Archivio di dicembre 2016

Il 1 gennaio 2003  muore a Montemagno di Camaiore (Lucca) dopo una lunga malattia GIORGIO GABER (64 anni, nome d’arte di Giorgio Gaberscik) cantautore civile, commediografo, regista, attore teatrale e autore del Teatro Canzone.

“Secondo me gli italiani e l’Italia hanno sempre avuto un rapporto conflittuale, ma la colpa non è certo dell’Italia, ma degli italiani, che sono sempre stati un popolo indisciplinato, individualista, se vogliamo un po’ anarchico e ribelle, e troppo spesso cialtrone.”

Giorgio Gaber, da Quando parla Gaber, 2012 Leggi il resto di questo articolo »

Diceva Tino Faussone, il montatore di gru de “La Chiave a stella”, che «amare il proprio lavoro è la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra». Il personaggio di Primo Levi, si sa, non lavorava solo per lo stipendio a fine mese, ma soprattutto perché attraverso l’agire si realizzava come persona. Ciò gli era permesso da un insieme di concause favorevoli: le competenze (il “know how”); l’accuratezza e lo scrupolo (chissà se doti naturali o maturate nei decenni); l’esperienza (quindi gli errori del passato come bagaglio culturale). Leggi il resto di questo articolo »

Il 30 dicembre 1997 muore a Trappeto (PA) dopo una breve malattia DANILO DOLCI (73 anni) sociologo, educatore e attivista sociale e della non violenza come logica dell’impegno politico.

Dolci nacque a Sesana, paese oggi in Slovenia, nella famiglia di un ferroviere siciliano e compie i primi studi in Lombardia diventando geometra nel 1943 e insieme acquisisce la maturità artistica: Dolci era attratto dalla musica classica e da autori impegnati moralmente come Tolstoj, Voltaire e Seneca. Durante gli anni del fascismo sviluppò presto una decisa avversione alla dittatura: durante una sua breve residenza a Tortona strappò manifesti propagandistici del regime e nel 1943, dopo aver rifiutato la divisa della RSI, tentò di attraversare il fronte ma venne arrestato a Genova dai fascisti. Riuscì a fuggire e si rifugio in Abruzzo. Leggi il resto di questo articolo »

Le acque del Mar Dolciastro che invadono i giorni del Natale si vanno ritirando. E mentre il calendario liturgico prepara la festa dei Santi Innocenti, l’equivoco culturale e spirituale soggiacente alla periodica inondazione sentimentale si palesa. I vangeli di Luca e di Matteo che si leggono in questi giorni iniziano con due prologhi tragici: le sequenze che dalle doglie di Betlemme alla strage degli innocenti vogliono avvisare l’ascoltatore che l’irriducibile conflitto fra un potere carnefice e la vittima inerme è la cifra della vita di Gesù. Leggi il resto di questo articolo »

Il 28 dicembre 1943 muoiono torturati e fucilati dai fascisti presso il poligono di tiro di Reggio Emilia i 7 FRATELLI CERVI: GELINDO (43 anni),  ANTENORE (38 anni), ALDO (34 anni), FERDINANDO (32 anni), AGOSTINO (28 anni), OVIDIO (25 anni), ETTORE (22 anni) tutti contadini, antifascisti, Partigiani.

I Fratelli Cervi erano nati tutti a Campegine (RE) e appartenevano a una famiglia di contadini con radicati sentimenti antifascisti. Il nucleo familiare era caratterizzato dalla forte personalità della madre GENOEFFA COCCONI (1876- 1944) e dall’impegno sociale e politico del padre ALCIDE (1875- 1970). Di formazione cattolica, Alcide ( per breve tempo legato al partito popolare di LUIGI STURZO (1871- 1959)) sposò nel 1919 Genoveffa Cocconi, dalla quale ebbe nove figli, due femmine e sette maschi. Alcide aderì poi con passione agli ideali socialisti ed  educò i figli all’amore per la libertà e la giustizia sociale. Leggi il resto di questo articolo »

Il 26 dicembre 1954 muore a Firenze dopo una lunga malattia AMELIA PINCHERLE ROSSELLI (84 anni) scrittrice, Antifascista, Azionista e madre di ALDO, CARLO e NELLO ROSSELLI.

Amelia nacque a Venezia da una famiglia dell’alta borghesia ebraica, ultima di cinque figli (era sorella di Carlo Pincherle padre dello  scrittore Alberto Pincherle noto come Moravia). La famiglia aveva forti tradizioni risorgimentali: nelle sue Memorie, scritte tra il 1931 e il 1946, Amelia mise in luce i cardini attorno ai quali ruotò la sua infanzia e che tanto influenzarono la sua vita di donna: la fascinazione per i moti del ’49 veneziano e per il senso del dovere mazziniano che permeò quella generazione, la leva di un altruismo spinto all’eccesso, la tendenza alla solitudine e l’acuta osservazione dell’ambiente circostante in chiave teatrale. Leggi il resto di questo articolo »

È il momento di reagire. Mentre la politica appare impotente di fronte a vicende che aumentano la distanza dai cittadini, travolta in modo trasversale dai casi Marra e Sala, e con un governo fotocopia di quello uscito sconfitto dal referendum costituzionale, non bisogna dimenticare che siamo all’indomani di un risultato epocale. Da una parte, Matteo Renzi rivela qual è il suo senso per la rottamazione. Leggi il resto di questo articolo »

Il 23 dicembre 1946 muore a Baucina (PA) ucciso con cinque colpi di pistola sparati da un gabellotto mafioso NICOLO’ AZOTI (37 anni) ebanista, sindacalista CGIL e segretario della Camera del Lavoro locale.

Azoti, falegname ebanista, nei difficili anni del dopoguerra cominciò ad interessarsi fortemente alle misere condizioni dei contadini ed iniziò ad organizzarli nella Cgil per battersi per la riforma agraria e provare ad applicare le disposizioni fissate dai decreti Gullo del 1944 che, attraverso l’abolizione del latifondo e il superamento delle condizioni di povertà dei contadini, tentavano di rimettere in discussione il sottosviluppo del nostro mezzogiorno.

Divenne quindi segretario della Camera del lavoro di Baucina, fondò l’ufficio di collocamento e progettò la costituzione di una cooperativa agricola. Tutto questo rese inevitabile lo scontro con gli interessi degli agrari. Come sempre avviene in questi casi, in un primo momento ad Azoti  venne proposto di “lasciar perdere” in cambio di vantaggi personali, poi, dopo il rifiuto, alle minacce seguì l’agguato: la sera del 21 dicembre 1946, fu colpito da 5 colpi di pistola sparategli alle spalle.

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Non temo e non spero nulla. So soltanto che ciascuno di noi deve fare ogni giorno, sino all’ultimo, il suo dovere… Bisogna saper lavorare con umiltà, senza ostentazione, magari anche in attività oscure… Occorre cercare di uscire da sé, occorre vincere il proprio egoismo, servire i più piccoli senza illudersi di trovare sempre e comunque riconoscimento o gratitudine … Perché la vita ci è stata data per servire, per mostrarci solidali con l’umanità intera battendoci, pur nel nostro piccolo, per gli ideali eterni di giustizia, di libertà, di pace, di progresso.

Alessandro Galante Garrone (1909- 2003),  storico, magistrato, Azionista

 

vedi:  Educazione al dovere  per conquistare i diritti

Salvini lei ha doveri verso gli altri

Pensiero Urgente n.201)

Pensiero Urgente n.239)

Pensiero Urgente n.103)

Pensiero Urgente n.243)

Speranza (senza ottimismo)

Nel luglio del 1511 Francisco Serrano, capitano di una delle tante flotte portoghesi che stanno saccheggiando i mari d’oriente, amico fraterno di Fernando Magalhanes, alias Magellano, il grande navigatore che qualche anno dopo proverà a fare il giro del globo via mare per dimostrare in modo concreto che la terra non è piatta ma è una sfera, come avevano ipotizzato i greci già nel III secolo a.C., ma che in quel momento è solo un modesto sobresaliente, cioè un soldato semplice, approda per primo alle mitiche “isole delle spezie”, oggi isole della Sonda, ancora vergini e non intaccate dalle conquiste europee e maomettane. Leggi il resto di questo articolo »

Il 17 dicembre 1944 muore uccisa con un colpo di pistola alla nuca sparata da SS tedesche a San Cesario sul Panaro (MO) GABRIELLA DEGLI ESPOSTI ( 32 anni, nome di battaglia Balella)  massaia, Antifascista e Partigiana.

Degli Esposti nacque Calcara, una frazione di Crespellano poco distante dalla Via Emilia, nella pianura bolognese,  in una famiglia contadina emiliana dalle idee socialiste.

Finite le scuole elementari Gabriella inizia a lavorare in una fabbrica di salumi e conosce BRUNO REVERBERI che di mestiere fa il casaro. I due si innamorano e insieme condividono la passione politica: entrambi credono nel comunismo e nell’antifascismo. Leggi il resto di questo articolo »

Renzi o altri riproveranno a devastare la Costituzione, statene certi. Riproveranno perché sono insofferenti ai limiti che la nostra Costituzione impone a chi governa, quei limiti che sono invece la più efficace garanzia della nostra libertà e della nostra dignità di cittadini. Per questo il più importante e urgente compito di noi militanti del No è trasformare i comitati in comitati permanenti per la difesa e l’attuazione della Costituzione. Leggi il resto di questo articolo »

Il 12 dicembre 1944 muore a Lizzano in Belvedere (BO) ucciso in combattimento contro i tedeschi ANTONIO GIURIOLO ( 32 anni, nome di combattimento  Capitan Toni) insegnante, alpino, Azionista, Antifascista e Partigiano.

Giuriolo nacque ad Arzignano (VI) nella famiglia di un avvocato socialista e si trasferì molto presto a Bologna, poi a Vicenza e nel 1930 sì iscrisse alla facoltà di lettere di Padova dove si laureò nel 1935 e in seguito si affermò come brillante insegnante di lettere e di valido critico letterario. Intanto aveva svolto anche il servizio militare ed era entrato in contatto con NORBERTO BOBBIO (1909- 2004). Divenne uno dei dirigenti del movimento di Giustizia e Libertà nel Veneto e nell’estate del 1942 sarà tra i fondatori del Partito d’Azione, alternando l’attività politica clandestina agli studi umanistici nei quali era particolarmente versato. Leggi il resto di questo articolo »

Difesa oggi dagli antipartito, 70 anni fa nel mirino degli “apolitici” dell’Uomo Qualunque. Bobbio li definiva il “pantano in cui finirà per impaludarsi il rinnovamento democratico”.

Il paradosso del referendum del 4 dicembre è questo: la Costituzione del 1948 è stata vittoriosamente difesa dalle forze politiche che ne hanno sempre criticato il carattere «comunista» (Berlusconi e la Lega) o denunciato la fissità «talmudica» (così Grillo, nel 2011 sul suo blog). Il paradosso è anche più evidente se lo si confronta con le polemiche che – tra il 1945 e il 1947 – accompagnarono il varo della Carta Costituzionale. Leggi il resto di questo articolo »

L’ 8 dicembre 1981 muore a Roma dopo una lunga malattia FERRUCCIO PARRI (91 anni, nome di battaglia Maurizio), insegnante, politico, giornalista, Azionista, Antifascista, capo della Resistenza italiana e presidente dell’unico governo fondato sulla Resistenza nel 1945.

Parri nasce a Pinerolo (TO) da una famiglia di origini marchigiane, quarto di cinque figli. Il padre, insegnante di letteratura italiana e fervente mazziniano, spinse la famiglia a spostarsi frequentemente a causa del suo lavoro scolastico. Dopo aver completato gli studi liceali, Parri si iscrisse nell’autunno del 1908 alla facoltà di lettere dell’Università di Torino, scegliendo l’indirizzo storico-geografico.

Da studente divenne un appassionato lettore delle molteplici riviste fiorentine, in particolare de La Voce di Giuseppe Prezzolini (1882- 1982), che arricchì la sua educazione mazziniana ricevuta in famiglia e che gli indicò il compito che le nuove generazioni dovevano fare proprio, ovvero battersi per una riforma etica della politica e promuovere l’educazione civile del popolo italiano. Leggi il resto di questo articolo »

Alfiero Grandi – Il vicepresidente del Comitato del No: “Questa vittoria non è la fine del nostro impegno a difesa della Carta, continuiamo a vigilare”.

Celebra l’affluenza: “Nella mia città, Bologna, alle Regionali aveva votato il 37 per cento, e oggi invece quasi il doppio: se gli italiani capiscono che la cosa è seria, alle urne ci vanno”. Ma soprattutto “ringrazia” il grande avversario: “Con il suo ricatto, ‘se perdo me ne vado’, Renzi ha allertato tanti italiani e ha contribuito a mandarli a votare”.

Il vicepresidente del comitato del No, Alfiero Grandi, parla al Fatto dalla base degli anti-riforma a Roma, nel quartiere popolare di San Lorenzo. Tra un collegamento tv e un brindisi, semina fendenti contro il premier ormai dimissionario. E assicura: “Questa vittoria per il nostro Comitato non rappresenta il rompete le righe, abbiamo proposte da fare e vogliamo vigilare”. Leggi il resto di questo articolo »

Monumento ai Martiri di Belfiore, Mantova

Il 7 dicembre 1852 nella valletta di Belfiore, località all’entrata occidentale di Mantova, vennero impiccati dagli austriaci il sacerdote ENRICO TAZZOLI (40 anni), il medico mantovano CARLO POMA (29 anni), il pittore ritrattista GIOVANNI ZAMBELLI ( 28 anni) ed altri due patrioti veneziani ANGELO SCARSELLINI ( 29 anni) e BERNARDO  DE CANAL (28 anni).

Tra il novembre 1851 e il luglio 1855 undici patrioti italiani furono giustiziati nella valletta di Belfiore. Di questi, nove appartenevano a comitati rivoluzionari di ispirazione mazziniana formatisi nel Lombardo-Veneto a partire dal 1850.

Il Comitato più importante fu quello mantovano le cui basi vennero poste in una riunione del 2 novembre 1850 e che ruotava intorno alla figura di don Enrico Tazzoli, sacerdote di orientamento mazziniano che teneva contatti con le cellule rivoluzionarie di Verona, Brescia, Venezia, Milano e Padova. Leggi il resto di questo articolo »

Continueremo dunque a cercare la salvezza nel mutare gli ordinamenti costituzionali, mentre la radice del male è altrove: l’ignoranza politica della classe dirigente italiana, intendendo per classe dirigente i giornalisti, gli alti funzionari civili e militari, i candidati alla Camera, gli eletti, i senatori, gli organizzatori, le persone influenti. Questo è lo spaventoso malanno dell’Italia. E non si rimedia cambiando la legge elettorale!

… Un democratico può essere un conservatore in un Paese formato di istituzioni democratiche, contro l’opera di partiti che vogliono modificare quelle istituzioni in senso antidemocratico.

Gaetano Salvemini (1873- 1957), lettera a Giuseppe Donati, 22 novembre 1922

 

vedi:  Pensiero Urgente n.217)

Non disperdiamo il patrimonio del No

Pensiero Urgente n.266)

Lapide nel luogo dell'assassinio, Piazza di Spagna, Roma

Il 4 dicembre 1943 venne ucciso da un fascista della Guardia Nazionale con un colpo di pistola in piazza di Spagna a Roma  MARIO FIORETTI (31 anni) magistrato e antifascista socialista.

Fioretti nacque in una famiglia della piccola borghesia romana e compì studi giuridici divenendo un giovane giurista dalle grandi prospettive: docente di diritto romano e di diritto civile e magistrato appena ventottenne. Visse profondamente valori antifascisti legati al pensiero socialista e non accettò di mortificare la propria, dirompente intelligenza osservando lo stile di un regime feroce e grossolano e di un Paese che da vent’anni era incatenato ad esso: dopo l’8 settembre 1943 entrò, infatti, nella Resistenza romana. Leggi il resto di questo articolo »

Il 4 dicembre 1945 viene ucciso a Ventimiglia di Sicilia (PA) con colpi di lupara da parte di sicari mafiosi GIUSEPPE PUNTARELLO ( 53 anni) autista di una ditta di trasporti e segretario della sezione locale del PCI.

Puntarello nacque a Comitini (AG) e nel 1932 si stabilì a Ventimiglia di Sicilia dove trovò lavoro, si sposò ed ebbe cinque figli. Era una persona semplice e nel 1939 fu costretto anche ad emigrare per due anni ad Asmara, in Eritrea, e al ritorno a Ventimiglia cominciò ad interessarsi della questione contadina aderendo al Partito comunista e fondando la Camera del lavoro locale.

Intanto Puntarello svolgeva le mansioni di autista di autobus. Da diversi anni ormai conduceva l’autobus lungo la linea Ventimiglia-Palermo e viceversa, alternandosi nella guida con un compagno di lavoro, pure lui di Ventimiglia. Leggi il resto di questo articolo »

Il 3 dicembre del 1944 muore fucilato a Centallo (Cuneo) ad opera delle Brigate Nere DUCCIO GALIMBERTI (Tancredi Galimberti detto Duccio, 38 anni)  avvocato, antifascista e capo partigiano delle formazioni  “Giustizia e Libertà”.

Galimberti nacque a Cuneo in una famiglia benestante: suo padre era  un avvocato, politico, parlamentare e ministro fascista e sua madre una studiosa di letteratura inglese di origini austriache. L’ambiente familiare ebbe grande influenza nella formazione culturale di Galimberti che ereditò dal padre la predilezione per gli studi giuridici e dalla madre la passione per la letteratura e le simpatie mazziniane. A soli sedici anni conseguì la maturità liceale e iniziò a collaborare al giornale paterno La Sentinella delle Alpi e nel 1924 scrisse il saggio Mazzini politico: in esso venivano analizzati i valori fondamentali della dottrina politica mazziniana e la  concezione che  MAZZINI aveva dello Stato. Leggi il resto di questo articolo »

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