tra i due ragazzi s’intrecciò una forte storia d’amore con molte difficoltà a causa del diverso ceto: ricco e nobile quello di Luigi (originaria di Imola), borghese quello di Colomba. Sia la famiglia Porzi sia la famiglia della ragazza ostacolarono il loro matrimonio: fu deciso di trasferire il giovane Porzi a Senigallia ma non si riuscì infine ad impedire le nozze. Colomba e Luigi si sposarono a Foligno con l’assenza di quasi tutti i parenti: solo Feliciano il fratello di Colomba era presente. Leggi il resto di questo articolo »

Identità perdute – Come nel romanzo di Camus, gli europei accettano passivi la distruzione dei propri valori, dalla giustizia sociale al paesaggio, alla democrazia. Se non riconosciamo le rovine, la rinascita sarà impossibile

“Essi provavano la sofferenza profonda di tutti i prigionieri e di tutti gli esiliati: quella di vivere con una memoria che non serve a niente”.

In queste parole taglienti Albert Camus ha condensato non solo il dolore, ma la trama quotidiana della città appestata (Orano) che aveva scelto come osservatorio del mondo. Da Tucidide in poi, la narrazione della peste che affligge una città e la isola dal mondo è stata un esercizio letterario ricorrente, ma La peste di Camus ha una forza speciale, perché la descrizione e il decorso del morbo vi sono concepiti come una potente allegoria politica, che legittima la narrazione proprio mentre svuota l’apparente verità del racconto. Leggi il resto di questo articolo »

Il 10 giugno 1924 muore a Roma ucciso a pugnalate in un agguato fascista GIACOMO MATTEOTTI (39 anni)  politico, giornalista, segretario del Partito Socialista Unitario e attivista antifascista.

Quel giorno Matteotti uscì di casa, nel quartiere Flaminio a Roma, per recarsi alla Camera dei Deputati. Sotto casa in lungotevere Arnaldo da Brescia una squadra di cinque fascisti guidata da Amerigo Dumini prelevò con forza Matteotti  per condurlo in una macchina dove fu picchiato e accoltellato a morte per poi essere seppellito in un bosco a 25 chilometri da Roma. Soltanto il 16 agosto il corpo di Matteotti verrà rinvenuto presso il bosco della Quartarella a Riano sulla via Flaminia. Leggi il resto di questo articolo »

Il surplus – l’eccedenza – di messaggi e di energia negativa dell’evento, e il deficit di pensiero con cui è stato elaborato. L’accaduto è (non riesco a trovare altra parola) “inusitato”: una folla ferma, ordinata, fino ad allora tranquilla d’improvviso impazzisce, senza altra apparente ragione se non la folla stessa. Qui non ci sono hooligans che aggrediscono, come all’Heysell trent’anni fa. E nemmeno un attacco terroristico: di terroristi nemmeno l’ombra, solo molto terrore sottocutaneo che evidentemente attraversava come una corrente elettrica quella massa di corpi assiepati. Leggi il resto di questo articolo »

Il 9 giugno 1937 a Bagnoles-de-L’Orne (Francia) muoiono uccisi a colpi di rivoltella e di pugnali in un agguato CARLO (38 anni) e NELLO (37 anni) ROSSELLI. Carlo fu storico, giornalista, politico e cofondatore del movimento antifascista “GIUSTIZIA E LIBERTA’”. Nello fu storico, giornalista e antifascista.

I due Fratelli vennero uccisi a Bagnoles-de-L’Orne (stazione termale nella Bassa Normandia francese) da un gruppo di sicari appartenenti alla “Cagoule” un’organizzazione politica di estrema destra francese  che aveva legami col fascismo italiano. L’ordine di ucciderli venne molto probabilmente soprattutto da parte di Galeazzo Ciano.

Nel giugno 1937 Carlo soggiornava a Bagnoles-de-l’Orne per delle cure termali dove fu raggiunto dal fratello Nello: il 9 giugno mentre entrambi i Fratelli erano in automobile con un pretesto vennero fatti scendere  poi colpiti da raffiche di pistola. Carlo morì sul colpo Nello (colpito per primo) venne finito con un pugnale. I corpi vennero trovati due giorni dopo e i colpevoli dopo numerosi processi riusciranno quasi tutti ad essere prosciolti. Leggi il resto di questo articolo »

Trabia (PA)

Il 7 giugno 1945 muore ucciso da Cosa Nostra con due colpi di lupara a Trabia (PA) NUNZIO PASSAFIUME sindacalista della CGIL.

Passafiume morì perché – secondo il giornalista Marcello Cimino – «aveva diffuso in paese idee di uguaglianza e giustizia e in molti avevano cominciato a dargli ascolto». Nunzio infatti sapeva illustrare così bene le sue idee che non solo i contadini di cui difendeva i diritti ma anche molti giovani studenti e professionisti cominciavano a seguirlo suscitando evidenti malumori in esponenti mafiosi locali, nei mesi precedenti alla sua morte, per la sua attività di organizzatore di occupazione delle terre non utilizzate dai latifondisti e soprattutto per le sue idee egualitarie. Leggi il resto di questo articolo »

Basta una petardo – È il benessere che ci ha tolto, a noi occidentali, ogni coraggio. Siamo attaccatissimi alla pelle

L’Isis ha già vinto la partita. Non quella di Champions, dove il Madrid ha surclassato una Juventus inerte, fiacca, intimorita, quasi una metafora dell’Italia di oggi, ma la sua. Ora non ha più nemmeno bisogno di sacrificare un kamikaze e neppure di sparare un colpo di kalashnikov o far balenare i coltelli. È riuscito a instillarci una tale paura che provvediamo noi a distruggerci da soli. Quanto è avvenuto in piazza San Carlo a Torino, con più di 1500 feriti, almeno tre ricoverati in codice rosso, è molto più grave, dal punto di vista qualitativo e del significato, di quanto nello stesso giorno avveniva a Londra per attentati terroristi, dove pur i morti sono stati 7 e i feriti 21, tutti gravi. Leggi il resto di questo articolo »

«La corruzione spuzza, la società corrotta spuzza». «E un cristiano che fa entrare dentro di sé la corruzione non è cristiano, spuzza». Le parole pronunciate da Papa Francesco il 21 marzo di due anni fa davanti ai giovani di Scampia risuonano ancora nelle nostre menti e nei nostri cuori. «Peccatori sì, corrotti no», cioè il peccato si può perdonare, la corruzione no, aveva già detto il pontefice, con ancora maggiore asprezza, l’11 novembre 2013, durante la messa celebrata nella cappella di Santa Marta, puntando l’indice sui corrotti, uomini dalla «doppia vita», simili una «putredine verniciata». Leggi il resto di questo articolo »

Garibaldi conduce la difesa del 3 giugno 1849. Disegno dell'epoca.

Il 3 giugno 1849 a Roma l’esercito francese guidato dal generale Oudinot attacca proditoriamente la Repubblica Romana dando inizio all’estrema difesa della Repubblica che si protrarrà per tutto il mese di giugno e che si concluderà con la resa della Repubblica stessa.

Nonostante i patti intercorsi tra i rappresentati repubblicani e i francesi d’iniziare le ostilità la mattina del 4 giugno Oudinot slealmente decise di attaccare nella notte del giorno prima e l’esercito francese attraverso una breccia fatta nelle mura che delimitavano la Villa Corsini ( oggi villa Pamphili) conquistò il Casino dei Quattro Venti (dove oggi si trova l’Arco di Busiri Vici) che era proprio di fronte a Porta San Pancrazio quindi in posizione altamente strategica. L’effetto sorpresa riusci purtroppo pienamente.

GIUSEPPE GARIBALDI decise che tutto si sarebbe tentato pur di riconquistare quella posizione e dovette quindi approntare improvvisamente una serie di attacchi ( saranno almeno sette). con i suoi Volontari Italiani con battaglioni di studenti e milizie della Repubblica  comandati da GIUSEPPE GALLETTI insieme ai bersaglieri di Giacomo Medici e di LUCIANO MANARA. Leggi il resto di questo articolo »

Il 2 giugno 1882 muore nella sua casa nell’isola di Caprera (Sassari) dopo una breve malattia GIUSEPPE GARIBALDI (74 anni) generale, patriota Risorgimentale, politico, Padre della Patria, Padre e difensore della Repubblica Romana del 1849.

Garibaldi nacque a Nizza ( quando ancora era italiana) in una famiglia di un capitano mercantile di origini genovesi, terzogenito di sei figli. Noto anche con l’appellativo di “Eroe dei due mondi” per le sue imprese militari, compiute sia in Europa sia in America Meridionale, è la figura più rilevante ( insieme a MAZZINI e a Cavour) del Risorgimento e protagonista amato ma anche controverso dell’unificazione italiana.

Lo scrittore francese Victor Hugo ( 1802- 1882) che lo conobbe scrisse di lui:

Garibaldi, cos’è Garibaldi? E’ un uomo, niente altro che un uomo. Ma un uomo in tutta l’accezione sublime del termine. Uomo della libertà, uomo dell’umanità. ”Vir“ direbbe il suo compatriota Virgilio.” Leggi il resto di questo articolo »

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